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Libri per chi ama davvero leggere

Vedove di Camus, ultimo atto d’amore verso il grande intellettuale del Novecento

In un romanzo che coniuga vero e verosimile, Elena Rui dona la voce a quattro donne che amarono lo scrittore francese per far loro raccontare con vividezza di dettagli il suo mondo privato

di Enzo Palladini

La copertina del libro "Vedove di Camus" di Elena Rui (L'orma)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4.5 su 5.

Vedove di Camus
Autrice: Elena Rui
Editore: L’orma
Anno edizione: 2025
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 168

Consigliato non solo a chi ama l’opera di Albert Camus ma anche a chi semplicemente vuole avvicinarsi a questo grande scrittore.

Albert Camus, scrittore francese, Premio Nobel per la Letteratura nel 1957, morì in circostanze tragiche il 4 gennaio del 1960 sulla strada tra Champigny-sur-Yonne e Villeneuve-la-Guyard. Era a bordo di una Facel Vega FV 3B guidata dal suo editore, Michel Gallimard, che morì qualche giorno dopo nonostante i medici dell’ospedale locale avessero disperatamente tentato di salvarlo con un intervento al cervello. Sopravvissero invece Janine, la moglie di Gallimard, e Anne, la figlia adolescente.

Destino beffardo per Camus, appena quarantaseienne: nella sua vita aveva sempre detto che la morte più assurda era proprio quella che avviene in un incidente stradale. Troppo veloce. Per sé immaginava una fine lenta e annunciata. Consapevole, in pratica. Stava tornando a Parigi dalla sua villa di Lourmarin, in Provenza. Sarebbe dovuto essere in treno, ma alla fine aveva accettato l’invito del proprio datore di lavoro, che voleva collaudare la sua nuova vettura, lasciando che il resto della famiglia sfruttasse i biglietti ferroviari già acquistati.

Ufficialmente, Camus lasciò una vedova, Francine Faure, 45 anni, e due figli gemelli quattordicenni, Catherine e Jean. Francine era una pianista parzialmente mancata (secondo Albert poteva ottenere un successo straordinario), che insegnava privatamente matematica agli allievi del Cours Marcel Proust, a brevissima distanza dall’abitazione parigina condivisa con i figli, ma non con il marito, che in realtà risiedeva quasi esclusivamente in un pied-à-terre nello stesso quartiere, dove viveva nella più assoluta libertà personale. Per Camus, Francine era la madre dei suoi due figli e poco di più. Lo scrittore aveva una predisposizione innata per l’infedeltà, si innamorava molto facilmente di altre donne e le frequentava senza farsi problemi, anche più d’una contemporaneamente. Quel 4 gennaio 1960 lasciò quindi non una, ma almeno quattro vedove.

Catherine Sellers aveva 34 anni, è un’attrice di teatro e in varie occasioni aveva messo in scena le pièce scritte dallo stesso Camus, che la soprannominò “Sherlock Holmes” per la grande applicazione che poneva nella ricerca, in particolare sullo scrittore William Faulkner e sul suo personaggio Temple Drake. Catherine si innamorò del suo collega Pierre Tabard qualche mese dopo la morte di Camus, senza mai dimenticare il suo grande amore perduto. Morì a sua volta a Parigi nel 2014.

Mette Ivers, 26 anni, era una disegnatrice e fotomodella di origine danese. Aveva conosciuto Camus a vent’anni, in un caffè del quartiere latino di Parigi, facendogli subito perdere la testa con la sua freschezza e un po’ di spregiudicatezza. Negli scritti dell’amante, Mette veniva spesso indicata come “Mi”, usando solo le sue iniziali. Fu l’unica sopravvissuta a farsi intervistare per un docufilm girato nel 2020, a sessant’anni dalla tragedia. Moglie del noto illustratore Jean-Jacques Sempé, ha una figlia, Inga, affermata designer.

María Casarès, 38 anni, era un’attrice di teatro come Catherine. Il suo soprannome, “L’unica”, indicava una predilezione che non sempre trovava riscontro nella realtà. Nata in Spagna e rifugiatasi in Francia con la madre per sfuggire al franchismo, si innamorò di Camus nel 1944, nel mezzo dei bombardamenti di Parigi. Lo lasciò poco dopo, delusa dal rifiuto dello scrittore ad abbandonare la moglie, ma tornò a fare esplodere la passione nel 1948, fino alla fine. Nel 1978 sposò l’amico di sempre, André Schlesser, ritirandosi in una fattoria fortificata sul fiume Charente.

Elena Rui, l’autrice delle Vedove di Camus, è nata a Padova nel 1980 e vive in Francia dal 2005. Ha insegnato italiano ad Albi, a Tolosa e a Parigi, ma ha anche lavorato come traduttrice. Prima di quest’opera ha pubblicato un altro romanzo (La famiglia degli altri, Garzanti, 2021) e una raccolta di racconti (Affetti non desiderati, Arkadia, 2024). Per spiegare meglio il suo ultimo lavoro le bastano due righe nelle note finali: “Questo libro è un’opera di fantasia basata su fatti reali”. Tutto chiaro.

C’è una ricerca straordinaria dietro Vedove di Camus. Rui ha dovuto studiare pubblicazioni, biografie, autobiografie, scambi epistolari che Albert Camus intratteneva compulsivamente con le sue amanti. Poi ha assemblato tutto con estrema meticolosità, ottenendo un prodotto d’eccellenza, inserito nella dozzina candidata al Premio Strega 2026. Si è immedesimata in ognuna delle quattro donne che hanno amato il Premio Nobel fino alle ultime ore, ha immaginato i loro pensieri, i loro sentimenti, ha ricostruito la giornata drammatica di quel 4 gennaio, rivivendola con gli occhi e con l’anima di ognuna di loro. Le ha persino fatte dialogare, circostanza che molto probabilmente si è verificata anche nella realtà

Tutto questo viene raccontato con un’eleganza stilistica che rende gradevoli alla lettura anche i momenti di alta drammaticità. La morte così improvvisa e cruenta di un uomo amato scatena tempeste emotive e contraccolpi pesanti, però Rui li racconta sempre con un garbo che fa sì riflettere ma non deprimere e ci consegna il ritratto di un uomo diverso da quello raccontato nelle biografie asettiche. Del Camus scrittore si può capire abbastanza leggendo le sue opere, ma per capire l’Albert uomo bisogna leggere questo romanzo, ulteriore atto d’amore verso un gigante della letteratura (e non solo) del Novecento.

Il libro in una citazione
«Bisogna vivere per sapere come va a finire: vivere e smentire con nuove conquiste la cattiva sorte.»

11 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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