In un breve romanzo dalla prosa magnetica, l’americana Rachel Ingalls traccia la parabola di una storia d’amore delicata e profonda, che travalica i limiti del socialmente accettabile
di Sabrina Colombo

Mrs. Caliban
Autrice: Rachel Ingalls
Traduttore: Damiano Abeni
Editore: Nottetempo
Anno edizione italiana: 2018
Anno prima edizione: 1982 (Usa e Gran Bretagna)
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 148
Consigliato agli amanti dei romanzi brevi e dei racconti in cui domina una vena surreale, a chi è interessato alla letteratura fantastica e a quella femminista.
Cosa accade a una casalinga americana quando improvvisamente si ritrova in cucina un essere dalle sembianze indecifrabili, metà uomo e metà rana, fuggito da un laboratorio di ricerca dove viene sottoposto a esperimenti di ogni genere per carpirne la natura e i segreti della fisiologia?
È quello che succede a Dorothy Caliban, una mattina come tante, dopo avere salutato il marito Fred che si reca in ufficio. Dorothy è una donna sola, ha perso un figlio e non può averne altri, vive in una bolla di lavori domestici, incontri con le amiche all’insegna della superficialità, rari e insoddisfacenti contatti umani. La follia è a un passo da Dorothy, in questo angolo di provincia degli Stati Uniti degli anni Settanta-Ottanta: lo testimoniano le voci alla radio che interrompono le trasmissioni e sembrano parlare solo a lei, inviandole inquietanti messaggi.
Per questo, quando scatta l’allarme per la creatura mostruosa fuggita dall’Istituto di ricerca oceanografica, la protagonista non rimane più di quel tanto colpita dall’appello dello speaker radiofonico, che invita alla prudenza, almeno fino al momento in cui scopre asserragliato dentro casa un gigante anfibio muscoloso e aitante come una statua greca.
Ne nasce un incontro fra solitudini: quella della donna, stanca della sua quotidianità e anche del marito per cui non prova più nulla di significativo, e quella dell’uomo rana, che si strugge per la nostalgia del mondo da cui proviene e cerca di riguadagnare la via di casa. Dorothy lo nasconde alle ronde della polizia. Del resto Fred è spesso assente, e non solo in senso materiale: si cura talmente poco di lei e della casa da non farsi troppe domande quando trova la porta del salotto sempre chiusa o quando si accorge che la spesa è diventata più costosa e dal frigidaire spariscono frutta e verdura in quantità anomala.
La relazione tra Dorothy e l’uomo rana si fa sempre più significativa e lei sembra rinascere, ricomincia ad apprezzare quanto di bello la vita può offrire: un tramonto, una carezza, un rapporto senza compromessi. La donna si riappropria del suo lato sensuale e accetta di aiutare la creatura a tornare nell’elemento da cui proviene: la libertà è il massimo gesto d’amore e altruismo che un individuo può compiere nei confronti di un suo simile.
In circa centocinquanta pagine, splendidamente scritte con una prosa magnetica, poetica, semplice eppure incredibilmente suggestiva, Rachel Ingalls traccia la parabola di una storia d’amore delicata e profonda, che travalica i limiti di ciò che è considerato socialmente accettabile e si fa beffe delle differenze estetiche e culturali. La sua protagonista si ribella a un contesto di provincia bigotto e ipocrita che la vuole ingabbiare in un prototipo femminile soffocante e inadeguato a valorizzarla.
Mrs. Caliban è una potente riflessione sul concetto stesso di normalità, su come sia da considerarsi storicamente mutevole, costruito a misura delle esigenze maschili, per legittimare un habitat “innaturale”, in cui la donna non ha margine di movimento e non può scegliere autonomamente il proprio destino.
Rachel Ingalls (1940-2019) è un’autrice americana. Nata a Boston (Massachusetts), cresce a Cambridge, dove suo padre insegna nell’omonima università. Successivamente trasferitasi in Inghilterra, dal 1965 svilupperà la sua intera carriera letteraria. Nel 1970 vince l’Author’s First Novel Awardcon Theft, ma raggiunge la popolarità diversi anni dopo proprio con Mrs. Caliban, considerato tra i venti migliori romanzi americani del Secondo Dopoguerra dal British Book Marketing Council. Molto apprezzata da Joyce Carol Oates e da John Updike, quest’ultimo ne tesserà le lodi a più riprese contribuendo a farla conoscere al grande pubblico.
La prosa di Ingalls è caratterizzata da atmosfere surreali, grottesche e allucinatorie, cui l’autrice ricorre per dare la giusta cornice a storie in cui assume centralità il ruolo femminile. Il suo è un realismo spinto all’eccesso, che mette in luce le contraddizioni della società contemporanea. Le sue protagoniste sono eccentriche e sensuali, femministe e provocatorie senza avere la coscienza di esserlo: il tema dell’affrancamento dall’atavica tutela maschile è sotteso ai suoi scritti. La sua forma espressiva preferita è il racconto lungo. Nel 2025 Adelphi ha pubblicato la raccolta Benedetto è il frutto.
Il libro in una citazione
«… si trovava più o meno al centro del linoleum a scacchi della sua bella e sicura cucina, quando la porta sul retro si aprì e una gigantesca creatura che sembrava una rana alta due metri si fece strada in casa sua per poi rimanere di sasso davanti a lei, chinandosi leggermente a fissarla dritta negli occhi.»
14 agosto 2026
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