Negli anni Trenta un lontano parente del più noto Lev s’ispirò alla favola di Collodi per educare il “nuovo bambino sovietico” firmando una lettura ancora oggi imperdibile per chi ama scoprire similitudini e differenze tra opere scritte in epoche e Paesi diversi
di Manuela Mongiardino

Il compagno Pinocchio
Autore: Aleksej Nikolaevič Tolstoj
Traduttore: Luigi Garzone
Illustratore: Amvrosij Kanevskij
Editore: Stampa Alternativa
Anno edizione: 1992
Anno prima edizione: 1936 (Russia)
Genere: Classici, Racconti
Pagine: 142
Consigliato a chi vuole leggere un racconto che pensa di conoscere già, ma che Aleksej Nikolaevič Tolstoj adatta alla cultura del suo Paese, la Russia sovietica.
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Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Rizzoli BUR 2022.
Un racconto lungo ispirato alle Avventure di Pinocchio, celebre opera di Carlo Collodi che viene riformulata secondo la sensibilità culturale e politica dell’epoca sovietica. Questo è Il compagno Pinocchio di Aleksej Nikolaevič Tolstoj, scrittore e politico russo appartenente a un ramo minore della nota famiglia di Lev Tolstoj. Autore eclettico, Aleksej Nikolaevič attraversò generi diversi, dalla narrativa storica alla fantascienza, fino alla letteratura per ragazzi.
Dopo la Rivoluzione del 1917 visse alcuni anni in esilio in Francia; tornato in Unione sovietica, aderì progressivamente alla linea culturale del regime, sostenendo il progetto politico socialista e contribuendo a una concezione della letteratura come strumento ideologico e propagandistico. Premiato con il Premio Stalin, Tolstoj fu uno scrittore di talento profondamente inserito nel proprio tempo.
Il compagno Pinocchio. La piccola chiave d’oro o le avventure di Buratino è proprio una delle sue opere più famose. La prima edizione italiana risale al 1984, mentre il testo originale fu pubblicato in Russia nel 1936.
Negli anni Trenta l’Unione sovietica attraversava una fase di forte entusiasmo ideologico: il lavoro, la collettività e la costruzione del socialismo erano percepiti come strumenti per edificare un futuro migliore e formare il “nuovo bambino sovietico”, obiettivo che di fatto si pone Aleksej Nikolaevič reinterpretando il testo di Collodi.
Il racconto si apre con la stessa scena del pezzo di legno parlante presente nelle Avventure di Pinocchio, ma le vicende prendono presto una direzione diversa. Centrale diventa la ricerca della chiave d’oro, elemento assente nell’opera italiana e simbolo di accesso a una verità nascosta, a una possibilità di cambiamento e liberazione. Personaggi, nomi e ambientazioni vengono ovviamente adattati alla cultura russa e al contesto sociale sovietico.
Attraverso una lingua semplice e accessibile, pensata per essere compresa dai bambini, viene narrata la lotta contro Carabas Barabas, impresario teatrale e figura autoritaria, antagonista nella ricerca della chiave. I personaggi, reali e fantastici, sono delineati con tratti essenziali ma riconoscibili, mentre ampio spazio è dedicato alla natura: laghi, boschi e stagni diventano luoghi vivi, popolati da creature operose e solidali, sempre pronte ad aiutare chi si trova in difficoltà.
Tra le figure più significative emerge Papà Carlo – il nostro Geppetto – artigiano e suonatore di organetto, rappresentazione del lavoratore umile che vive con il minimo necessario, ma conserva dignità e generosità. Anche il Paese degli sciocchi assume un significato educativo: la stoltezza non è soltanto ingenuità, ma anche mancanza di impegno nello studio e nella partecipazione sociale.
Alcuni personaggi sembrano inoltre caricarsi di riferimenti simbolici e culturali. Il Gatto e la Volpe di Collodi possono ricordare la coppia formata da Dmitrij Merežkovskij e Zinaida Gippius, intellettuali ostili alla rivoluzione bolscevica e costretti all’esilio a Parigi dopo il 1917. Buratino, le marionette e le maschere sottolineano invece il valore del teatro come spazio collettivo e luogo di espressione popolare.
Anche Malvina, che riprende la figura della Fata Turchina di Collodi ed è dotata di un nome proprio e di una personalità ben definita, sembra rappresentare un modello educativo e ordinato, mentre la chiave d’oro assume una valenza simbolica particolarmente interessante: non solo motore della storia, ma anche possibile richiamo araldico allo stemma della famiglia Tolstoj.
Nella prefazione l’autore afferma di aver letto durante l’infanzia Le avventure di Pinocchio. Non possedendo il libro, cominciò a raccontare la storia ai suoi compagni in modo sempre diverso e da lì gli venne l’idea di scrivere il nuovo racconto.
Non è chiaro se sia andata veramente così, perché la prima traduzione russa di Pinocchio è del 1906, quando l’autore era ormai ventenne; sembra anzi che egli abbia contribuito alla rilettura e correzione della traduzione, e quindi l’idea del suo racconto potrebbe essere scaturita da tale esperienza.
Fatto sta che Il compagno Pinocchio è uno dei racconti più amati e conosciuti in Russia tanto che il nome di Buratino è stato per anni e continua a essere usato per pubblicizzare una serie di prodotti per bambini nell’era postsovietica, tra i quali una bevanda al gusto di caramello e le caramelle mou “Piccola chiave d’oro”.
Nel testo si riconoscono i paesaggi e gli ambienti russi, l’autore descrive zone paludose, lo stagno dove abitano rane, insetti, sanguisughe; tutti si prendono cura dell’ecosistema e si aiutano a vicenda, nel rispetto dei valori in cui si credeva nel periodo in cui il libro è stato scritto. La Tartaruga Tortilla, che è la depositaria del segreto della chiave d’oro, vive anche lei nello stagno, difatti una sorta di società in miniatura. Tutti coloro che contribuiscono al bene comune e sono laboriosi vengono identificati in modo positivo. Il Gatto e la Volpe, che rappresentano due personaggi ai margini della società socialista che si stava formando, vengono invece identificati come personaggi inattivi e negativi.
I luoghi della vicenda, lo stagno, il bosco, il paese, la piccola casa di Papà Carlo e soprattutto il teatro non sono semplici sfondi, ma assumono un forte valore simbolico e sociale. Il nuovo teatro delle marionette rappresenta infatti un ideale di comunità fondato sulla collaborazione, sulla libertà artistica e sulla partecipazione collettiva. Grazie alla chiave d’oro donata dalla Tartaruga Tortilla a Buratino, i personaggi positivi aprono la porticina segreta e scoprono un teatro nuovo e accogliente, nel quale ciascuno può finalmente esprimere il proprio talento: attori, marionette, poeti e musicisti trovano così un posto nella società e mettono la propria arte al servizio della gioia comune.
In opposizione a questo spazio aperto e condiviso si colloca il teatro di Carabas Barabas, simbolo di sfruttamento e autoritarismo: l’impresario tratta gli artisti come strumenti di guadagno e perde progressivamente sia collaboratori sia pubblico. Il nuovo teatro invece diventa un centro culturale e sociale partecipato, luogo di incontro e di crescita collettiva per tutta la popolazione.
Nel testo si possono identificare modi di dire che sono diventati proverbiali in patria, proprio grazie alla popolarità del libro: tra queste l’espressione “lavorare come Papà Carlo”, che indica un lavoro continuo senza alcun riposo. Per un lettore che si avvicina a questo racconto risulta interessante riprendere in mano Pinocchio di Carlo Collodi per notare quali siano le differenze tra i due testi e, attraverso di essi, vedere le differenze tra le due culture.
Anche se il libro viene consigliato a un giovane pubblico di lettori, il protagonista Buratino riesce a suscitare interesse anche negli adulti e in noi italiani in particolare, in quanto conoscendo le Avventure di Pinocchio siamo maggiormente spronati a capire quali sono i punti di contatto e le differenze tra i due testi.
Il libro in una citazione
«L’uomo con la barba mi raccontò molte cose di questa chiavetta, ma io ho dimenticato tutto. Mi ricordo solo che serviva ad aprire una porta e che poi si trova la felicità.»
22 maggio 2026
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