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Libri per chi ama davvero leggere

L’ottava vita (per Brilka), la saga famigliare fidelizzante sul “secolo rosso”

Raccontando sogni e speranze di otto discendenti di un fabbricante di cioccolato, Nino Haratischwili ripercorre cento anni di Storia della Georgia in un’opera che non perde occasione di richiamare a sé i lettori

di Enzo Palladini

Dettaglio della copertina del libro "L'ottava vita" di Nino Haratischwili (Marsilio)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 5 su 5.

L’ottava vita (per Brilka)
Autrice: Nino Haratischwili
Editore: Marsilio
Traduttrice: Giovanna Agabio
Anno edizione: 2024
Anno prima edizione: 2014 (Germania)
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 1129

Consigliato a chi vuole conoscere veramente a fondo cento anni di storia dell’Unione sovietica e delle sue Repubbliche.

Un secolo di storia della Georgia, ovviamente intrecciata con le pratiche torbide e sanguinose dell’Unione sovietica. Un secolo raccontato attraverso le vicende di una famiglia durante sei generazioni, con un focus particolare su sette donne, più un’ottava che è una donna in divenire. Il filo conduttore che lega tutte queste eroine è una ricetta segreta, quella di una cioccolata calda ineguagliabile per sapore e profumo, che può essere tramandata solo a voce e solo tra donne.

L’ottava vita ha un doppio significato. Da una parte indica la giovane Brilka (che in realtà si chiama Anastasia coma la trisavola), l’ottava donna importante della famiglia in ordine cronologico, dall’altra è sinonimo di eternità, perché nella cultura georgiana il numero otto indica appunto questo concetto.

Per capire meglio il senso del titolo del romanzo di Nino Haratischwili occorre una spiegazione della sua struttura. La voce narrante è quella di Niza Jashi, nata a Tbilisi l’8 novembre 1973. Brilka è invece la figlia dodicenne di sua sorella maggiore Daria, morta suicida dopo una vita complicata. Niza si rivolge spessissimo a Brilka nel corso del testo, immaginando di raccontare proprio a lei l’affascinante storia della famiglia e, in particolare, delle grandi donne che l’hanno portata avanti.

Ci sono anche degli uomini, certo, ma spesso sono personaggi deboli che compaiono e scompaiono in circostanze tragiche, per colpa o per pura sfortuna. Una delle eccezioni è l’uomo da cui tutto parte, poco prima della fine dell’Ottocento: il trisavolo di Niza. Non sapremo mai il suo nome e nemmeno la geolocalizzazione delle sue origini. Sappiamo solo che aveva una fabbrica artigianale di cioccolato e che fu proprio lui a inventare la ricetta dell’estasi (gravata però anche da una maledizione) che sarebbe stata tramandata per le generazioni successive. E poi sappiamo che sposa in prime nozze Ketevan, dalla quale ha tre figlie femmine: Lida, Meri e soprattutto Anastasia, che sarà la bisnonna di Niza. Poi Ketevan muore e il trisavolo sposa in seconde nozze Lara. Nasce una quarta figlia, Christine, che diventerà prima una ragazza e poi una donna bellissima. Sposerà un alto funzionario del Partito comunista sovietico, ma diventerà anche l’amante di uno stretto collaboratore di Stalin, scelta che le costerà molto cara.

Anastasia, detta Stasia, s’innamora del giovane ufficiale Simon Jashi (che poi morirà in guerra senza e non sarà mai seppellito in una tomba su cui piangere) e decide di sposarlo. Simon è sempre in viaggio, al servizio dell’Armata rossa, ma durante i brevi incontri amorosi con la moglie genera due figli: un maschio, Kostantin detto Kostja, e una femmina, Kitty. Kostja segue le orme paterne e diventa un alto ufficiale dell’esercito, sposa Nana dopo una travagliata vita amorosa, diventa padre di Elene. Kitty, invece, s’innamora di un amico di infanzia che poi deciderà di passare dalla parte dei nazisti, contro l’esercito sovietico. Quell’amore così forte e così turbolento segnerà per sempre Kitty, costretta a emigrare per nascondersi prima a Praga e poi a Londra, dove seguirà il suo talento per la musica diventando una vera rockstar.

Elene, la figlia di Kostja, si rivela una ragazza altamente irrequieta, con sbalzi d’umore improvvisi e scelte sentimentali a volte discutibili. Ancora giovanissima, durante una vacanza sul Mar Nero con il padre, si innamora di Vasili, uno spiantato sognatore. Kostja vorrebbe farli sposare ed entrambi accettano, ma poi Elene aiuta Vasili a sfuggire pur essendo in attesa della prima figlia, Daria, che il padre non vedrà mai. Più o meno simile anche l’arrivo della seconda figlia, Niza. E qui arriviamo appunto a Brilka, figlia di Daria e ancora una volta senza padre. Ribelle e molto intelligente anche lei, ma non potrebbe essere altrimenti.

Haratischwili è una scrittrice di grande talento e L’ottava vita (per Brilka) ne è la palese dimostrazione. Nata a Tbilisi, la capitale della Georgia, nel 1985, vive da molto tempo a Berlino; scrive in un tedesco molto “evoluto e raffinato” (così viene descritto in Germania), ed è anche drammaturga e regista teatrale. L’ottava vita è un libro fidelizzante: pur essendo lungo circa 1200 pagine non annoia mai, guida il lettore attraverso gli anni e i tormenti delle protagoniste, commuove nei momenti più drammatici, esalta in alcune pagine pensate e realizzate davvero in maniera sublime. I personaggi sono raccontati nei minimi dettagli: vengono messi a nudo i loro pensieri, le loro preoccupazioni, il loro atteggiamento verso la vita. Questo avviene in particolare per le otto donne della storia (sette più Brilka) e anche per gli unici due uomini che escono dal romanzo con l’onore delle armi: il trisavolo senza nome e Kostantin detto Kostja, che – pur fedelissimo all’Unione sovietica e al comunismo (su cui l’autrice è molto critica) – viene descritto come un uomo con dei principi e un onore, al di là delle sue innumerevoli scappatelle.

C’è una traccia che può legare L’ottava vita (per Brilka) a Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez. L’analogia più evidente è il periodo temporale che vi viene descritto, ma c’è anche la forza straordinaria di tutti i personaggi, che in questo caso sono al femminile, mentre nel capolavoro di Márquez sono prevalentemente al maschile. Il romanzo di Haratischwili è anche permeato di quel realismo magico reso noto dal Premio Nobel colombiano: ci sono persone morte che si fanno vedere disinvoltamente in mezzo ai vivi come se niente fosse, ci sono premonizioni, ci sono atti di eroismo su vari livelli, c’è la magia che accompagna dei gesti quotidiani, come quello di preparare una cioccolata calda che non può essere immaginata o imitata se non da una donna della famiglia Jashi.

Il libro in una citazione
«Il mondo danzava una ridda. Gli scheletri sotto terra davano il ritmo. Le rose sbocciavano nere. Le strade erano ponti sospesi, ondeggianti, pronti a precipitare da un momento all’altro.»

26 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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