• Home
  • Recensioni
    • Letteratura
      • Classici
      • Storia e critica letteraria
    • Narrativa
      • Fantascienza
      • Fantasy
      • Fumetti & Graphic Novel
      • Gialli & Noir
      • Horror & Gotico
      • Moderna e contemporanea
      • Racconti
      • Romanzo mitologico
      • Romanzo rosa
      • Romanzo storico
      • Umorismo
    • Varia
      • Arte e spettacoli
        • Arte
        • Cinema
        • Musica
      • Cucina
      • Filosofia
      • Lingue
      • Media e Comunicazione
      • Scienze
        • Psicologia
      • Società
      • Sport
      • Storia
      • Storie vere
        • Autobiografie
        • Biografie
        • Memoir
        • Reportage
    • Bambini e ragazzi
      • Da 3 anni
      • Da 4 anni
      • Da 6 anni
      • Da 10 anni
      • Da 9 anni
      • Da 12 anni
      • Da 14 anni
  • Interviste
  • Speciali
  • Dizionario
  • Playlist

Let's Book

Libri per chi ama davvero leggere

Ninin, quel “tesoro” di ragazzo che si fece partigiano

Prendendo spunto dai racconti in dialetto della nonna friulana e basandosi su una ricerca storica, Martina Tiberti restituisce volti e corpi a chi partecipò attivamente alla Resistenza

di Elisa Vuaran

⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 3.5 su 5.

Ninin
Autrice: Martina Tiberti
Editore: 8tto
Anno edizione: 2026
Genere: Memoir
Pagine: 304

Consigliato a chi ama dare corpo al passato con le biografie e non teme il racconto di tempi difficili.

Se ti interessa, leggi anche
Fiore di roccia di Ilaria Tuti. Longanesi 2020
… per conoscere meglio le montagne friulane che hanno dato rifugio a tante donne e tanti uomini tra le due guerre mondiali.

Martina Tiberti è nata e cresciuta a Roma. Nel Lazio, però, sua nonna Santina non si è mai sentita veramente a casa. Nonna Santina parlava addirittura un’altra lingua: veniva dal Friuli, ed era stata trapiantata lì in fretta e furia, poco più che bambina, senza aver avuto abbastanza tempo per elaborare la violenza della realtà in cui si era trovata immersa, suo malgrado, a un’età in cui tutto appare spaventoso e confuso.

Quando la nonna le raccontava del passato della famiglia, Martina non capiva proprio tutto ciò che diceva: a volte per Santina l’unica lingua adeguata a esprimere il dolore era il friulano natìo, e la mancanza di parole in italiano la frustrava; certi pomeriggi i racconti sgorgavano angosciati come fiumi in piena, liberandola solo in parte di un peso troppo faticoso per essere spiegato, e sempre più spesso, con l’età, i ricordi si confondevano con la fantasia.

Però la sostanza, o almeno la sua versione ufficiale, era sempre la stessa: i fratelli di nonna Santina, Mattia, il più grande, e Vincenzo detto Ninin (che in friulano significa “tesoro”), dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 avevano scelto la dura strada del partigiano. In due brigate garibaldine diverse perché – come aveva suggerito al tempo l’oscura saggezza degli anziani – almeno uno dei due doveva tornare vivo. Infatti Mattia, ventun anni, non tornò mai da quella guerra: passò sotto le armi di un ufficiale tedesco, lo spietato Alfred Dornenburg, soprannominato dai locali Foghìn, per la sua crudele abitudine di incendiare le case delle sue vittime.

Vincenzo sopravvisse – almeno nel corpo. In famiglia, però, il posto a tavola lasciato vuoto da Mattia era troppo ingombrante, e il fratello minore, dopo aver conosciuto per anni solo la ferocia e la follia della guerra, non riusciva più a trovare un proprio spazio. L’unica cosa che sapeva fare era portare un’arma, e l’unico mestiere che gli riuscì naturale fu quello del poliziotto. La nonna diceva che era stato raggiunto non molto tempo dopo dalla pallottola di alcuni malviventi che stava inseguendo con coraggio al porto di Brindisi.

La storia di Mattia e Vincenzo è quella di tanti ragazzi che nel 1943 hanno dovuto decidere da che parte stare, e che si è conclusa per molti in modo più o meno onorevole e troppo spesso prematuramente. I ricordi della nonna tuttavia continuavano a essere insopportabilmente frammentari, e a Martina era chiaro che il fardello del trauma, non essendosi mai sciolto, fosse giunto a lei attraverso le generazioni spingendola a fare luce sulla vicenda.

Come la nonna Santina si nascondeva dietro al morâr – il gelso, la pianta simbolo del Friuli e dell’economia della seta – per spiare le donne che in segreto attendevano notizie di figli, mariti e fratelli nascosti nei boschi così Martina Tiberti decide di partire per la terra d’origine della sua famiglia per leggere in prima persona i documenti, per calpestare i pavimenti della vecchia casa degli Zanier, per appostarsi lei stessa dietro alla porta immaginando di ascoltare i discorsi tra Mattia, Vincenzo e il loro padre Domenico.

Ninin è la ricostruzione romanzata che cerca di dare un senso e una voce ai fantasmi che apparivano a nonna Santina. Tra i documenti d’archivio spuntano dialoghi immaginati, fiori di campo, lembi di vestiti, in un restauro rigoroso ma faticoso e imperfetto, basato sul non detto e sulle ferite ereditate. Il carattere frammentario della memoria e degli atti storici si riflette nella narrazione, che esplode in più punti di vista: quello di Martina e dei dossier oggi si contrappongono a quelli di Santa, di Mattia e di Vincenzo nel 1943; la lettura richiede perciò attenzione, anche per l’esteso uso di termini in lingua friulana, a partire dal titolo, e per il lessico e la forma che a tratti si fanno più affini alla poesia che alla prosa.

Il comparto grafico della collana Bottoni di 8tto edizioni si conferma di ottima qualità, a partire dalla copertina in carta vergata con le originali illustrazioni curate da Marta Pandale fino al curioso formato che ricorda una prescrizione medica; a dare corpo a Mattia, Vincenzo e Santa ci sono infine le foto originali provenienti dai preziosi album della famiglia Zanier.

Ninin è una lettura impegnativa, forse non adatta a tutti, ma che si potrà rivelare una vera perla per chi vuole restituire volti e corpi a chi ha vissuto quel periodo storico così delicato.

Il libro in una citazione
«Papà mi guardava. Aspettava una parola, o un errore. Io mi pulivo la bocca e stringevo i denti. Questa è rabbia, ho pensato. Sul muro, di fianco alla finestra, mia madre ha fatto appendere un quadretto con la foto di gno fradi in divisa. Questa casa non è più la mia, ho pensato, l’occupa un’assenza. E ho continuato a mangiare.»

22 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Scopri di più da Let's Book

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Notizie d'apertura// Recensioni dei lettori// Recensioni Memoir// Recensioni Storie vere// Ultime

« Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, una favola moderna che dona coraggio
Jina Khayyer, elogio al coraggio delle donne in Iran »

altri libri

Dettaglio della copertina del libro "Le due vite di Lucrezia Borgia" (Utet)

Le due vite di Lucrezia Borgia, da cattiva ragazza a mito immortale

Dettaglio della copertina del libro "Sangue giusto" (Rizzoli)

Sangue giusto, il passato torna dall’Africa

Dettaglio della copertina del libro "1983: Operazione Budapest" (Sandro teti Editore)

1983: Operazione Budapest, come fallì il furto del secolo

Dettaglio della copertina del libro "Beatles: Get Back" (Mondadori)

The Beatles: Get Back, il libro che ti porta nella quotidianità straordinaria dei Fab Four

Dettaglio della copertina del libro "Il principio del dolore" (Einaudi)

Il principio del dolore, Haslett racconta nove sfumature di sofferenza

  • Bluesky
  • Email
  • Facebook
  • Instagram
  • Substack
  • Telegram
  • Threads
  • WhatsApp

CHI SIAMO   IL NOSTRO TEAM   COLLABORA CON NOI

COOKIE POLICY    NOTE LEGALI    PRIVACY POLICY

Copyright © 2026 - LETSBOOK.ORG di SONIA VACCARO e STEFANO PALLADINI - TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI