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Libri per chi ama davvero leggere

La cruna dell’ago, nel mondo delle spie con l’indimenticabile esordio di Ken Follett

Il noto romanzo di spionaggio storico dello scrittore britannico intesse un’intricata rete di vicende personali che avrebbero potuto cambiare il corso della Seconda guerra mondiale

di Raffaele Nuzzo

La copertina del libro "La cruna dell'ago" di Ken Follett (Mondadori)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 5 su 5.

La cruna dell’ago
Autore: Ken Follett
Traduttore: Riccardo Calzeroni
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2018
Anno prima edizione: 1978 (Gran Bretagna)
Genere: Gialli & Noir
Pagine: 379

Consigliato a chi è appassionato di storia, di Novecento, di storie di guerra, di spionaggio.

Se ti interessa, guarda anche
La cruna dell’ago di Richard Marquand (Gran Bretagna, avventura 1981)
… perché ispirato all’omonimo romanzo.

Professione ferroviere dal lunedì al venerdì. Commesso viaggiatore nel fine settimana. Nazionalità inglese e due carte d’identità differenti per una stessa persona. Eppure, a dire il vero, Faber, protagonista della Cruna dell’ago, thriller di spionaggio di Ken Follett, non è né l’uno e né l’altro: è l’agente segreto tedesco “Die Nadel” (“l’Ago”, in italiano), con base a Londra negli anni Quaranta, quando infuria la guerra contro la Germania nazista. Quel lavoro fittizio in ferrovia gli consente di monitorare le movimentazioni di truppe del nemico, mentre l’altro di soggiornare nell’affittacamere gestito da una vedova e telegrafare indisturbato i suoi reportage ai superiori. Proprio qui, dopo un placido identikit del protagonista, Follett spiazza con un colpo di scena alla Alfred Hitchcock.

Nella primissima parte della Cruna dell’ago l’autore presenta due storie con altri personaggi – inglesi – del romanzo: un affermato professore universitario esperto in storia medievale, Percival Godliman, che accetta un incarico dallo zio colonnello e si mette a disposizione dell’MI5, il servizio segreto britannico. In quegli anni, l’obiettivo di quell’apparato militare era di catturare e giustiziare tutte le spie tedesche presenti sul suolo inglese. O in alcuni casi, reclutarle. All’appello, mancava praticamente “Die Nadel”, vecchia conoscenza del professore che – in sinergia con l’ex poliziotto Frederick Bloggs – prova a intercettare.

L’altro personaggio è un aviatore che convola a nozze appena prima di essere impiegato nella cruenta battaglia d’Inghilterra. Sfortuna vuole che David, l’aviatore, e la sua sposa Lucy restino coinvolti in un incidente stradale la sera stessa della festa di matrimonio. A causa di ciò, David perde l’uso delle gambe e non potrà più volare sul suo caccia, senza tuttavia smarrire la voglia di sacrificarsi per il suo Paese. I due decidono pertanto di ritirarsi su un isolotto al largo di Aberdeen, località della Scozia dalle condizioni climatiche e orografiche quasi inaccessibili, dove l’ormai ex pilota si dedica a pastorizia e altri durissimi lavori agricoli. Inconsciamente, David vuole espiare il senso di colpa per non aver potuto più partecipare al conflitto. Una frustrazione talmente forte che lo mina nell’animo, lo stravolge profondamente al punto che – oltre alle fatiche – si autoinfligge anche privazioni affettive. Tanto da diventare anaffettivo nei confronti della moglie e del figlio che lui non ha mai voluto. Lucy, la consorte, restando ancorata alla speranza di un rinsavimento del marito, soffre in silenzio e tira avanti. E seppur la guerra sia lontana e tutta la sua drammaticità l’abbiano scampata per via dell’incidente, i coniugi vivono parallelamente lo stesso patema ch’essa comporta.

Partendo da queste basi, il racconto viaggia tra svariati omicidi commessi da “Die Nadel”, le indagini del pool di Scotland Yard desideroso di acciuffarlo, scene di guerra e colluttazioni, bombardamenti, flashback. Insomma, azione pura che travolge mentalmente ed emotivamente il lettore.

Ma il punto focale del romanzo è un altro. In una delle sue accurate ricognizioni, Faber ha scoperto e fotografato ciò che si considera uno dei più grandi bluff della tattica militare contemporanea. Ovvero, un gigantesco schieramento di mezzi terrestri e aeronavali fatto di carta che, qualora venisse scoperto dai nazisti, potrebbe ribaltare le sorti belliche a sfavore dei britannici. Sì, perché il trucco è stato organizzato per ingannare Adolf Hitler e confonderlo sull’esatto punto di sbarco degli alleati.

Il Führer, quanto altri del suo entourage tipo Erwin Rommel e Karl Rudolf Gerd von Rundstedt, sono consumati dal dubbio dell’arrivo alleato a Calais o in Normandia. E, alla medesima maniera delle partite a scacchi, non sanno se restare immobili in vigile attesa all’interno oppure muovere verso mare le loro divisioni presenti in Francia. Perciò, “Die Nadel” deve essere fermato a ogni costo, prima che consegni i negativi ai suoi connazionali alla fonda in un U-Boat nei pressi della costa inglese e mandi quindi all’aria l’astuto piano.

“Die Nadel” incarna lo stereotipo della spia furba e cinica, pur con umane debolezze. Follett lo caratterizza bene, rendendolo più credibile possibile, se non fosse per certe cinematografiche azioni alla Rambo. A scanso di queste roboanti imprese, palesemente irrealizzabili da un mortale, si può tranquillamente pensare che “Die Nadel” sia veramente esistito.

In sintesi, la trama della Cruna dell’ago si sviluppa con “Die Nadel” regista e queste due sottotrame inizialmente a se stanti, prima snocciolate in capitoli diversi e poi amalgamate, stile film a episodi, pertanto convergenti in una sola matassa, costituita da giochi di spionaggio e controspionaggio. L’abilità di Follett – che scrive in terza persona e si avvale di un narratore onnisciente – è quella di aver tessuto una rete spessa e intricata rendendola, allo stesso tempo, facilmente dipanabile. I pezzi del puzzle della Cruna dell’ago s’incastrano alla perfezione e, nel finale, tutto torna.

La cruna dell’ago, pubblicato in prima edizione nel 1978, è stato il romanzo d’esordio di Ken Follett, che gli è valso il prestigioso Edgar Award e ha venduto oltre dieci milioni di copie in tutto il mondo. Tra i capolavori della sua clamorosa carriera da scrittore, ricordiamo I pilastri della terra (Mondadori, 1990), che ha venduto quasi venti milioni di copie e ottenuto il Premio Olaguíbel, e la Trilogia del secolo: La caduta dei giganti (Mondadori, 2010), L’inverno del mondo (Pan Mondadori, 2012) e I giorni dell’eternità (Mondadori, 2014).

Nella Cruna dell’ago Follett racconta la partita della caccia all’uomo con perizia di esperto stratega militare e, da questo punto di vista, risulta davvero realistico. Le gesta del protagonista sono riportate con una tale dovizia di particolari per cui sembra di assistere mentalmente a un action movie alla 007: uccisioni in modalità stealth o di masse di avversari; ostacoli elusi con immensa prontezza e forza fisica; pianificazione e calcolo di rischi da veterano dei servizi segreti.

Non solo sangue e morte, però. La cruna dell’ago offre anche un interessante contrasto visivo ed emozionale, alternando frame d’amore e romanticismo sfrenato con narrazioni spiccatamente avvincenti. Un lavoro completato con un uso sapiente e moderato della metafora, che spesso personifica la natura e i suoi eventi.

La cruna dell’ago sottolinea l’effimerità della vita e i suoi valori più sacri. Narra di quanti modi ci siano per morire oltre che in guerra, quando ve n’è una importante in corso. È un romanzo di spionaggio storico che può vantare una straordinaria coerenza narrativa, una tela tessuta sapientemente, di cui è difficile smarrire il filo.

In ognuno dei personaggi si ricerca sempre una morale, uno scopo che Follett fa raggiungere o in un modo o nell’altro. A costo di trasformarli, di snaturarli, costringendoli a sfatare i loro tabù e a trasgredire le regole del loro essere. Un percorso che conduce poi a una redenzione. Il valore che più d’ogni cosa viene esaltato è il patriottismo e tutte le comparse della Cruna dell’ago hanno un potente alter ego patriota. Per il bene collettivo del proprio Paese, per l’amor di patria, si è disposti anche a questo, a fingere, a vivere un’altra vita sotto falso nome con un’altra nazionalità, perfino a uccidere senza scrupoli tanto è il fanatismo che trasuda dal personaggio di Faber. A lui, cieco ubbidiente servo della morale nazista, è lecito fare anche questo per l’interesse nazionale e il suo Führer.

Il libro in una citazione
«E tre persone che ridevano e imprecavano e si giocavano la paga avevano semplicemente cessato di esistere. Era la prima volta che uccideva, e tutto ciò che riuscì a pensare fu: “Solo perché dovevo pisciare”.»

3 agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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