Raccontando la storia di un giovane che deve imprimere nuovo corso a una vita improvvisamente stravolta, Gianluca Gotto celebra il coraggio di cambiare e lancia un messaggio di speranza
di Raffaele Nuzzo

Succede sempre qualcosa di meraviglioso
Autore: Gianluca Gotto
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2021
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 429
Consigliato a chi è appassionato di viaggi, filosofie orientali, buddismo, Vietnam.
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… perché è il racconto dei viaggi dello stesso autore, tra cui l’esperienza in Vietnam.
Non avesse genitori divorziati, Davide – personaggio principale di Succede sempre qualcosa di meraviglioso di Gianluca Gotto – sarebbe un ragazzo come tanti: laureato in architettura, praticante in un prestigioso studio di una grande città, da cui ambisce di essere assunto, e felicemente fidanzato. Crede, al pari dei più, che la vita scorra su un binario dritto che ricongiunge obiettivi da inanellare, studiati preventivamente a tavolino. Fino a quando quella linea retta si spezza, deraglia all’improvviso e le sue certezze crollano. Si ritrova infatti, senza apparenti e valide motivazioni, disoccupato e single dall’oggi al domani. E, come se non bastasse, a sugello di questa triste sequela, arriva la morte del caro nonno, sua figura di riferimento, si direbbe paterna. Un nonno fulgido esempio di stoicismo, vedovo prima disperato e poi rinsavito dal lutto, con ruolo da comprimario in tutta la storia. Nel testamento, l’anziano esprime il desiderio che il nipote vada in Vietnam per assolvere una missione molto particolare e incontrare un uomo di cui vengono specificati solo i connotati.
Davide, dopo giorni di titubanza, decide di imbarcarsi sull’aereo e, una volta giunto a destinazione, è assalito da paure, spaesamento e dubbi circa i trascorsi del nonno. Del resto non potrebbe essere altrimenti: partire per un Paese lontanissimo per incontrare uno sconosciuto del quale si ignora quasi tutto. Tant’è che, terrorizzato dal poter essere rapinato, Davide controlla compulsivamente la tasca del pantalone per sincerarsi di avere addosso il portafoglio.
Il protagonista di Succede sempre qualcosa di meraviglioso si crede in un’altra dimensione, su un altro pianeta. Sebbene avverta un senso di inquietudine, alla fine si scioglie ed entusiasticamente vi si smarrisce dentro, commutando ipotetiche insidie in opportunità. Un “dolce naufragare” in un luogo esotico, completamente diverso da quello da cui proviene. Quando lo incontra, Guilly lo sconosciuto è un italiano che vive in Vietnam da lunghissimo tempo, dove ha sconfitto un invalidante mal di vivere, e ora è prodigo di consigli su come affrontare meglio la vita. Una sorta di grillo parlante, insomma, che trasforma un sano fatalismo in pensiero positivo e gratitudine e che supporta e illumina Davide tutte le volte in cui cede alla negatività.
Quest’ultimo prova ad ambientarsi, con estrema delicatezza, mostrando assoluto rispetto per una cultura tanto differente dalla sua. Lo si percepisce dall’approccio e dalla conversazione che intrattiene con una nativa, Hang, di cui si è invaghito, con la quale dialoga restando sempre in allerta e temendo costantemente di premere su nervi scoperti, alla stregua di un elefante in una cristalleria. In realtà, Davide è solo curioso di confrontare il suo mondo con quell’altro, di approfondire una cultura che però non vorrebbe assolutamente oltraggiare. Senz’altro, un grande insegnamento nell’epoca del ritorno agli imperialismi e prevaricazioni politiche.
Il viaggio in lungo e largo per il Vietnam, a bordo di una moto, è un’esplorazione tout court tra mare, colline, montagne e città molto dissimili fra loro. A ogni fermata corrisponde una consapevolezza maggiore del presente, del “qui e ora”, e l’itinerario diviene un viatico interiore alla ricerca di se stesso con un Cicerone molto particolare. L’intensità dell’esperienza porta addirittura a riconsiderare tutte le proprie convinzioni, riuscendo a scorgere il labile confine tra il possedere ogni cosa e il possedere ciò che davvero conta per essere felici.
Viene quasi spontaneo un parallelismo con un grande classico, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry (1943), perché si rivede quel fanciullo stretto tra un’ingenua curiosità e una sincera perplessità, se non preoccupazione, per determinati dogmi esistenziali.
Il viaggio ricorre spesso in letteratura, contenitore com’è di emozioni e sensazioni anche forti e sconvolgenti. Infallibile maestro di vita, che il viaggiatore introspettivo segue attentamente ritornando con un bonus di preziosa crescita personale. Lo sa bene Gianluca Gotto, viaggiatore incallito, il cui Succede sempre qualcosa di meraviglioso si accende nel modo più comune, quello da “romanzo”: presentazione del protagonista e vicissitudini annesse e connesse. Un personaggio ben caratterizzato, uno “sfigato” a cui vanno tutte storte. In questa prima fase, ogni avvenimento è ben raccontato, ben circostanziato e, quasi come fosse un’autobiografia celata sotto mentite spoglie, i ricordi di quel periodo sono particolareggiati e nitidi. Forse scolpiti da una grossa e fresca sofferenza patita, visto che è ambientato non oltre dieci anni fa. E, nonostante tutte le avversità, in quei momenti davvero bui Davide conserva comunque del “buono” nei suoi pensieri. Riesce a comprimere la rabbia covata, tenerla “a tappo”, senza esplodere o implodere. Pertanto, è impossibile che il lettore non solidarizzi con lui. Contagiosa è la sua brama di rivalsa e poi, nelle sue parole, in quegli episodi di collera e delusione, è facile che un comune mortale ci si ritrovi. Complice il tono della scrittura, così naturale, ordinato, pacato, che pur tradisce sprezzo verso piaghe sociali quali sfruttamento lavorativo (quello dei rider, per l’esattezza), spersonalizzazione del lavoratore a vantaggio dell’indice di produttività e controllo asfissiante da parte del datore di lavoro. All’uopo, però, il registro si irrigidisce, muta in crudo e asciutto, ciò che meglio si addice per delineare un profilo da “ultimo” della società con tutte le sue frustrazioni.
Se, agli esordi, il ritmo narrativo è abbastanza incalzante, dopo decelera. La corsa sfrenata del personaggio, tormentato da una vita grama e frenetica, vira in cammino riflettuto e spirituale. Il soggiorno vietnamita è la redenzione dall’esistenza vuota e materialistica in Italia, volutamente intrapresa. Inconsciamente, almeno fino a quel momento. Un corollario di riflessioni, di meditazioni, di sapiente lettura dei segni.
Succede sempre qualcosa di meraviglioso fa percepire di essere un estratto delle esperienze, delle letture, degli incontri dell’autore, nonché un condensato di postulati di medicina cinese e scienze olistiche. È un olio essenziale su carta stampata di quanto abbia contribuito alla progressione personale. Concetti e postulati buddisti, di filosofia orientale sono scientemente spiegati mediante esempi concreti, comprensibili anche ai “negati”. Se effettivamente quanto viene narrato in questo libro è ispirato a fatti realmente accaduti, allora si assiste al miracolo della speranza, alla svolta che dà beneficio a chi non si arrende.
La biografia di Gianluca Gotto può testimoniarlo. Prima blogger, poi romanziere di successo, ha esordito con Le coordinate della felicità (Mondadori, 2018), bestseller da centocinquantamila copie vendute e proclama del nomadismo digitale. Tra le altre sue pubblicazioni si ricordano Quando inizia la felicità (Mondadori, 2024) e Verrà l’alba, starai bene (Mondadori, 2025).
In Succede sempre qualcosa di meraviglioso Gotto riesce a emozionare, a commuovere, poiché racconta di un luogo soffermandosi su piccoli grandi dettagli – tipo gli occhi della gente – oppure albe, tramonti, brezze, fenomeni quotidiani che solitamente si danno per scontati e che lui fa diventare cerimoniali pieni di magia. Il suo fine ultimo è insegnare ad apprezzare quanto è intorno, incluse le cose più semplici. La sua scrittura provoca un teletrasporto: chi legge s’innamora del Vietnam, inizia ad avere voglia di visitarlo. In pratica, il romanzo fa decadere lo stereotipo del Paese conosciuto fondamentalmente come il teatro di una sanguinosa e lunga guerra di qualche decennio fa. Non c’è documentario, reportage o book fotografico in Rete che tenga. Bastano le parole di Gotto, accurate e accorate, a promuovere questo Stato dell’Asia. Il contesto è dipinto da parole zuppe di pace e ammirazione e quelle bellezze naturali così sconvolgenti sono la colonna sonora del romanzo. Allo stesso tempo, l’autore non si scompone in arzigogoli lessicali, lo stile di comunicazione resta asciutto e posato.
Succede sempre qualcosa di meraviglioso è un faro sulle troppe grigie esistenze, appiattite e standardizzate, inconsapevoli, che il sistema sociale fabbrica in serie. È un invito a seguire la propria strada, a farsi “fiume” e non “roccia”. Con parsimonia, dosando a dovere, l’autore insaporisce la storia con un pizzico di suspense, e la trama risulta quindi più avvincente.
Gotto richiama la meraviglia dell’attimo e insegna la destrezza nel coglierlo. Carpe diem e goditi sempre lo spettacolo attorno, pare voler dire. In questo romanzo – che per metà è pura letteratura di viaggio, per l’altra è un percorso interiore alla ricerca di sé – Davide evolve e accetta ciò che deve accettare, cambia ciò che può cambiare. Comprende l’ineluttabilità del tempo, l’immutabilità di taluni fatti e inneggia alla fluidità condannando la fissità del pensiero.
Il protagonista accumula, nel suo soggiorno vietnamita, ricchezza interiore, risalendo la piramide dell’illuminazione fino a giungere in cime e avere una visione più nitida e larga del grande gioco della vita. Da quella posizione, è possibile veder accadere tante cose meravigliose.
Con Succede sempre qualcosa di meraviglioso lo scrittore lascia un forte messaggio di speranza, di rivincita, di ribalta. Realizzabile solo a una condizione: il coraggio di partire, di cambiare, di stravolgere tutto.
Il libro in una citazione
«E allora non è forse meglio fallire seguendo i propri sogni? Facendo ciò che più si ama? In quel caso non è nemmeno un fallimento, è solo un’esperienza. La sofferenza c’è quando cadi mentre stai correndo in una direzione che non volevi nemmeno prendere!»
2 marzo 2026
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