Lo scrittore ferrarese racconta come ha sfoderato l’accoppiata vincente in WC Horror, romanzo pensato per far vivere avventure da cardiopalmo ai giovanissimi e far divertire anche i più grandi
Intervista di Sonia Vaccaro

Jacopo, “Jaco” per gli amici, frequenta il primo anno di un prestigioso liceo classico pieno di misteri. Da quando è venuto a conoscenza della leggenda per cui in passato uno studente è stato accoltellato e murato in un bagno dell’antico edificio, Jaco non pensa ad altro che riuscire a forzare la porta di quella stanza per scoprire cosa nasconde veramente. Nel tentativo coinvolge il suo amico Massi e, dopo aver aperto un varco nell’altro mondo, i due si ritrovano ad affrontare minacce soprannaturali che provengono dall’aldilà assieme a zombie, licantropi e streghe. Ma sai qual è il bello? È che in una storia così, raccontata in un libro-game come WC Horror, tu stesso non solo diventi Jaco ma hai anche il potere di decidere del tuo destino e di riscriverlo più volte. A renderti protagonista di tante avventure da cardiopalmo è lo scrittore ferrarese Andrea Biscaro, che le ha immaginate per Edizioni Astragalo con l’intento di accendere la passione per la lettura nei giovanissimi e di far divertire anche i più grandi.

WC Horror
Autore: Andrea Biscaro
Editore: Astragalo
Anno edizione: 2026
Genere: Horror
Pagine: 120
Età di lettura: da 11 anni
In questo libro trovi avventura, paura, mistero.
Consigliato a
ragazzini e ragazzine ficcanaso
adulti che amano ancora giocare.
Andrea Biscaro, Jaco è un ragazzino ficcanaso e questa sua caratteristica gli procura non pochi guai. Si è ispirato a qualcuno in particolare per tratteggiare il protagonista di WC Horror? E che ci racconta del suo pavido e coscienzioso amico d’avventura Massi?
Jaco e Massi sono due personaggi nati istintivamente. Non c’è una vera ispirazione “esterna”. Forse però Jaco mi somiglia. La sua “ficcanaseria” è sempre stata una mia peculiarità. Da ragazzo adoravo le avventure e i pericoli, col risultato di incappare spesso in guai più o meno seri!
La “ficcanaseria” è una cosa, la curiosità un’altra. Come far capire la differenza ai ragazzini cui lei si rivolge con WC Horror?
Senza “ficcanaseria” non ci sarebbe avventura. La curiosità va bene, ma a volte la “ficcanaseria” è fondamentale se vuoi conoscere per davvero. Credo siano due qualità essenziali, sia per i giovanissimi sia per gli adulti. Bisogna gettarsi nella mischia, e talvolta anche nel pericolo, per esplorare e crescere. Certo è che dobbiamo comunque sempre tener desto il senso del limite. C’è un confine entro il quale è bene rimanere. Al di là smarriamo noi stessi, e non è il caso. La vera avventura è quando siamo saldi, anche se lontani dalla terraferma.
Uno dei personaggi chiave di WC Horror è il bidello Yuri, losco e ambiguo custode di segreti, che pare vivere a metà strada non solo tra il mondo dei vivi e quello dei morti ma anche tra quello degli adolescenti e quello degli adulti. Chi o cosa rappresenta veramente Yuri?
Al liceo ho avuto un bidello davvero bizzarro, un tizio strampalato che di giorno lavorava a scuola e nel tempo libero vagava in bicicletta per la città cantando assurde canzoni, composte lì per lì. A volte lo faceva seduto su un muretto o su una panchina, strimpellando la chitarra. Dalla bocca uscivano suoni liquidi e la lingua produceva vibrazioni e schiocchi. Cantava in un idioma astruso, inventato al momento, fatto di suoni, non di senso. Forse sono partito da questa suggestione per tratteggiare Yuri. Però volevo creare un personaggio più losco, oscuro, ambiguo. Un tipo che non fosse facilmente etichettabile. È un personaggio di confine. Tra vita e morte. Tra luce e ombra. Tra bene e male. Yuri è una sorta di custode: conosce l’invisibile e vuole preservarlo.
In WC Horror c’è solo un personaggio femminile di rilievo e, a parte qualche comparsa, le ragazzine non hanno alcun ruolo nelle avventure di Jaco e Massi. Per quale motivo?
Non c’è un motivo reale. Forse per una sorta d’inconscia par condicio. Il mondo femminile è quello che mi interessa di più, perché più variegato e sfaccettato. Le ragazze sono da sempre le protagoniste indiscusse delle mie storie. Beh, ogni tanto è giusto dedicarci anche al regno maschile, dai!
Non è la prima volta che scrive un libro-game, che evidentemente sente nelle sue corde. Quali sono i punti di forza di questo tipo di proposta editoriale?
Il mondo editoriale è in crisi. Lo sappiamo tutti, ma ci ostiniamo a mantenere la medesima rotta, ignorando che i tempi sono mutati, così come il linguaggio e l’attenzione. Beh, io credo che sia ora di cambiare. I ragazzi devono capire che il libro – lo dico spesso nei miei interventi nelle scuole – non deve essere percepito come un “mattone”, una “zavorra”, qualcosa di pesante e lontano dal loro mondo. Il libro deve essere qualcosa di divertente, un gioco, un’evasione. Un viatico di conoscenza, certo, ma corroborato dallo spasso e dal sentimento. I libri-game rispecchiano questi tempi che stiamo vivendo. Hanno un andamento frammentario, non lineare, procedono per scelte rapide, per scatti e guizzi. Sono interattivi. I loro protagonisti sono i lettori stessi: non più lettori passivi, ma lettori attivi e risolutivi. I libri-game somigliano a un videogame, a volte si muore perché si fa la scelta sbagliata e allora tocca ricominciare. Credo che i libri-game possano essere un mezzo potentissimo per avvicinare i ragazzi (ma anche gli adulti!) al piacere della lettura.
I finali di WC Horror sono dieci, alcuni molto splatter. Come ha stabilito il limite da non oltrepassare?
Non mi pongo mai in modo preliminare dei limiti. Vengono da sé, nel processo istintivo della scrittura.
In perfetto stile horror, i suoi finali ricorrono al colpo di scena che causa shock, non solo ai lettori più giovani. Qual è il loro scopo ultimo?
Beh, ha già risposto lei. Il fine è il colpo di scena, lo shock, l’emozione forte, lo spaesamento, il ribaltamento. Però, in questo caso, essendo WC Horror un libro-game, la storia non finisce. Quindi, anche se si muore, dopo lo shock possiamo riprenderci e ricominciare la nostra avventura!
L’horror sta vivendo un’ottima stagione nel nostro Paese. Le proposte editoriali in linea con questo genere, da sempre considerato di nicchia, sia per gli adulti sia per i più giovani si stanno in realtà moltiplicando. Perché è bene che ci siano libri horror per i ragazzi?
I ragazzi, come me, amano la contaminazione, il crossover, non un genere unico, ma tanti mischiati insieme. L’horror, per loro (e anche per me), è essenziale. Credo che sia il Genere per antonomasia. Quello che più di tutti si aggancia alle origini della letteratura: il mito, la fiaba, la favola. Attraverso l’horror si fanno dialogare i mondi (visibile e invisibile) e gli opposti (vita e morte). E poi c’è l’umorismo, il black humor, che i ragazzi adorano. Ma non solo. Nell’horror, quello vero, c’è tanto amore e sentimento. E Dio solo sa quanto abbiano bisogno i ragazzi di un’educazione sentimentale, in questi tempi bui, così avari d’amore.
Nel momento di prendere una decisione importante per il suo futuro, Jaco ripensa a una frase di Tiziano Terzani, scrittore preferito di sua madre, che ben esprime come nella vita scegliere una salita piuttosto che una discesa possa donare più speranza. Se lei potesse rubare un talento al Terzani autore, quale sarebbe?
Più che al Terzani autore, preferirei “rubare” un talento al Terzani uomo: la ricerca dell’essenziale. Una ricerca dall’essenziale che vale anche per il linguaggio, per la scrittura. Che significa poi “leggerezza”, nel senso calviniano del termine (vedi Lezioni americane).
Veniamo al processo creativo. Com’è nato WC Horror e in cosa si è differenziata la sua stesura rispetto agli altri suoi romanzi per ragazzi di impostazione per così dire “tradizionale”?
È un processo creativo multiforme e stratificato. Per dirlo in breve: è come scrivere una decina di libri nello stesso libro. Credo che questa mia capacità di intrecciare più storie contemporaneamente e immaginare tanti finali differenti derivi anche da un amore sconfinato per il gioco. Intendo proprio qualsiasi tipo di gioco: in scatola, di ruolo, videogame, l’enigmistica (cruciverba, sciarade, rebus, rompicapo), la musica. Sono anche un musicista e credo che la musica sia il gioco per antonomasia. Se ci pensa, in inglese, il verbo “to play” significa sia “suonare” che “giocare”.
Lei scrive anche libri per adulti. Se fosse costretto a scegliere un solo lettorato, quale preferirebbe?
Decisamente sceglierei quello dei ragazzi. Mi somiglia di più. Soprattutto posso essere più libero, onesto, spericolato nelle mie fantasie. I ragazzi, se sei sincero, ti seguono ovunque.
Ora una domanda al ghostwriter. Ritiene ci sia diversità di approccio professionale a un testo dichiaratamente suo e uno scritto a nome di altri?
Beh, si tratta sempre di scrittura. Il processo creativo è quello, ma quando mi calo nel ruolo di ghostwriter, preferisco essere più artigiano che artista. Cerco di far mio il committente, di indossare i suoi panni, la sua vita, la sua storia. Cerco la sua lingua, il suo modo peculiare di esprimersi. Come un attore mi trasformo, mi trasfiguro. Però, come dicevo prima, c’è meno cuore e pancia, più testa. Cuore e pancia li tengo per i libri firmati da me!
Si è messo già alla prova su diversi banchi della scrittura, non solo nella narrativa – spaziando dal thriller all’horror, allo storico – ma anche nella poesia e nel cantautorato. Si è mai sentito travolto dalla contaminazione di queste diverse forme di espressione?
Non mi sono mai sentito travolto, no. La scrittura è una, poco conta il genere e il mezzo per cui la utilizzi. Che si tratti di narrativa, musica, poesia, fumetto. Non ci sono argini, secondo me.
Quale libro consiglierebbe al genitore di un ragazzino o di una ragazzina dell’età di Jaco che desidera trasmettere la gioia per la vita e le nuove scoperte?
Ne avrei tanti! Rispondo, a istinto, con tre titoli: L’ultimo lupo di Mino Milani, Le scarpe magiche del mio amico Percy di Ulf Starke e The Body di Stephen King.
14 maggio 2026
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