Nell’acclamato romanzo d’esordio della svedese Camilla Davidsson l’imprevedibilità della vita di una ventitreenne crea l’occasione per farle capire di essere una persona ben diversa da quella che credeva
di Enzo Palladini

I miracoli di ogni giorno. La vita riserva piccole sorprese
Autrice: Camilla Davidsson
Editore: Garzanti
Traduttore: Andrea Berardini
Anno edizione: 2026
Anno prima edizione: 2025 (Svezia)
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 274
Consigliato a chi ha ancora voglia di credere che nella vita qualche piccolo miracolo possa capitare.
Josefine Hansson, detta Jossan, è una ragazza di ventitré anni originaria dello Småland, una provincia della Svezia meridionale. Un carattere molto determinato e un rapporto conflittuale con la famiglia la spingono a una rottura totale con l’ambiente dove è cresciuta e a un trasferimento nella capitale, Stoccolma. Trova una sistemazione spartana in un piccolo appartamento di proprietà di una coppia di cinesi, in uno dei peggiori quartieri della città. Con un diploma di scuola alberghiera nel cassetto, non rimedia altro che un impiego presso un bistrot, il Queens Hof, dove instaura un ottimo rapporto con i colleghi, in particolare con Ritva, poco più grande di lei, che diventa la sua migliore amica.
Per un certo periodo, al Queens Hof si presenta con regolarità un signore anziano che si siede e chiede di essere servito da Josefine. Normalmente ordina una birra, la centellina con tutta la calma del mondo, rimane seduto a lungo e fissa la ragazza in maniera sognante. Niente di morboso anche se Ritva, quando se ne accorge, consiglia all’amica di andare alla polizia e denunciare l’anziano. Una voce dal fondo del cuore dice a Jossan di non seguire il consiglio. Il signore – che ha l’aspetto di chi sta affrontando una malattia seria – torna per un po’ di giorni, poi sparisce all’improvviso e Josefine si compiace di non aver seguito certi consigli così drastici.
Un bigliettino lasciato al bistrot cambia la vita della protagonista. Contiene la convocazione presso lo studio di un avvocato, Tage Hallberg, specialista in diritto di famiglia. Quando si trova davanti a Tage, Jossan si sente dire di avere ereditato un appartamento nel centro di Stoccolma, una piccola casetta di campagna e altri piccoli benefit dal signor Henry Alfvèn, che si rivela essere l’anziano signore così assiduo frequentatore del Queens Hof.
Jossan inizia così uno straordinario viaggio alla ricerca della propria vera identità. Tra mille colpi di scena – tutto si svolge nel giro di circa un mese ai giorni nostri – la ragazza metterà insieme mille altri tasselli di una vita che pensava di aver realmente vissuto, ma che è molto diversa dalla realtà.
I miracoli di ogni giorno sono quelli che accadono nella vita di Josefine-Jossan, ma che potrebbero capitare a ognuno di noi. Il più eclatante è sicuramente l’eredità inattesa, arrivata in maniera così insolita. Ma anche tutto il resto della storia, raccontata in terza persona, è un susseguirsi di piccoli miracoli che nascono da coincidenze fortuite, come il ritrovamento di alcune foto tra le migliaia di libri lasciati da Alfvèn nella casa del quartiere di Södermalm; di qualche appunto dimenticato tra gli effetti personali, oppure l’incontro quasi casuale con persone che conoscevano non solo l’uomo ma anche Agnes, la madre naturale della protagonista, morta di parto proprio mentre dava alla luce Josefine.
Il vero senso del romanzo di Camilla Davidsson non è tanto un’analisi dei legami famigliari, che possono essere ottimi, normali o in certi casi anche pessimi, ma è anche e soprattutto la ricerca di se stessi. Jossan ha un animo ribelle, rivendica da un lato la sua indipendenza, dall’altro si infila in relazioni complicate e un po’ tossiche con i ragazzi che frequenta. Pagina dopo pagina, però, scopre qualcosa di nuovo su se stessa, una serie di rivelazioni che vanno di pari passo con le informazioni raccolte sulla vera famiglia che l’ha generata e della quale non ha mai potuto fare parte. La Jossan che conosciamo nel primo capitolo è molto diversa da quella che salutiamo alla fine della storia. Nel frattempo, è molto forte, praticamente irresistibile, la tentazione di affezionarsi a lei e di sentirne la mancanza quando ci si rende contro che il libro è finito.
Anche un altro tema viene trattato magistralmente: il potere consolatorio dei libri. Jossan non legge, anzi odia questa attività, ma quando eredita l’appartamento, che è pieno di volumi, a piccoli passi riesce a comprendere quanto possa confortare una lettura mirata.
Davidsson è nata nel 1969 in un villaggio dello Småland, proprio la provincia dalla quale proviene Josefine. I miracoli di ogni giorno è il suo romanzo d’esordio, cui è arrivata dopo una vita passata a lavorare nel marketing al servizio di alcune grandi aziende del suo Paese. Un libro accolto con molto favore in Svezia, poi tradotto e pubblicato in buona parte dell’Europa.
Di sicuro, nella narrazione Davidsson ha sfruttato qualcuno dei trucchi che le hanno dato il successo nella sua attività precedente. Se Josefine fosse un prodotto, otterrebbe senz’altro uno straordinario successo commerciale, ma anche tra i personaggi che le orbitano intorno ce ne sono alcuni che fanno venire voglia di saperne di più. Ma già così il romanzo ha un potere d’attrazione molto forte: è scritto con uno stile sempre chiaro e con una generosa concessione ai sentimenti positivi, anche quando si parla di argomenti traumatici come abusi o violenze. La brevità di ogni capitolo spinge compulsivamente a voltare pagina e a iniziare quello successivo. Non sempre capita, nemmeno ai lettori più voraci.
Il libro in una citazione
«L’arte di essere donna consiste in parte nell’essere completamente padrona di sé e nell’avere una determinazione interiore profondamente radicata, e non soltanto una sicurezza apparente, che ondeggia tra le increspature in superficie.»
23 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Scopri di più da Let's Book
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.




