La protagonista del classico della scrittrice inglese Sylvia Townsend Warner lotta per ritagliarsi un’identità propria quando sembra che gli altri la abbiano già decisa per lei e si rivela così molto attuale
di Eva Garavaglia

Lolly Willowes. O l’amoroso cacciatore
Autrice: Sylvia Townsend Warner
Editore: Adelphi
Traduttrice: Grazia Gatti
Anno edizione: 2019
Anno prima edizione: 1926 (Regno Unito)
Genere: Classici
Pagine: 176
Consigliato a coloro che apprezzano le lotte silenziose per affermare se stessi e cercano il proprio spazio nel mondo.
Campagna inglese, fine Ottocento. Laura Willowes cresce in una famiglia agiata che possiede una fabbrica di birra, amata genuinamente dal padre e rispettata dai fratelli. Per una donna della sua condizione è inevitabile pensare che debba prendere marito, tuttavia Laura non mostra mai interesse per nessuno dei suoi pretendenti. Così, alla morte del padre, si trasferisce a vivere a Londra presso la famiglia del fratello e diventa la “zia Lolly”, che si prende amorevolmente cura dei nipoti e che aiuta la cognata in casa, indispensabile, eppure invisibile, data per scontata. La vera svolta avviene quando, a quarantasette anni, Laura decide di trasferirsi nel villaggio di Great Mop, immerso nella campagna da lei tanto amata.
Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore di Sylvia Townsend Warner è il racconto del lento e tenace risveglio di una donna che rifiuta i ruoli imposti e sceglie di vivere secondo il suo io autentico.
I Willowes ci vengono presentati come una famiglia conservatrice, rigida, rispettabile e legata alle tradizioni al punto tale che nella casa in cui vivono da generazioni non hanno mai cambiato la disposizione dei mobili. Nessuno di loro è veramente ostile o coercitivo nei confronti di Laura, che viene considerata con quell’affetto paternalistico che però sottende un giudizio ben preciso: la donna, anche se zitella, è una figura amorevole che si occupa dei bambini e della casa. Perfino il nipote Titus, che sembra essere colui che la comprende di più, non riesce a cogliere la solitudine e l’estraniamento della zia. Così tutti i personaggi, inconsapevolmente, contribuiscono a frammentare l’identità della protagonista in molteplici Laura Willowes, ognuna corrispondente al singolo sguardo di ciascun altro. La Laura autentica, però, è quella che va a vivere a Great Mop.
Le descrizioni dei luoghi sono cruciali nell’esprimere le fasi della vita di Laura: Londra rappresenta le routine borghesi che la soffocano, mentre Great Mop – con le sue colline dolci, la brughiera antica e i silenzi vivi – le consente di respirare davvero. È interessante notare che è proprio un luogo a rappresentare inizialmente il diavolo: la brughiera, infatti, parla a Laura e la convince a stringere un patto con un padrone che “non desidera e non giudica”.
I temi principali sono quelli che noi oggi riconosciamo come legati al femminismo: l’emancipazione femminile e la critica ai ruoli sociali imposti alle donne, che non considerano la loro volontà e il loro potenziale. L’elemento soprannaturale dona originalità alla narrazione e rappresenta la liberazione spirituale della protagonista.
Nella prima parte lo stile è realistico con punte di ironia, in quanto deve rendere la noia e il senso di claustrofobia dato dalle abitudini borghesi. Diventa invece poetico e introspettivo quando Laura va a vivere in mezzo alla natura.
Lolly Willowes è un romanzo potente sulla condizione delle donne all’epoca della scrittrice, ma che resta attuale perché racconta qualcosa di universale: il desiderio di essere te stessa e la fatica di ritagliarti un’identità propria quando il mondo sembra già averla scritta al posto tuo.
Sylvia Townsend Warner (1893–1978) è stata una scrittrice e musicologa inglese. Lolly Willowes fu la sua prima opera e affronta il tema del sovvertimento dei valori sociali, cuore di tutta la sua produzione e della sua stessa vita, in quanto ebbe una lunga relazione omosessuale, durata fino alla morte della compagna.
Il libro in una citazione
«È vero che si può attizzare il fuoco con un candelotto di dinamite senza che succeda nulla? Credo di averlo sentito alle conferenze scientifiche a cui accompagnavo le mie nipoti. Comunque, se non è vero per la dinamite, lo è per le donne. Ma le donne lo sanno di essere dinamite, e non vedono l’ora che si verifichi l’esplosione che renderà loro giustizia.»
19 dicembre 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA




