Per il pensatore sudcoreano, noto per le posizioni molto critiche verso la contemporaneità, la speranza è l’unica forza di resistenza e trasformazione capace di strapparci dalla paralisi
di Roberta Zaffora

Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione
Autore: Byung-Chul Han
Traduttore: Armando Canzonieri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2025
Anno prima edizione: 2024 (Germania)
Genere: Sociologia, Filosofia
Pagine: 112
Consigliato a chi vuole restituire alla speranza un significato politico e collettivo trovando la sua ragione più profonda.
Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione di Byung-Chul Han è un breve ma intenso saggio filosofico nel quale il pensatore sudcoreano, ormai da anni voce autorevole della critica alla società contemporanea, osserva il presente attraverso una delle sue emozioni più pervasive, l’angoscia, per arrivare a proporre una possibile alternativa: la speranza.
Byung-Chul Han, nel saggio, assume il ruolo di osservatore e interprete della contemporaneità. È una voce riflessiva, critica, a tratti severa, ma non completamente pessimista. Il suo “protagonista” è l’essere umano contemporaneo, immerso in una realtà dominata da un flusso continuo di informazioni, crisi, ansie e scenari catastrofici. È proprio da questa condizione che nasce l’angoscia. E sono proprio gli scenari apocalittici che caratterizzano il presente a costituire lo sfondo della sua analisi.
La prospettiva dell’autore è quella di un filosofo che guarda alla società dall’interno, cercando di individuare quei meccanismi che finiscono per condizionare il nostro modo di pensare, desiderare e persino immaginare il futuro. L’individuo è bombardato da notizie e possibilità, ma paradossalmente sembra avere sempre meno strumenti per immaginare una direzione.
È questo uno degli aspetti più interessanti del saggio: Han non parla dell’angoscia come di una semplice emozione individuale, ma come di una condizione collettiva, quasi come se fosse diventata l’atmosfera nella quale viviamo.
Secondo l’autore, la questione non consiste soltanto nell’avere paura. La paura, in determinate circostanze, può infatti rappresentare una reazione naturale davanti al pericolo. Il vero problema nasce quando essa diventa permanente e finisce per modificare il nostro rapporto con il mondo.
Una società costantemente sottoposta all’idea della crisi rischia di produrre individui sempre più concentrati sulla propria sopravvivenza. L’angoscia, quindi, non è soltanto una condizione psicologica: diventa anche un problema politico e sociale. Dunque, se la paura ci convince che non esiste alternativa, allora smette di essere soltanto una reazione e diventa uno strumento capace di limitare la nostra capacità di agire. Per questo la speranza diventa quasi una forma di resistenza. Se l’angoscia ci immobilizza, la speranza ci rimette in movimento. Se la paura ci convince che non esistono alternative, la speranza ci permette di immaginarle.
Il vero merito del saggio risiede forse nel suo tentativo di non fermarsi alla diagnosi. Han è ormai noto per le sue analisi critiche della società neoliberale, della prestazione, della trasparenza e della digitalizzazione. Anche in questo caso parte da una condizione problematica, ma sceglie di non concludere il proprio discorso con una semplice condanna del presente. La speranza diventa così una possibilità concreta di sottrarsi alla paralisi.
Byung-Chul Han è un filosofo e teorico della cultura sudcoreano, nato a Seul nel 1959. Negli anni Ottanta si trasferisce in Germania, dove studia filosofia, letteratura tedesca e teologia. Nel 1994 consegue il dottorato in filosofia presso l’Università di Friburgo con una tesi dedicata a Martin Heidegger. Successivamente insegna all’Università di Basilea e in diverse istituzioni accademiche tedesche; dal 2012 è legato alla Universität der Künste di Berlino, dove si occupa di filosofia e teoria dei media. La sua produzione è caratterizzata dall’analisi critica della società contemporanea e dei suoi meccanismi di potere. Tra i suoi libri più conosciuti figurano La società della stanchezza (2012), La società della trasparenza (2014), Psicopolitica (2016), La società senza dolore (2022), Le non cose (2023) e Infocrazia (2024).
Il suo pensiero si colloca all’incrocio tra fenomenologia, filosofia sociale, estetica, antropologia culturale e teoria dei media digitali, con una particolare attenzione agli effetti del neoliberismo e della tecnologia sulla soggettività contemporanea.
Il libro in una citazione
«Privi di mondo, noi non facciamo altro che orbitare attorno al nostro ego.»
16 settembre 2026
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