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Libri per chi ama davvero leggere

Il fuoco di Venezia divampa nei cuori e plasma il vetro

In un romanzo che dipinge un ritratto inedito della città dell’eterna bellezza e s’inoltra nelle fornaci dell’Isola di Murano, Giovanni Montanaro racconta di un amore che ha la forza di superare anche gli eventi più catastrofici

di Enzo Palladini

La copertina del libro "Il fuoco di Venezia" di giovanni Montanaro (Feltrinelli)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4.5 su 5.

Il fuoco di Venezia
Autore: Giovanni Montanaro
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2026
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 333

Consigliato a chi ama le storie romantiche e un po’ tormentate, soprattutto se ha un debole per Venezia.

Il fascino eterno e immutabile di Venezia, la magia di questa città unica al mondo, fanno da scenario a una storia d’amore tormentata e drammatica, che comincia sul finire degli anni Sessanta e attraversa più di mezzo secolo, costeggiando eventi epocali e sopportando tragedie personali.

Il fuoco di Venezia che troviamo nel titolo del romanzo di Giovanni Montanaro è quello che viene utilizzato per produrre i vetri a Murano, ma anche quello che si accende – e non si spegnerà mai – tra i due protagonisti principali.

Tiziano Zen è un ragazzo nato a Venezia poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Vive nel Sestiere popolare di Castello insieme al padre Italo, venditore ambulante di ghiaccio, e alla madre Irma, casalinga. Tiziano è ultimogenito di sei figli: il fratello più grande, Tiziano pure lui, che è morto in guerra, e quattro sorelle. Intraprendente, ma poco portato per lo studio, Tiziano a quattordici anni inizia a lavorare il vetro nella fornace Barovier & Toso, a Murano. È molto bravo, ma ha un carattere complicato. Litiga con il datore di lavoro e si licenzia.

Ormai è chiaro un concetto: soffiare il vetro è il mestiere che Tiziano sa fare meglio. Si presenta allora alla Fornace dell’Est, uno stabilimento storico fondato da Giusto Spina, scomparso da poco. Viene subito assunto e si fidanza con Lucia, la segretaria della padrona. Ma è proprio la proprietaria della Fornace dell’Est, la signora Elena Spina Torcellan, a esercitare sul ragazzo un’attrazione irresistibile. Ha qualche anno più di Tiziano ed è una donna stupenda, ma ha un marito (Claudio) e un figlio (Ulisse). Tra Elena e Tiziano scatta però un magnetismo irresistibile. Diventano amanti e stabiliscono un legame che, tra alti e bassi, durerà molto a lungo.

Il rapporto tra Elena e Tiziano si rivela prolifico non solo dal punto di vista sentimentale, ma anche sotto il profilo professionale. I due creano collezioni di vetri d’arte di grande successo, anche a livello internazionale. Ma nel frattempo le loro vite vengono maltrattate dal destino. Tiziano rimane senza il padre, avvelenato dalle emissioni cancerogene di Marghera, dove è andato a lavorare quando la gente ha smesso di comprare il ghiaccio; a Elena succede anche di peggio perché perde il marito in un incidente stradale poco dopo aver partorito la seconda figlia, Marta, che a sua volta morirà di overdose a ventisei anni.

Il fuoco di Venezia ha una voce narrante femminile, che fa parte della famiglia ma che scopriremo soltanto più avanti nella lettura, pur essendoci qualche piccolo indizio sin da subito. Romanzo pieno d’amore, di sentimenti forti che superano anche eventi catastrofici, è stato scritto da un uomo, ma si nota uno sforzo stilistico per provare a immedesimarsi nel punto di vista femminile.

Ognuno pensa di conoscere bene Venezia, per averla visitata due, tre, quattro, dieci volte. Niente di più ingannevole. Venezia è un’altra cosa, non quella che viene perlustrata dai turisti. È fatta di zone d’ombra, di agglomerati urbani dove chi viene da fuori fa bene a non addentrarsi, di vicoli oscuri dove potrebbe succedere di tutto oppure niente, di vicende umane che si mischiano con una natura spesso inclemente. Venezia va vissuta, non solo attraverso i palazzi antichi e lussuosi di Cannaregio o del Sestiere di San Marco ma anche scoprendo la sofferenza del Sestiere di Castello o la durezza delle Casermette. E poi ci sono i veneziani, un popolo a parte, che siano benestanti come Elena Spina Torcellan o proletari come Tiziano Zen. Sempre e comunque veneziani.

Giovanni Montanaro è nato – ovviamente – a Venezia nel 1983. È avvocato, oltre che scrittore. Ha esordito come narratore nel 2007 con La Croce Honninfjord. Il fuoco di Venezia è il suo nono romanzo pubblicato. È stato finalista al Premio Campiello con Tutti i colori del mondo (2012). Sulla sua filosofia di scrittura ha detto: “Il lettore non si imbroglia, il lettore lo capisce. Solo se c’è una base di verosimile, allora la fantasia è lecita, allora l’invenzione è necessaria”. Due righe che riflettono perfettamente il suo stile.

I personaggi sono raccontati in maniera molto profonda, con un’introspezione quasi scientifica. Il lettore entra presto in confidenza con tutti, non solo con Elena e Tiziano; riesce a percepire i pregi e i difetti di ognuno, anche se non può prevedere alcuni sviluppi che si rivelano altamente sorprendenti. Traspare in tutto questo una passione per l’arte, per il “bello” che può essere generato non solo dalla natura ma anche dagli umani, che sia un vetro artistico, un dipinto, un palazzo veneziano del Seicento o semplicemente un bacio appassionato. Tutto fragile come il vetro, tutto meravigliosamente umano.

Il libro in una citazione
«Si domandò cosa volessero gli uomini, e pensò che il vetro, sempre, lo vorranno, perché il vetro dice tutto, di quello che siamo.»

17 agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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