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Libri per chi ama davvero leggere

La terrazza proibita, là dove le donne possono evadere

Attraverso la propria storia personale, Fatema Mernissi racconta un’intera generazione di marocchine sospese tra il rispetto delle consuetudini e il desiderio di cambiamento e firma un memoir che si rivela ancora molto attuale nonostante sia stato pubblicato una trentina di anni fa

di Manuela Mongiardino

La copertina del libro "La terrazza proibita" di Fatema Mernissi (Giunti)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 5 su 5.

La terrazza proibita. Vita nell’harem
Autrice: Fatema Mernissi
Editore: Giunti
Traduttrice: Rosa Rita D’Acquarica
Anno edizione: 2005
Anno prima edizione: 1994 (Marocco)
Genere: Memoir
Pagine: 280

Consigliato a chi è interessato al Nord Africa e vuole  farsi un’idea di quella cultura superando gli stereotipi.

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La terrazza proibita, pubblicato in prima edizione inglese nel 1994, e in italiano nel 1996, è un memoir in cui Fatema Mernissi rievoca la propria infanzia nella Fès degli anni Quaranta. Attraverso lo sguardo curioso della piccola Fatema, il lettore entra nella quotidianità di un harem domestico, una grande casa in cui convivono più generazioni della stessa famiglia, insieme a parenti e servitori.

Tra cortili, fontane e tende, che separano gli spazi, nonché terrazze affacciate sulla città, la bambina cresce circondata da donne molto diverse tra loro: la mamma, le nonne, le zie, le cugine, le domestiche, ciascuna portatrice di una propria storia, di desideri e idee differenti sul significato della libertà. Accanto al cugino Samir, suo coetaneo, Fatema osserva il mondo degli adulti e si interroga sul vero significato della parola harem, scoprendo che non indica soltanto un luogo fisico, ma anche e soprattutto un insieme di confini, regole e divieti che limitano la vita delle donne.

Il contrasto tra l’harem cittadino di Fès e la fattoria della nonna materna Jasmina, dove la vita è più libera e a contatto con la natura, fa nascere nella protagonista il desiderio di conoscere ciò che esiste oltre quelle mura. La terrazza più alta della casa diventa così il luogo proibito, da raggiungere in segreto: uno spazio d’immaginazione e di confidenze femminili, dove le donne fantasticano evasioni, praticano rituali magici e affrontano argomenti vietati negli spazi famigliari.

“Muoversi, creare, competere e amare”: per la madre di Fatema sono gli elementi che rendono una donna libera. Per tal motivo desidera per le proprie figlie un futuro diverso, fatto di istruzione, conoscenza e possibilità di scoprire il mondo.

Il primo cambiamento si verifica quando le bambine iniziano a frequentare la “scuola nazionalista” –  un istituto moderno e laico, a differenza della scuola coranica –  dove si insegnano tutte le materie, sia in arabo sia in francese. In questo periodo il cambiamento coinvolge anche le autorità religiose, che affermano il diritto delle donne allo studio, incoraggiato anche dal re. Proprio grazie a una istruzione solida – suggerisce l’autrice – possiamo scoprire i nostri talenti e renderli utili per noi e per la comunità, camminando per le strade a testa alta.

Una parte importante della vita nell’harem riguarda la cura della bellezza, svolta in modo rigorosamente tradizionale con prodotti locali e naturali: a maschere in argilla, henné, olio di argan, così come il rito all’hammam pubblico è dedicato un intero capitolo del libro. Pulire e nutrire i capelli, esfoliare il corpo, riposare nel cortile gustando frutta fresca, datteri, noci e bevendo succhi d’arancia e latte di mandorla sono tradizioni da mantenere. 

Mentre il Marocco vive i primi fermenti del movimento nazionalista e si aprono nuove opportunità di istruzione per le ragazze, anche Fatema inizia a intravedere la possibilità di una vita oltre i confini imposti dalla tradizione. La sua storia personale diventa così il racconto di un’intera generazione di donne sospese tra il rispetto delle consuetudini e il desiderio di cambiamento.

La terrazza proibita è un memoir corale al femminile. Ogni personaggio rappresenta un diverso modo di intendere la tradizione, la libertà e il ruolo delle donne. La casa di Fès è abitata da donne appartenenti a generazioni diverse, ognuna con una propria visione del mondo e della condizione femminile.

Fatema, la protagonista e alter ego dell’autrice, osserva la realtà con lo stupore e la curiosità dell’infanzia. Le sue domande sul significato dell’harem, della libertà e dei confini imposti alle donne guidano il lettore nella scoperta della società marocchina degli anni Quaranta. Le cugine Malika e Shama, prossime all’età adulta, vivono con maggiore consapevolezza il contrasto tra il mondo protetto dell’harem e ciò che esiste oltre le sue mura, tra il rispetto delle convenzioni e il desiderio di autonomia.

Tra le figure adulte più significative spicca la nonna Jasmina, cresciuta in una fattoria di campagna, dove le donne possono cavalcare, lavorare nei campi e muoversi con maggiore libertà. La sua esperienza rappresenta un modello alternativo rispetto all’harem cittadino e dimostra come la tradizione possa assumere forme molto diverse.

Di segno opposto è Lalla Mani, la nonna paterna convinta sostenitrice dell’harem e dell’ordine tradizionale, mentre la madre di Fatema, insieme alla zia Habiba e a Lalla Radiya, appartenenti a una generazione intermedia, esprimono il desiderio di un futuro diverso per i giovani; per loro l’istruzione, il lavoro e la possibilità di viaggiare sono gli strumenti fondamentali perché si verifichi una reale emancipazione.

Più che singoli protagonisti, i personaggi rappresentano voci differenti di un mondo in trasformazione: alcune donne difendono l’ordine tradizionale, altre immaginano un futuro più aperto, offrendo un ritratto sfaccettato del Marocco alla vigilia della modernizzazione.

Una delle grandi qualità del memoir è presentare Fatema come parte dell’universo femminile che la circonda. Mernissi non costruisce personaggi eroici o idealizzati; ogni donna ha contraddizioni, paure e desideri diversi. È proprio il dialogo continuo tra queste figure a rendere il libro così vivo e a trasformare il testo in un affresco della società marocchina degli anni Quaranta.

La scrittrice, sociologa e studiosa del Corano, considerata tra le voci più importanti del femminismo islamico, è nata a Fès nel 1940 in una famiglia di antiche origini marochine. Docente all’Università Mohammed V di Rabat ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca e all’insegnamento a livello internazionale. Ha profuso un notevole impegno a favore dei diritti delle donne, sostenendo che la libertà femminile è pienamente compatibile con gli insegnamenti del Corano. Ha promosso inoltre il dialogo tra i popoli del Mediterraneo e la conoscenza delle voci arabe favorevoli alla pace e contrarie alla guerra e al terrorismo. Ha avuto riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Principe delle Asturie (2003), il Premio Erasmus (2004) e il Premio Mediterraneo di Cultura (2005). Infine, ha cercato di coniugare tradizione e innovazione, portando libri e istruzione nelle aree più remote del Marocco, spiegando la nuova legge di famiglia e valorizzando i mestieri artigiani, introducendo le nuove generazioni ai nuovi mercati digitali.

In Italia è conosciuta proprio per La terrazza proibita. Con uno stile delicato ma anche critico, in questo memoir Mernissi invita il lettore a superare sia gli stereotipi negativi sia l’immagine idealizzata dell’harem. Al centro del racconto emerge il contrasto fra tradizione e modernità, laddove il desiderio di libertà delle donne si unisce al profondo rispetto per la cultura marocchina.

Nel testo viene usato un linguaggio colloquiale, di registro medio, caratterizzato da descrizioni realistiche, relative all’esperienza quotidiana della giovane protagonista, che spazia dagli interni della grande casa di famiglia al paesaggio marocchino. Il lettore è accompagnato tra le strette strade della medina, sulle ampie piazze e nei bei campi coltivati che si trovano tra l’Oceano e l’Atlante.

Leggere La terrazza proibita è un tuffo negli anni Quaranta e un’esperienza immersiva nella vita di una famiglia tradizionale marocchina. Mernissi racconta i comportamenti che è necessario tenere in privato e in pubblico, mettendo in discussione alcuni elementi della tradizione che, secondo la sua interpretazione, non hanno un reale fondamento nel Corano, cui si riferisce sempre con grande rispetto.

La terrazza probita è un libro che permette di conoscere un mondo ricco e vivace. L’harem che descrive appartiene a una realtà scomparsa dagli anni Cinquanta, mentre il Marocco contemporaneo è un Paese profondamente cambiato. Pur essendo ambientato nel passato, il testo appare sorprendentemente moderno perché racconta donne diverse tra loro: zie, cugine e figure femminili che cercano di prendere in mano il proprio destino e di immaginare nuove possibilità di vita.

Particolarmente interessante è la parte dedicata alle femministe arabe di inizio Novecento, figure spesso poco conosciute in Occidente. Mernissi ricorda l’esistenza di libri e movimenti che già nei secoli scorsi avevano dato voce a importanti battaglie per l’emancipazione femminile. Tra le opere citate una delle più significative è Tahrir al- Mar’a (La liberazione delle donne), pubblicata nel 1899 dall’intellettuale egiziano Qàsim Amìn.

Le donne marocchine raccontate nel memoir guardavano anche agli esempi di femministe arabe, turche, egiziane e libanesi. Alcune divennero celebri attraverso la musica, come l’egiziana Umm Kulthum, oppure per il loro stile di vita e la capacità di affermarsi nella società, come la principessa libanese Asmahan. Tra le figure ricordate da Mernissi vi è anche l’egiziana Huda Sha’arawi, che si batté contro l’occupazione britannica e contro l’obbligo del velo, che decise di togliere pubblicamente nel 1919.

A differenza di quanto spesso si pensa, esistono numerosi testi che testimoniano come già dalla fine dell’Ottocento nel mondo arabo fossero presenti idee femministe; purtroppo molti di questi scritti non sono ancora stati tradotti dall’arabo.

Risultano molto utili al lettore le note esplicative a pié di pagina che approfondiscono consuetudini, fatti o personaggi storici. 

Particolarmente interessanti sono i riferimenti alla cultura del passato e al periodo del Protettorato francese, mal sopportato da una parte della popolazione. L’autrice affida spesso alla voce della piccola Fatema i giudizi sulla presenza francese e sul suo operato: proprio lo sguardo ingenuo e curioso di una bambina riesce talvolta a restituire questi eventi con ironia e a strappare un sorriso.

Riletto oggi, La terrazza proibita non è soltanto il racconto di un mondo scomparso: una parte della quotidianità descritta appartiene al passato, in quanto il Marocco è profondamente cambiato, ma le domande che il libro pone sul rapporto tra tradizione, religione e libertà femminile restano sorprendentemente attuali. La forza dell’autrice è proprio questa: dimostrare che il cambiamento può nascere dall’interno della cultura, senza rinnegarla. Il suo femminismo non si contrappone all’Islam, ma propone una lettura del Corano che, secondo la sua interpretazione, riconosce alle donne diritti già presenti nella tradizione religiosa.

Il libro in una citazione
«Io sarei cresciuta in uno splendido reame, dove le donne avrebbero avuto dei diritti, e la libertà di abbracciarsi e stringersi al marito tutte le notti.»

29 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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