L’ultimo romanzo dello scrittore britannico spazia dalle relazioni umane alla questione ambientale e, con uno stile limpido, coinvolge fino all’ultimo rigo
di Enzo Palladini

Quello che possiamo sapere
Autore: Ian McEwan
Traduttrice: Susanna Basso
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2025
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 359
Consigliato a chi vuole credere che, in fondo, il presente in cui viviamo non è così male.
Con Quello che possiamo sapere Ian Mc Ewan ci porta nel futuro. Esattamente nel 2119. Per ottenere questo effetto ci affida alle passioni di Thomas Metcalfe, un docente universitario di letteratura, soprattutto nel periodo dal 1990 al 2030, che raccoglie con suo sommo dispiacere pochissimi consensi tra i suoi studenti.
È un mondo strano quello in cui vive Metcalfe, molto diverso da quello attuale, compresa l’Inghilterra in cui risiede, totalmente modificata dal punto di vista morfologico e geografico rispetto a quella che conosciamo, con città nuove costruite dopo il 2050. Negli anni Trenta del ventunesimo secolo, infatti, l’Inghilterra e il mondo tutto sono passati attraverso il Grande Disastro, una serie di calamità naturali favorite anche da guerre nucleari e culminate con la grande inondazione del 2042. Una tragedia di proporzioni bibliche: duecento milioni di morti in tutto il mondo, causati principalmente da un missile nucleare russo lanciato sull’obiettivo sbagliato. Le terre emerse si sono considerevolmente ridotte in tutti i continenti, i viaggi sono diventati più complicati, anche per le radiazioni rimaste nell’ambiente. Ci sono meno alberi, meno fiori, meno insetti. Molte specie si sono estinte. L’aspettativa di vita non va oltre i sessantadue anni. I cibi sono molto meno gustosi (per esempio si beve caffè fatto con le ghiande). Si muore generalmente per cancro, patologie cardiache e demenza.
C’è un’ossessione nella vita del Professor Metcalfe: darebbe tutto se stesso per ritrovare un componimento del 2014, la Corona per Vivien, un poemetto scritto dal grande poeta Francis Blundy per il compleanno della moglie Vivien Greene. L’opera non è mai stata pubblicata e, secondo le informazioni di Metcalfe, ne esisterebbe una sola copia, scritta a mano su pergamena. La stessa copia dal quale l’autore l’ha letta una sola volta, la sera del compleanno, davanti a un gruppo di amici riuniti per cena. Proprio questa circostanza ha trasformato la Corona per Vivien in qualcosa di molto superiore alla sua reale portata. Quella festa di compleanno è stata ribattezzata nei decenni seguenti Secondo Immortal Convivio, con riferimento al celebre banchetto del 1817 cui presero parte i due immensi poeti inglesi John Keats e Wiliam Wordsworth.
Aiutato dalla moglie Rose, insegnante di letteratura come lui, l’intraprendente professore, sulla base di una geniale intuizione, affronta un viaggio complicato per andare a scavare nel luogo dove una volta sorgeva il casale dei coniugi Blundy. Qualcosa trova, ma non è il sonetto. È un diario di Vivien, dal quale emerge una serie di verità sorprendenti.
Quello che possiamo sapere è un’affermazione, ma in qualche modo potrebbe essere una domanda. C’è una differenza enorme tra quello che pensiamo di aver capito e quello che in realtà è successo, quando si parla di eventi vecchi di un secolo abbondante. Nulla è come lo immaginiamo, soprattutto se nel tragitto temporale qualche fonte è andata perduta. Metcalfe mitizza Vivien elevandola al rango di musa ispiratrice e quasi di santa protettrice. Poi, leggendo stralci dei suoi diari, scopriamo che non è esattamente così, ci troviamo di fronte a una donna come tante dei giorni nostri, con i suoi problemi, le sue frustrazioni, le sue pulsioni a volte incontrollabili, i suoi segreti confessabili e più spesso inconfessabili.
McEwan si conferma un grande narratore anche in questa occasione. Pur senza attingere le vette supreme di Espiazione, riesce a fornire spunti di riflessione per tutta la durata del romanzo. I temi sono quelli che costellano la nostra vita quotidiana: il problema ambientale, il riscaldamento del pianeta, la minaccia della guerra nucleare. Ma ci sono anche argomenti molto meno globali e più psicologici, come i sensi di colpa che Vivien si porta dietro per tutta la vita, la sofferenza per un famigliare malato di Alzheimer, l’inadeguatezza delle strutture che dovrebbero migliorare la vita. Ci sono riflessioni profonde su elementi che per chiunque sono all’ordine del giorno: inganni reciproci, opportunismo, finzione nelle relazioni umane. Il tutto raccontato con lo stile chiaro, limpido, mai contorto di uno scrittore che, pur avendo superato abbondantemente i settantacinque anni, continua a produrre letteratura vera, intensa, da gustare fino all’ultimo rigo. Nel senso letterale del termine, perché è lì che si capisce tutto.
Il libro in una citazione
«Un’opera letteraria, come un bambino, può impiegare molto tempo a guadagnarsi una vita del tutto indipendente. O può non guadagnarsela mai.»
1 giugno 2026
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