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Libri per chi ama davvero leggere

Il peso della Terra, un saggio per capire quanto le materie prime incidono su vita quotidiana, potere economico e geopolitica

In un testo accessibile anche ai non addetti ai lavori, il giornalista Francesco Vecchi racconta il modo in cui ci rapportiamo alle risorse del Pianeta che ci ospita e offre validi spunti di riflessione su come regolare il tiro

di Enzo Palladini

La copertina del libro "Il peso della Terra" di Francesco Vecchi (Piemme)

⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4 su 5.

Il peso della Terra. La lotta per le materie prime che sta minacciando l’Europa
Autore: Francesco Vecchi
Editore: Piemme
Anno edizione: 2026
Genere: Economia
Pagine: 137

Consigliato a chi vuole avere la consapevolezza di quanto la nostra vita quotidiana sia condizionata dalle materie prime.

Viviamo in un’epoca segnata dalla corsa al cosiddetto Green Deal, la transizione dal vecchio sistema di approvvigionamento dell’energia a una nuova fase più pulita e meno inquinante. Nessuno, però, ci dice che tale processo richiederà un supplemento di energia e che – basterebbe ragionarci – oggi l’ottanta percento di quella riserva che dobbiamo utilizzare deriva da gas, petrolio e carbone, ovvero da prodotti altamente inquinanti.

Il peso della Terra di Francesco Vecchi non si pone come un trattato scientifico, ma ci guida attraverso una realtà che costeggia la nostra vita quotidiana senza che ce ne accorgiamo. Non ci riflettiamo mai, ma un semplice atto compiuto da chiunque di noi, come memorizzare una foto o spedire una e-mail, comporta un impatto ambientale non trascurabile. A maggior ragione, questo impatto viene provocato dall’acquisto di una nuova automobile, di un elettrodomestico, di un computer. Viene da pensare che il mondo ci stia esplodendo in mano, che contribuiamo a distruggerlo anche quando siamo convintissimi di seguire un comportamento corretto in base alle regole del Green Deal.

Vecchi, in definitiva, desidera farci capire che le equazioni corrette non sono “motori a scoppio uguale problema” e “motori elettrici uguale soluzione”, anche perché, tanto per dare un’idea, un’auto elettrica contiene da sei a otto chilometri di rame, contro i due delle vetture tradizionali. Come se non bastasse, la produzione del rame è inquinante e sempre più costosa. Ma questo è solo uno dei tanti punti messi in discussione dall’autore.

Ci sono materie prime che nell’immaginario collettivo fanno parte del passato e che invece sono estremamente attuali. L’acciaio, per esempio, è sempre più richiesto e sempre più utilizzato, anche se dalla politica viene considerato una pesante scocciatura. Abbiamo l’esempio dell’Ilva di Taranto: visto il calo della produzione siderurgica e l’aumento del costo dell’acciaio, si sta cercando di preservare il valore industriale dell’impianto di Taranto. Però serve anche adattarlo alle esigenze della popolazione, non può andare avanti così com’è, con il suo pesante impatto ambientale. Gli interventi politici finora non hanno portato a una soluzione plausibile, qualunque sia stata la coalizione di governo chiamata a intervenire. Eppure, l’acciaio è una materia prima che anche nel mondo attuale ha una valenza importante.

Il rame, che ci fa venire in mente i vecchi paioli per cucinare la polenta, è considerato dagli studiosi “il nuovo petrolio”. Il litio, materiale basico per la costruzione di qualunque genere di batteria, è invece stato soprannominato “l’oro bianco” e la Cina ne ha assunto il monopolio. Oggi l’ottanta percento delle batterie al litio viene prodotto proprio lì, con processi molto inquinanti che l’Europa non accetta di mettere in atto, consegnandosi così a una vera e propria dipendenza. Per fortuna il silicio, elemento di cui sono composti i microprocessori, è l’elemento più comune sulla Terra. Ma se a livello di estrazione coinvolge buona parte del mondo, poi il novanta percento dei microchip avanzati viene realizzato da una sola azienda, potentissima: la TSMC, con sede a Taiwan. Questo è il motivo per cui l’isola viene presidiata militarmente dall’esercito degli Stati Uniti.

Inoltrandoci nella lettura scopriamo quanto l’ammoniaca sia importante nella vita quotidiana, soprattutto nella realizzazione dei fertilizzanti per l’agricoltura. La famigerata plastica, che viene criminalizzata per l’impatto tremendo che esercita soprattutto sugli oceani, in realtà nel suo processo di produzione non è inquinante come si racconta. La plastica in passato è stata la soluzione ai primi problemi ecologici, quando la bachelite ha sostituito l’avorio, il nylon ha preso il posto della seta, il polietilene è stato utilizzato il luogo della gomma naturale. Se dovesse scomparire la plastica, la dovremmo sostituire con legno e altri materiali naturali. Sarebbe una catastrofe. In questa storia c’è anche un “cattivo” che – come possiamo immaginare – è il petrolio, causa della maggior parte dell’anidride carbonica esistente nell’atmosfera.

Il peso della Terra nasce da una considerazione precisa: in questi anni, il peso totale di tutto ciò che abbiamo costruito ha superato il peso di tutti gli animali esistenti sulla crosta terrestre, compreso il genere umano. Il saggio non è un grido d’allarme né una rassicurazione su quello che succederà da qui in avanti. Ci racconta semplicemente il mondo in cui viviamo, l’origine di tutto ciò che utilizziamo, in maniera molto fruibile e ricca di esempi pratici. Non dobbiamo sentirci in colpa, semplicemente renderci consapevoli di quello che ci circonda e aprirci gli occhi sul significato di alcuni conflitti (anche bellici) che ci sembrano senza senso.

Vecchi, nato a Milano nel 1982, è il conduttore del programma Mattino 5 su Canale 5 dal 2016. Laureato in Discipline economiche e sociali all’Università Bocconi, ha iniziato la sua carriera giornalistica nella redazione di Sportmediaset e poi è passato a TgCom24. Si è sempre distinto per l’uso del linguaggio contemporaneo (ma senza mai scadere nei giovanilismi che vanno di moda), dote che compare chiaramente in questo suo quarto libro. L’argomento trattato non è dei più semplici, ma Vecchi riesce a renderlo digeribile, semplificandolo con agganci continui alla realtà della nostra vita quotidiana. Anche la brevità del libro contribuisce parecchio alla sua fruibilità. Capitoli di poche pagine, densissimi di informazioni, didascalici ma non superficiali.

Un libro alla portata di tutti, ben scritto e ben pensato, ma soprattutto molto documentato. Nella ricchissima bibliografia, l’autore indica tre titoli fondamentali: Come funziona davvero il mondo di Vaclav Smil (Einaudi, 2023), Il mondo senza fine di Jean Marc Jancovici e Christopher Blaine (Oblomov, 2023), La materia del mondo: una storia della civiltà in sei elementi di Ed Conway (Marsilio, 2023).

Esiste una ricetta per salvare il mondo? Ovviamente no. Ci sono degli accorgimenti che possiamo adottare per rallentare un processo altrimenti irreversibile. Invece di utilizzare l’inflazionato concetto di sostenibilità, sarebbe utile ripristinare quello di durabilità, ben sintetizzato dalle nostre nonne con l’adagio “chi più spende meno spende”. La scelta di acquisti più qualitativi potrebbe essere una tattica almeno parzialmente vincente. L’unica possibile – magari solo parziale – chiave di uscita dalla crisi ambientale che sta diventando sempre più anche politica ed economica. Acquisti mirati, limitando l’usa e getta. Un’utopia, forse, ma sarebbe un primo passo fondamentale.

Il libro in una citazione
«La frontiera del futuro sarà lo spazio ma la sfida più imminente è quella degli abissi: l’estrazione mineraria in acque profonde.»

11 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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