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Libri per chi ama davvero leggere

Storie di tennis, tutto quello che smuove la pallina gialla

I giornalisti Alessandro Martini e Maurizio Francesconi uniscono le penne per raccontare come lo sport della racchetta sappia andare anche al di là dei confini del rettangolo di gioco, entrare nella società e lasciarvi un segno

di Chiara Boccardo

La copertina del libro "Storie di tennis" di Alessandro Martini e Maurizio Francesconi (Einaudi)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4.5 su 5.

Storie di tennis. Campioni, partite e bizzarrie dello sport più bello del mondo
Autori: Alessandro Martini, Maurizio Francesconi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2025
Genere: Sport
Pagine: 416

Consigliato a chi ama il tennis e desidera scoprirne la storia attraverso episodi curiosi, che vanno oltre il semplice risultato delle partite.

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Open di Andre Agassi. Traduzione di Giuliana Lupi. Einaudi 2015
… perché è una delle autobiografie sportive più intense degli ultimi anni, che racconta il lato umano e psicologico della carriera di un campione.

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Borg McEnroe di Janus Metz Pedersen (film drammatico, Svezia/Danimarca/Finlandia 2017)
… perché racconta la storica rivalità tra i due tennisti durante la lunghissima finale di Wimbledon del 1980.

Storie di tennis racconta lo sport della racchetta a corde ripercorrendo una serie di episodi e curiosità che attraversano epoche, protagonisti e trasformazioni culturali. Il volume non segue una cronologia tradizionale né si limita a elencare risultati e palmarès: procede invece per brevi racconti autoconclusivi, che collegano momenti storici, dettagli tecnici, vicende personali e cambiamenti sociali legati a questo sport.

L’idea alla base del libro è sì semplice ma anche efficace: per comprendere davvero il tennis non basta ricordare le finali o le classifiche, ma occorre osservare anche ciò che accade intorno al campo, dalle innovazioni dell’attrezzatura alle mode, dai gesti simbolici dei campioni agli accadimenti che hanno trasformato alcune partite in eventi culturali.

La narrazione attraversa molte epoche e si sofferma su molti protagonisti. Alcuni episodi riguardano momenti ormai entrati nella memoria collettiva, come la vittoria di Arthur Ashe agli US Open del 1968. Quel successo non fu soltanto un risultato sportivo: Ashe divenne il primo atleta afroamericano a conquistare un torneo dello Slam e la sua affermazione venne interpretata come un segnale importante in un periodo segnato dalle tensioni razziali negli Stati Uniti. Da altre pagine emergono le battaglie di Billie Jean King per ottenere premi più equi nei maggiori tornei, una questione che negli anni Settanta contribuì ad aprire il dibattito sulla parità tra uomini e donne nello sport professionistico.

Storie di tennis ricorda anche la figura di Martina Navratilova, una delle giocatrici più dominanti della storia, la cui decisione di dichiarare pubblicamente la propria omosessualità trasformò una vicenda personale in un momento di significativa visibilità per le persone LGBT nel mondo sportivo.

Accanto alle grandi storie legate ai diritti e ai cambiamenti sociali compaiono capitoli dedicati alle trasformazioni tecniche che hanno modificato il modo di giocare. Alessandro Martini e Maurizio Francesconi ricordano, per esempio, il passaggio dalle racchette di legno a quelle in grafite, un’evoluzione che ha inciso sulla velocità dei colpi e sullo stile di gioco. Anche alcune regole oggi considerate assodate sono state introdotte per motivi ben precisi: il tie-break, per esempio, venne introdotto proprio per evitare set interminabili e rendere gli incontri più gestibili per pubblico e organizzatori. Attraverso esempi di questo tipo, il saggio di Martini e Francesconi mostra come la storia di uno sport sia fatta anche di innovazioni tecniche e regolamentari che, nel tempo, ne trasformano profondamente il volto.

Un altro campo d’indagine riguarda l’immaginario che circonda il tennis. Alcuni dettagli apparentemente secondari sono diventati simboli riconoscibili in tutto il mondo. Il coccodrillo sulle magliette di René Lacoste, per esempio, derivò dal soprannome legato al carattere determinato del giocatore francese e diventò poi uno dei marchi più celebri dell’abbigliamento sportivo. Allo stesso modo, la bandana indossata da Andre Agassi negli anni Novanta contribuì a costruire l’immagine anticonformista di un atleta capace di rompere con l’eleganza tradizionale che, per molto tempo, aveva caratterizzato l’ambiente tennistico. Episodi come questi dimostrano come lo stile, l’abbigliamento e perfino alcuni gesti possano contribuire a creare l’identità pubblica di un campione tanto quanto le sue vittorie.

Storie di tennis dedica spazio anche ai luoghi che hanno contribuito a rendere questo sport un fenomeno globale. Accanto ai campi storici di Wimbledon o agli stadi più celebri dei grandi tornei compaiono scenari insoliti che testimoniano la diffusione planetaria del gioco, come il campo realizzato sul tetto del Burj Al Arab a Dubai, diventato nel tempo uno degli esempi più spettacolari d’incontro tra sport e architettura. In questo modo la narrazione si allarga progressivamente: dalle partite si passa ai contesti, dagli atleti ai luoghi, dalle competizioni alle trasformazioni culturali.

Tra i protagonisti ricordati nel volume compaiono anche molti nomi della tradizione italiana: dalle figure storiche, come Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta, fino ai campioni della generazione più recente, come Jannik Sinner e Matteo Berrettini. Questa varietà di protagonisti permette agli autori di costruire un racconto che attraversa diverse generazioni, mostrando come il gioco sia cambiato nel tempo senza perdere il proprio fascino.

Pur narrando di grandi nomi, il libro rifiuta la retorica dell’eroe. I campioni emergono come figure complesse, spesso contraddittorie, segnate da fragilità, insicurezze, ossessioni. Storie di tennis insiste sul fatto che il talento non protegge dal fallimento, dall’esposizione pubblica, dall’usura psicologica.

La struttura del testo, composto da brevi capitoli autoconclusivi, permette di affrontare temi molto diversi tra loro. Alcune storie sono legate a momenti epocali, altre a curiosità o dettagli poco noti, ma tutte contribuiscono a creare una visione complessiva più ampia.

Il libro si può leggere in modo lineare, ma dà il meglio di sé quando viene attraversato liberamente, seguendo associazioni personali. È un testo che invita al vagabondaggio: ogni capitolo è una porta d’ingresso diversa in uno stesso mondo, osservato da angolazioni sempre nuove. In questo senso, Storie di tennis assomiglia più a una storia culturale informale che a un saggio sportivo classico. Dalle sue pagine emerge chiaramente come questo sport non sia soltanto una competizione tra due giocatori, ma un fenomeno culturale che, nel corso del tempo, ha intrecciato società, politica, costume e spettacolo.

Questo approccio riflette anche il percorso professionale dei due autori. Martini è un giornalista che da anni si occupa di sport e ha seguito da vicino molte vicende del circuito internazionale, sviluppando una conoscenza approfondita della storia e dei protagonisti di questa disciplina. Francesconi, anch’egli giornalista e commentatore, ha dedicato gran parte della propria attività al racconto degli eventi sportivi e alla divulgazione delle storie che stanno dietro alle competizioni. La collaborazione tra i due è nata proprio con l’intento di unire competenze e prospettive diverse per costruire un libro che non fosse una semplice cronaca agonistica, ma un viaggio tra aneddoti, trasformazioni tecniche e vicende umane.

Lo stile della narrazione rispecchia questa impostazione. Martini e Francesconi adottano una scrittura chiara e scorrevole, evitando il linguaggio eccessivamente tecnico e preferendo raccontare ogni episodio come una piccola storia autonoma. La struttura frammentata rende la lettura dinamica e permette al lettore di passare da un argomento all’altro senza difficoltà: una pagina può essere dedicata a un momento storico, quella successiva a una curiosità o a un dettaglio legato all’immaginario sportivo. Il tono rimane sempre divulgativo, ma allo stesso tempo ricco di riferimenti storici e culturali che aiutano a comprendere meglio l’evoluzione del tennis.

Alla fine della lettura emerge l’idea che il tennis non sia soltanto una sequenza di incontri e tornei, ma un universo fatto di storie, simboli e trasformazioni. Le vicende dei campioni si intrecciano con cambiamenti sociali, innovazioni tecniche e mutamenti dell’immaginario collettivo. Proprio questa prospettiva rende il libro interessante anche per chi non segue abitualmente il circuito: le pagine mostrano come dietro ogni partita esista un contesto più ampio fatto di cultura, costume ed eventi. In questo modo Storie di tennis diventa non solo una raccolta di episodi curiosi e significativi, ma anche un modo diverso di raccontare uno degli sport più diffusi al mondo.

Il libro in una citazione
«C’è chi lo aveva definito un predestinato. E attesissimo il grande risultato è arrivato: alle 16 del 4 giugno 2024 – un martedì di sole a Parigi, dopo giornate di pioggia incessante, Jannik Sinner è il nuovo numero uno del mondo.»

13 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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