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Libri per chi ama davvero leggere

Un amuleto per i giorni felici, l’eredità più preziosa per le nuove generazioni

Nel toccante romanzo della statunitense Kaye Gibbons la trasmissione dell’esperienza di vita tra donne è la risorsa che consente loro di realizzarsi pienamente

di Sonia Vaccaro

La copertina del libro "Un amuleto per i giorni felici" di Kaye Gibbons (La Nuova Frontiera)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4.5 su 5.

Un amuleto per i giorni felici
Autrice: Kaye Gibbons
Traduttrice: Raffaella Vitangeli
Editore: La Nuova Frontiera
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 249

Consigliato a chi ama leggere storie di donne che riescono a esercitare pienamente la propria libertà attraverso piccole e grandi conquiste quotidiane.

Charlie Kate, sua figlia Sophia e sua nipote Margaret vivono insieme nella verde campagna del North Carolina tra gli anni della Grande Depressione e quelli della Seconda guerra mondiale. Tra gioie e dolori, amori e delusioni, nascite e lutti, stravolgimenti sociali e difficoltà economiche, nella loro quotidianità si fanno interpreti di un anticonformismo decisamente inusuale per le donne dell’epoca.

Charlie Kate è una guaritrice e levatrice autodidatta, indipendente ed energica, che diventa ben presto un punto di riferimento per tutta la comunità di Raleigh. Sophia ha una personalità altrettanto spiccata e anche lei è incline a rompere gli schemi imposti dalla società, pur entrando spesso in conflitto con la madre per diversità di vedute. Attraverso il loro esempio, la giovane Margaret, che non nasconde di avere maggiori affinità con la nonna, impara a conoscere il mondo, a relazionarsi con gli altri e a costruire la sua identità.

Ed è proprio Margaret che l’americana Kaye Gibbons sceglie come voce narrante del suo quarto romanzo, Un amuleto per i giorni felici. Pubblicato in edizione originale nel 1993 col titolo Charms for the Easy Life, arrivò in Italia due anni dopo come L’amuleto della felicità grazie a Baldini&Castoldi, che ne affidò la traduzione a Edmonda Bruscella. Cogliendo l’inalterata attualità del romanzo, La Nuova Frontiera ha deciso di ripubblicarlo nell’italiano di Roberta Vitangeli.

Oggi autrice di opere tradotte in moltissime lingue, rappresentate a teatro e adattate per il piccolo e il grande schermo, Gibbons scrisse Charms for the Easy Life in un periodo particolarmente complicato: madre di tre bambine, stava affrontando il divorzio, un temporaneo trasferimento dal North Carolina alla California e anche il passaggio a un nuovo editore. Nonostante ciò, riuscì a concepire un libro che raggiunse pienamente l’obiettivo che dichiarò di essersi posta in diverse interviste: ritrarre in modo toccante la sorellanza e la solidarietà che possono esistere tra donne. Senza fare alcun riferimento autobiografico, Gibbons scrisse un romanzo in grado di valicare i confini della saga famigliare per focalizzarsi su donne capaci di affrontare la vita con buon senso, coltivando la conoscenza, contando sui legami affettivi ed esercitando la capacità di rendersi economicamente autonome e caratterialmente indipendenti. Nella sua storia ambientata nel profondo Sud degli Stati Uniti, Gibbons intreccia quest’aspra critica agli stereotipi femminili con un percorso di formazione alquanto intenso.

Il nucleo narrativo di Un amuleto per i giorni felici è il rapporto tra Charlie Kate, Sophia e Margaret, in cui si concretizza la trasmissione dell’esperienza di vita da una generazione all’altra, smitizzando la credenza comune che le vuole necessariamente in conflitto, e si compie così il primo passo verso un’emancipazione fatta di piccole e grandi conquiste.

In una società ancora legata ai valori tradizionali donne forti, istruite e reciprocamente solidali come Charlie Kate, Sophia e Margaret non possono che alimentare tensione tra ciò che quella società si aspetta e ciò che loro desiderano essere e, come sempre accade quando il conflitto è ben gestito dal punto di vista narrativo, in Un amuleto per i giorni felici esso genera grande interesse in chi legge. In particolare, poiché alcune esperienze sentimentali di Charlie Kate, Sophia e Margaret sono fonte di delusione, viene messa in discussione la convinzione per cui la realizzazione di una donna debba assolutamente passare per il matrimonio. Non si pensi però che Gibbons cada nella trappola di dare risalto alle sue donne forti e volitive circondandole esclusivamente di uomini deboli e rinunciatari. Nelle loro vite entrano i mascalzoni così come gli onesti, alcuni decisamente memorabili.

Uno degli aspetti più interessanti delle dinamiche relazionali costruite da Gibbons è che la trasmissione di valori, convinzioni e forme di resistenza che avviene in famiglia – luogo di confronti, scontri e scambi – non circoscrive la ricerca della propria identità, anzi. La espande. Margaret, colta nel passaggio dall’infanzia all’età adulta, deve scegliere la sua strada e decidere quanto rimanere vicina alle persone cui si sente legata e quanto allontanarsene. Riuscirà nell’intento con piena consapevolezza, anche perché è cresciuta in un ambiente in cui la curiosità intellettuale è sempre stata incoraggiata e l’istruzione è sempre stata uno strumento di autonomia e crescita personale.

D’altra parte, non è un caso se Un amuleto per i giorni felici si propone anche come un’ottima raccolta di consigli di lettura. La biblioteca di Charlie Kate, Sophia e Margaret – che amano confrontarsi su ciò che leggono – annovera opere di John Steinbeck, William Faulkner, Gustave Flaubert, Ernest Hemingway, Thomas Wolfe, Sinclair Lewis, Virginia Woolf, George Elliot, Edith Wharton, Katherine Anne Porter, Eudora Welty.

Eppure per Gibbons la conoscenza non si abbevera a un’unica fonte. Il fatto che una donna dalle origini rurali come Charlie Kate, che conosce rimedi erboristici e pratiche mediche, incarni un sapere non accademico testimonia la rilevanza del ruolo attribuito alla saggezza popolare. Spesso la sua competenza è messa a confronto con la medicina ufficiale e altrettanto spesso ha la meglio, quasi a voler intendere come anche la stessa personalità di chi cura possa arrivare ad avere effetti benefici su chi soffre. Pur essendo autodidatta, Charlie Kate è una persona intellettualmente raffinata, che si forma anche sui testi scientifici del New England Journal of Medicine oltre che su testate letterarie come il Saturday Review of Literature e il New Yorker. Quindi non è semplicemente l’anziana saggia del paese e la sua complessità la rende un personaggio estremamente interessante.

Le vicende che coinvolgono Charlie Kate, Sophia e Margaret sono profondamente legate al North Carolina, che incide sui loro valori e sui loro rapporti sociali. L’ambientazione non è semplice sfondo, ma entra nella storia con la sua funzione di comunità in cui permangono le tradizioni, le differenze di razza e classe e si perpetua la memoria collettiva. Altrettanto rilevante è il ruolo che viene attribuito alla Seconda guerra mondiale e alle sue conseguenze benché Gibbons scelga di mettere in risalto le vicende individuali e di non narrare esplicitamente la grande Storia, che però fa emergere con abilità dalle crepe che essa traccia inevitabilmente nella vita quotidiana delle persone comuni.

Le tre donne di cui Gibbons ci racconta sono antesignane di un femminismo del tutto pratico, non inteso come un programma politico bensì come una necessità reale. Questa dimensione di concretezza rende il romanzo molto contemporaneo, anche se i fatti narrati ci riportano nella prima metà del Novecento. Giorno dopo giorno Charlie Kate, Sophia e Margaret imparano a convivere, ad affrontare e a superare le difficoltà della vita grazie alla capacità di trasformare l’esperienza prima in conoscenza e poi in consapevolezza e di metterle a disposizione delle altre donne, perché sanno che tutte loro possono avere vissuti comuni al di là delle differenze.

È così che per Gibbons la dimensione rurale diventa spazio di comunanza e condivisione tra donne bianche – come Charlie Kate, Sophia e Margaret – e donne nere del Sud, che costruiscono una vera e propria rete di reciproco sostegno, in cui le persone dipendono le une dalle altre. La libertà di Charlie Kate, Sophia e Margaret – che non viene descritta come un principio astratto bensì come la capacità quotidiana di scegliere, conoscere, resistere e prendersi cura degli altri senza rinunciare a se stesse – non significa pertanto isolamento: autonomia e relazione possono coesistere.

In un contesto in cui Charlie Kate trasmette conoscenza; Sophia la riceve e la rielabora; Margaret osserva, ricorda e racconta in prima persona. La scelta di affidare a lei il ruolo di voce narrante è molto significativa dal punto di vista letterario: in questo modo un personaggio potentissimo come Charlie Kate non rischia di rubare la scena e di far scadere la storia nella prevedibilità. La sua potenza è invece trasmessa attraverso lo sguardo di una ragazza che rielabora i suoi ricordi famigliari, talvolta intrisi di superstizione e leggende popolari, dando loro la valenza di un vero e proprio percorso formativo, raccontato attraverso una prosa limpida e dal ritmo incalzante, in cui azioni e riflessioni sono sapientemente dosate.

Charlie Kate, Sophia e Margaret non si limitano a sopravvivere o a prendersi cura degli altri, ma costruiscono propri spazi di verità, intimità e speranza. Forse è proprio questo il vero talismano di cui Gibbons ha voluto farci dono: benché tra le pagine del suo romanzo assuma le sembianze della “zampa posteriore di un coniglio bianco catturato in un cimitero a mezzanotte da una nera strabica che si era sposata sette volte”, donata a Charlie Kate da un uomo che lei ha salvato da un linciaggio, l’amuleto non è un oggetto magico che rende la vita facile. È piuttosto l’insieme delle risorse – esperienza, conoscenza, ironia, solidarietà, autonomia e capacità di resistere – che le donne sanno trasmettersi e che consentono a ciascuna di concretizzare la personale idea di felicità possibile.

Il libro in una citazione
«Tornò con l’amuleto della felicità che aveva ricevuto dall’impiccato e disse: “Vai a prenderlo alla stazione e daglielo. Spiegagli che a regalarmelo è stato un uomo resuscitato. Digli che funziona, ma che tutto dipende da cosa intendi per felicità”.»

14 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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