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Libri per chi ama davvero leggere

L’imperatore di Portugallia, romanzo sulla purezza dell’amore paterno

Benché scritta nei primi anni del Novecento, la nota opera della Premio Nobel Selma Lagerlöf conferma la sua universalità affrontando temi quali la capacità di andare oltre i torti subiti e il desiderio di cura

di Eva Garavaglia

La copertina del libro "L'imperatore di Portugallia" di Selma Lagerlöf, pubblicato da Iperborea nella traduzione di Adamaria Terziani

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 5 su 5.

L’imperatore di Portugallia
Autrice: Selma Lagerlöf
Traduttrice: Adamaria Terziani
Editore: Iperborea
Anno edizione: 2023
Anno prima edizione: 1914 (Svezia)
Genere: Classici
Pagine: 277

Consigliato a chi non teme di commuoversi davanti a un libro, a chi desidera essere perdonato e cerca la storia di un amore che supera l’umana comprensione.

In un panorama contemporaneo in cui il dibattito sul ruolo paterno e sul desiderio di cura mantiene una forte centralità, L’imperatore di Portugallia di Selma Lagerlöf offre spunti di straordinaria attualità.

Ambientato in un villaggio della provincia svedese alla fine dell’Ottocento, il romanzo ha come protagonista Jan di Skrolycka, un povero contadino inizialmente distante dall’idea della paternità, la cui esistenza viene trasformata dalla nascita della figlia, Klara Gulla.

Jan infatti ama profondamente la giovane e quando questa, allontanatasi da casa in cerca di fortuna, non fa ritorno, non vuole credere alle voci sulla sua degradazione morale. Per lui l’unica verità possibile è che le sia capitato qualcosa di talmente meraviglioso da richiedere del tempo prima di essere condiviso, come essere diventata imperatrice di Portugallia.

Se la figlia è assurta al ruolo di imperatrice, Jan deve essere l’imperatore, e di conseguenza l’umile bracciante inizia a comportarsi da tale, abbandonando il lavoro nei campi. Gli abitanti del villaggio lo assecondano nella follia, provando pena a causa della sua incapacità di accettare la verità. Jan, però, è davvero da compatire? O forse è da stimare per il suo amore misericordioso, capace di andare oltre i torti ricevuti, restituendo dignità alla figlia anche di fronte all’ingratitudine?

Per il desiderio tardivo di paternità e per la forza trasfigurante dell’amore, il bracciante svedese ricorda un altro celebre papà della letteratura: Geppetto di Carlo Collodi. Entrambi i padri si sacrificano per i loro figli e si dimostrano apparentemente ciechi alle mancanze delle loro creature, infatti non prevale mai il rancore, ma la preoccupazione per la loro sorte. I loro sentimenti saranno però in grado di trasformare in maniera visibile i figli: Pinocchio diventerà un bambino, Klara diventerà bella come il padre l’ha sempre vista.

L’opera di Lagerlöf rivela così una notevole profondità di introspezione psicologica, che supera la sua nota cifra folcloristica. Il personaggio di Jan risulta credibile e sfaccettato, anche prima dell’insorgere della follia. Pure Klara si rivela un personaggio ben caratterizzato: in lei convivono l’affetto filiale e il desiderio di libertà.

Il bisogno di indipendenza dei giovani è un altro tema molto attuale, che la scrittrice svedese tratta con delicatezza: Klara Gulla si mostra sempre molto devota e affezionata al padre, e lo è davvero, ma allo stesso tempo, quando è sola, gioisce per la possibilità di una vita lontana dalla famiglia.

Il tema centrale del romanzo resta però quello della paternità. Oltre a Jan e Klara ci imbattiamo in molti rapporti padre-figlio che presentano dinamiche diverse: il vecchio Ola, per esempio, ha sperperato il suo patrimonio senza che il figlio ricco lo aiutasse o lo rimproverasse e riconosce come figlia chi invece l’ha sì rimproverato, ma comunque aiutato pur possedendo poco; il padre di Linnart Björsson lo ha cacciato di casa dopo che lui aveva rifiutato la proposta di gestire la fattoria di famiglia per esaudire il desiderio di crearsi una vita propria ed essere suo pari, non servo.

Per questo, molti ritengono che L’imperatore di Portugallia sia da intendere come una richiesta di perdono di Lagerlöf al padre: l’autrice infatti aveva abbandonato la famiglia per vivere la propria vita. Il motivo biografico giustifica l’assenza di riferimenti alle inquietudini degli anni precedenti allo scoppio della Grande Guerra da parte dell’autrice, che aveva già vinto il Nobel per la letteratura nel 1909 diventando così la prima donna a ricevere il prestigioso premio.

Le frasi brevi e immediate, ma poetiche, e l’ambientazione in un passato atemporale rendono il testo molto simile a una parabola, interpretazione ulteriormente avvalorata dal fatto che Klara Gulla assolve al ruolo di una novella “figliola prodiga”.

In conclusione, L’imperatore di Portugallia si configura come un romanzo eterno sulla purezza dell’amore paterno che sa guardare oltre le apparenze e scorgere sempre la bellezza dei propri figli.

Il libro in una citazione
«”Si è ammalato per la nostalgia di una figlia che è partita da due anni e non ha fatto sapere una parola di sé…”
“Quella che è andata a finir male.”
“Già, già, te lo ricordi. Ma non è per questo che il padre soffre da morire. È la mancanza d’affetto che non può sopportare.”»

31 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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