Nel romanzo del noto scrittore napoletano la più tenera età non riserva solo felicità e spensieratezza, ma anche il primo incontro con i grandi interrogativi dell’esistenza
di Roberta Zaffora

Vita mortale e immortale della bambina di Milano
Autore: Domenico Starnone
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2021
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 152
Consigliato a chi ama una narrativa capace di fondere memoria personale e riflessione universale.
La vicenda narrata in Vita mortale e immortale della bambina di Milano è ambientata nella Napoli degli anni Cinquanta e segue la crescita di Mimì, un bambino curioso e sognatore che trascorre gran parte delle sue giornate affacciato al balcone di casa. Dall’altra parte della strada compare una ragazzina elegante e misteriosa, che Mimì identifica per l’appunto come “la bambina di Milano” per il suo modo impeccabile di parlare italiano.
L’innamoramento è immediato e assoluto. Agli occhi del protagonista quella bambina assume i contorni di una figura quasi mitologica, capace di rappresentare insieme il desiderio, la bellezza e l’irraggiungibile. Attorno a questo sentimento si sviluppa un percorso di formazione che intreccia ricordi d’infanzia, racconti della nonna, leggende popolari, paure ancestrali e la continua riflessione sulla morte.
Il romanzo di Domenico Starnone procede come una memoria che alterna realtà e immaginazione. Gli episodi dell’infanzia, apparentemente semplici, acquistano progressivamente un valore simbolico, mentre il protagonista, nonché voce narrante del romanzo, comprende che crescere significa confrontarsi con la perdita, con il linguaggio e con la complessità dei sentimenti.
La scrittura è limpida, elegante e densa. In poco più di centocinquanta pagine l’autore costruisce un racconto ricco di significati, capace di alternare ironia, malinconia e riflessione filosofica.
Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo risiede nel continuo dialogo tra italiano e dialetto napoletano, una dimensione linguistica che Starnone conosce profondamente, essendo nato a Saviano, in provincia di Napoli. La lingua non si limita così a essere uno strumento attraverso cui raccontare la storia, ma diventa parte integrante della narrazione, contribuendo a definirne atmosfere, personaggi e significati.
Con uno stile essenziale ma evocativo, Starnone evita ogni sentimentalismo e lascia che siano i ricordi, le immagini e le parole dei personaggi a costruire l’emozione del lettore. Ogni pagina conserva il punto di vista infantile di Mimì senza rinunciare allo sguardo consapevole dell’adulto che ricorda.
Attraverso la storia di Mimì, Starnone propone una riflessione sulla formazione dell’identità: l’infanzia non viene idealizzata come un’età felice e spensierata, ma è raccontata come il momento in cui si incontrano per la prima volta i grandi interrogativi dell’esistenza: l’amore, la morte, il desiderio di essere accettati e il bisogno di dare un nome alle cose.
L’autore suggerisce che il linguaggio possiede un potere quasi salvifico. Le parole permettono di comprendere il mondo, di custodire la memoria e di opporsi all’oblio. Per questo la “bambina di Milano” non rappresenta soltanto il primo amore, ma anche la scoperta di un universo linguistico e culturale diverso, capace di cambiare per sempre il protagonista.
Vita mortale e immortale della bambina di Milano è inoltre una dichiarazione d’amore verso la memoria. I ricordi non sono mai fotografie perfette del passato, ma racconti continuamente riscritti dall’esperienza e dalla sensibilità di chi li conserva.
Starnone è uno dei più importanti scrittori italiani contemporanei. Prima di dedicarsi completamente alla narrativa ha lavorato come insegnante e giornalista. Il suo esordio risale al 1987 con Ex cattedra, cui sono seguiti numerosi romanzi che hanno ricevuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero.
Tra le sue opere più note figurano Via Gemito, romanzo pubblicato nel 2000 e vincitore del Premio Strega e del Premio Napoli nonché finalista al Campiello; Lacci (2014) e Confidenza (2019), entrambi portati sul grande schermo da Daniele Lucchetti; Il vecchio al mare (2024).
Quest’anno, inoltre, la Fondazione Campiello gli ha assegnato il Premio speciale alla carriera per il suo lungo e variegato percorso letterario, la sua capacità di raccontare il Paese con uno sguardo lucido, ironico e umano, e per la ricerca di nuove strade narrative.
Il libro in una citazione
«– I bambini non devono sapere niente della morte. Non è giusto.
– È giusto. Se sai della morte, non cresci più.»
26 agosto 2026
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