Ancora oggi il classico del grande letterato tedesco che racconta la sua permanenza di fine Settecento nel nostro Paese si rivela una lettura eccezionale per l’unicità dello sguardo posato su paesaggi, cultura, usi e costumi
di Manuela Mongiardino

Viaggio in Italia
Autore: Johann Wolfgang von Goethe
Editore: Mondadori (i Meridiani)
Traduttore: Emilio Castellani
Anno edizione: 1990
Anno prima edizione: 1817 (Confederazione Germanica)
Genere: Classici
Pagine: 854
Note: Prefazione di Roberto Fertonani
Consigliato a chi, nella lettura, cerca non tanto un momento di evasione, ma il confronto con uno degli scrittori più apprezzati e più letti su scala mondiale. Particolarmente adatto a noi italiani, che ritroviamo luoghi e ambienti conosciuti ma qui raccontati attraverso lo sguardo di Goethe e filtrati dalla distanza temporale.
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Roma di Nikolaj Gogol’. Traduzione di Antonella Romano. Marsilio 2003.
L’autore russo riflette sulla Russia e l’Occidente, sull’arte e sulla scrittura, grazie ai numerosi soggiorni romani, che determinano la sua rinascita nella Città Eterna.
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Sulle tracce di Goethe in Sicilia di Peter Stein (documentario, Italia 2020).
Per ripercorrere le tappe dell’autore raccontate nel Viaggio in Italia.
Nel 1786 Goethe, a trentasette anni, intraprese il suo viaggio in Italia, durato quasi due anni. Partì consultando una famosa guida: il libro di Johann Jacob Volkmann, scrittore tedesco, autore di Notizie storico-critiche dell’Italia (Historisch-kritische Nachrichten von Italien, 3 vol., Leipzig, 1770-71), una guida sul nostro Paese all’epoca molto popolare tra i viaggiatori di lingua tedesca.
Goethe partì da Karlsbad, diretto a sud: attraversò il Tirolo, il Veneto, la Pianura Padana, la Toscana fino ad arrivare in Sicilia. Tornò a Napoli per trascorrere poi un lungo periodo a Roma, che lo mise in contatto con la realtà italiana, con la cultura, con l’arte.
Spingendosi fino in Sicilia, isola che amò per i suoi forti contrasti (una natura quasi tropicale, vulcani attivi e arte classica) andò ben oltre molti altri viaggiatori del tempo. Egli affermò di sentirsi a casa entro i nostri confini, in un luogo conosciuto fin da bambino, attraverso i racconti del viaggio del padre, i quadri appesi in casa, lo studio in famiglia della lingua e della musica italiana.
In Viaggio in Italia Goethe descrive non tanto il tragitto quanto le bellezze artistiche che vi trova. Durante il suo secondo soggiorno a Roma, cui dedica la parte più corposa, visita zone archeologiche, musei, collezioni private e frequenta molti letterati e artisti, la maggior parte svizzeri o tedeschi, dai quali impara a disegnare statue e a dipingere paesaggi. Johann Gottfried Herder, filosofo precursore del movimento preromantico Sturm und Drang, Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, il pittore che lo ritrasse nel famoso quadro nella campagna romana, Heinrich Meyer, pittore e critico d’arte, e Angelika Kauffmann, pittrice e collezionista, facevano parte della società tedesca residente a Roma che Goethe frequentava.
Molto interessanti sono le descrizioni delle feste popolari, in particolar modo quella del Carnevale, e delle abitudini della società romana, che egli paragona a quella tedesca. Nelle ultime pagine del libro Goethe si sofferma sulla sua esperienza culturale italiana e su come si sente al momento di lasciare la Città Eterna: paragona se stesso a Ovidio che, nei Tristia, racconta il suo allontanamento da Roma.
La bellezza di Viaggio in Italia non deriva tanto dal seguire le giornate trascorse da Goethe nel nostro Paese, impossibili da riassumere, bensì dalle sensazioni che il lettore prova durante la lettura. Si tratta di un’opera letteraria che, a prima vista, potrebbe essere scambiata per un diario o per il semplice resoconto di un percorso compiuto dall’autore nell’arco di due anni; più propriamente, però, può essere considerata un saggio, in cui la descrizione a tutto tondo dei luoghi visitati diventa il mezzo per ampliare la conoscenza di sé e imparare a guardare il mondo da una prospettiva diversa.
Il tema del viaggio come formazione, tuttavia, non coincide con quello del Bildungsroman, genere letterario che racconta la maturazione del protagonista il quale, attraverso errori e prove da superare, giunge infine all’integrazione sociale nell’età adulta. Quando Goethe scrive che ogni giorno è un arricchimento e una nuova vita, chiarisce che il suo itinerario non si prefigge una meta finale, ma riguarda la sua formazione profonda come artista e scrittore.
Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, saggista, pittore, teologo, filosofo, umanista, scienziato, critico d’arte e musicale tedesco. Per la sua mente eclettica è stato considerato uno dei più grandi letterati tedeschi ed è stato reputato uno dei casi più rappresentativi nel panorama culturale europeo. La sua attività fu rivolta non solo alle arti umanistiche ma anche alla biologia e alle scienze in genere, tanto che scrisse libri su fenomeni fisici e naturali. La sua ampia e approfondita conoscenza di letterature non solo europee ma anche arabe e persiane lo rese una mente eccezionale e aperta a tutte le esperienze culturali. Iniziò la sua formazione a Francoforte, in una famiglia colta, benestante e aperta alla cultura e alla lingua italiana, inglese, francese, latina, ebraica. Studiò giurisprudenza a Lipsia e a Strasburgo prima di arrivare a Weimar come precettore del duca e successivamente consigliere di Stato, carica che gli conferì sostanze e prestigio, ma che lo legò a doppio filo al ducato, lasciandogli poco spazio per la sua già avviata attività di scrittore e poeta. Fu proprio per questo che, nel 1786, partì di nascosto per un viaggio in Italia durato quasi due anni: per dedicarsi completamente alla scrittura e alla sua formazione artistica e creativa.
Lingua e stile sono centrali nel Viaggio in Italia e lo distinguono da un semplice resoconto. Questo si percepisce chiaramente nella cura che contraddistingue la scrittura del testo, basato su lettere e appunti scritti durante la permanenza in Italia. L’autore ritornò solo successivamente a quelle carte, per darle alle stampe in due volumi: il primo uscì nel 1816 e il secondo nel 1817; un terzo volume riguardante la sua seconda visita a Roma fu pubblicato nel 1829. L’edizione moderna propone un testo in un unico volume suddiviso in due parti: la prima comprende il tratto dalla partenza alla Sicilia fino al rientro a Napoli; la seconda si basa sul secondo soggiorno a Roma. La lingua utilizzata è sobria, chiara, senza enfasi e solo talvolta si lascia andare a un tono poetico, richiamato dalla meraviglia provata per la bellezza dei paesaggi e delle unicità artistiche della nostra Penisola.
Goethe narra di questa sua esperienza come viaggio interiore, che egli compie per trovare se stesso, senza trattare di esotismi e luoghi comuni che un tedesco del suo tempo poteva notare nel nostro Paese. Il suo obiettivo è osservare e comprendere, imparare, ma mai stupire. Proprio per questo motivo il lessico è preciso e privo di orpelli, legato alla percezione visiva, che utilizza ogni scenario per imparare, non per insegnare qualcosa al lettore. Lo scrittore infatti osserva, comprende e riflette sul suo progressivo mutamento a contatto con arte, paesaggio e cultura. La sua scrittura non è asettica, è partecipata, e talvolta riesce a farci sorridere quando gli capita di scontrarsi con modi di fare totalmente diversi da quelli tedeschi: tra questi la diversa suddivisione delle attività quotidiane. Le abitudini alimentari, i diversi orari, il lavoro, il riposo e il passeggio vengono esaminati nelle loro differenze con la madrepatria; sorride e comprende il motivo per cui al Sud, in estate, risulti molto gravoso lavorare sotto la canicola. Ogni singola esperienza, anche minima, risulta formativa per lui, uomo di corte venuto dal Nordeuropa.
Viaggio in Italia è considerato un classico della letteratura tedesca tra Settecento e Ottocento. Il testo è insieme una guida artistica e culturale del tempo, un diario in cui Goethe annota le esperienze e le sensazioni provate.
L’esperienza consentì a Goethe di compiere il passaggio definitivo da una visione concettuale a una visione oggettiva della classicità. Lasciare Weimar gli servì per maturare come scrittore e come scienziato; fu infatti al suo ritorno che Goethe iniziò a dedicarsi con slancio allo studio scientifico della natura, andando oltre le concezioni degli scienziati del suo tempo, producendo opere di spessore come la Metamorfosi delle piante e la Teoria dei colori, temi ai quali si era avvicinato proprio in Italia. Non dobbiamo però pensare che Viaggio in Italia sia un classico dei primi dell’Ottocento pesante e ostico. Goethe conduce il lettore lungo l’Italia descrivendo posti, monumenti, scavi archeologici e piazze. Il suo sguardo da colto scrittore del passato fa notare a chi legge oggi come i luoghi siano sempre sostanzialmente uguali nonostante lo scorrere del tempo; quello che cambia è il modo di vivere e la società.
L’autore non si atteggia – e ne avrebbe diritto – a conoscitore di arte, letteratura e personaggi illustri, ma scopre le particolarità di un Paese che ha amato fin da bambino e ce le comunica con lo stupore e la meraviglia che contraddistinguono chi si sente più scopritore che divulgatore.
Nonostante tanti scrittori famosi abbiano pubblicato i loro viaggi in Italia, questi hanno sempre posto l’attenzione sulle impressioni emotive che la loro permanenza suscitava – come Stendhal – o hanno messo al centro l’architettura o l’ideale estetico – come John Ruskin e Johann Joachim Winckelmann. Solo Nikolaj Gogol’, similmente a Goethe, considerò Roma il luogo adatto alla sua rigenerazione artistica.
Viaggio in Italia è un itinerario intimo che tiene insieme estetica, conoscenza e maturazione; viaggio non come spostamento geografico, ma come percorso di formazione che diventa così esperienza conoscitiva totale, capace di trasformare chi guarda – l’autore – prima ancora di descrivere ciò che viene visto.
Il libro in una citazione
«”Io perlomeno ho l’impressione di non aver mai apprezzato come qui il valore delle cose di questo mondo, e mi rallegro delle fauste conseguenze che ne ritrarrò per tutta la vita”.
Roma, 10 novembre 1786.»
11 febbraio 2026
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