In un romanzo cupo il grande scrittore belga indaga la psiche umana attraverso la storia di un diciannovenne che decide di iniziarsi alla vita adulta commettendo un omicidio
di Eva Garavaglia

La neve era sporca
Autore: Georges Simenon
Traduttore: Mario Visetti
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2024
Anno prima edizione: 1948 (Francia)
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 266
Consigliato a chi è affascinato da personaggi che compiono azioni apparentemente illogiche e che mettono in discussione le proprie certezze morali.
In un Paese europeo occupato militarmente il giovane Frank Friedmaier, figlio di una proprietaria di un bordello e cresciuto senza un padre, decide che per iniziarsi veramente alla vita adulta sia necessario uccidere un uomo. Compie la tremenda azione, cosa che in un primo momento lo soddisfa. Tuttavia, ben presto, si spinge ancora oltre per dimostrare di essere un uomo e per cercare quel qualcosa di più che lo appaghi pienamente.
Con La neve era sporca Georges Simenon ci racconta di quella noia e apatia che spesso colpiscono i giovani, anche al giorno d’oggi. Ciò che impressiona subito il lettore, infatti, è la totale assenza di una vera motivazione dietro a un gesto così efferato.
Frank è un ragazzo privo di uno scopo nella vita e la sua esistenza è segnata dal vuoto emotivo e da una spasmodica ricerca di azioni per determinare chi è veramente perché non riesce ad afferrarlo. Il rapporto con la madre, Lotte, non lo aiuta perché più lei cerca di capirlo più lui sente allargarsi il divario tra di loro. È un personaggio tormentato, che però non sa di esserlo. Nel corso del romanzo il lettore lo percepisce continuamente in movimento, alla ricerca di qualcosa che nemmeno lui sa cos’è, tuttavia viene sempre descritto come freddo e calmo. La mancanza del padre è un altro elemento che contraddistingue il giovane protagonista, che non sa chi è e chi vuole e può essere.
Lo sguardo che Frank cerca nel vicino di casa Holst rappresenta un punto affascinante del romanzo perché sembra suggerire che grazie a una figura maschile il ragazzo possa cambiare e redimersi, tuttavia non viene esplicitamente approfondito.
La neve era sporca è un romanzo permeato da una tensione continua, dovuta alla spirale distruttiva che genera Frank, il quale a mano a mano perde connessione col mondo. Il giovane, infatti, sembra indifferente all’occupazione nazista, alle privazioni e agli stenti in cui vive la maggior parte degli abitanti, compresa Sissy, la ragazza di cui si è invaghito.
La trama è focalizzata sui personaggi e non stupisce quindi la scelta di descrizioni scarne, a eccezione di quelle che riguardano la neve, che ha quasi più voce di loro, in quanto non solo specchio del contesto in cui Frank vive e spesso contraltare dei suoi stati d’animo, ma anche espressione di innocenza “macchiata”. Nella terza parte del romanzo le descrizioni si diradano, in coerenza con la perdita di importanza dello spazio esterno per il protagonista.
La scrittura di Simenon, essenziale e priva di fronzoli, accompagna magistralmente la tensione crescente della trama, senza mai indulgere in eccessi melodrammatici. Il grande scrittore belga, vissuto tra il 1903 e il 1989, riesce ancora una volta a esplorare con grande profondità la psicologia dei suoi personaggi, delineando un quadro di solitudine e disperazione.
La neve era sporca è un’opera che tocca tematiche universali come lo spaesamento giovanile, la ricerca di un senso della vita e il desiderio di redenzione in un racconto che sfida le certezze morali del lettore come un altro grande romanzo sulla colpa e sulla redenzione, ossia Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij. In entrambi i romanzi i giovani protagonisti non hanno una motivazione ragionevole per il loro omicidio, eppure chi legge non può fare a meno di provare compassione e di parteggiare per loro. Personaggi controversi, che nel lettore possono suscitare fastidio per come ragionano, ma la combinazione di colpevolezza e di innocenza fa sì che vengano amati.
Un romanzo cupo, in cui lo scrittore belga manifesta il suo interesse, ancora di più che in altre opere, per la psiche umana. Nel 1950 Simenon, insieme a Frédéric Dard, ha tratto dal romanzo una trasposizione teatrale, mentre nel 1953 l’opera è stata adattata per lo schermo dal regista Luis Saslavsky.
Il libro in una citazione
«Non c’è più città, più Lotte, più Minna, più nessuno, più tram all’angolo della via, più cinema e più universo. Non c’è più niente, solo un vuoto che sale, un’angoscia che gli fa sprizzare il sudore alle tempie e che lo costringe a portarsi la mano al lato sinistro del petto.»
23 febbraio 2026
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