L’irredimibile protagonista dell’ultimo romanzo dell’americano Ron Rash, il più poderoso per intreccio e carica drammatica, è molto efficace nel restituire i lati oscuri della fame di potere
di Sabrina Colombo

Serena
Autrice: Ron Rash
Traduttrice: Valentina Daniele
Editore: La nuova frontiera
Anno edizione: 2025
Anno prima edizione: 2008 (Usa)
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 375
Consigliato a chi vuole leggere un romanzo con una protagonista dal cuore nerissimo.
Nella Carolina del Nord del 1929 le compagnie dedite al taglio e alla commercializzazione del legname stanno avendo la meglio su un territorio di grande bellezza. Il loro indiscriminato intervento sta devastando intere vallate, sconvolgendone gli equilibri.
Fra questi imprenditori ci sono i coniugi Permberton: George ha conosciuto la misteriosa Serena a Boston e tra i due è scattata un’intesa fisica e mentale irripetibile. Serena è orfana di una ricca famiglia del Colorado, ma allevata nelle migliori scuole del New England. Dopo la morte dei genitori per influenza, brucia – è proprio il caso di dirlo – i ponti dietro di sé, intenzionata a farsi strada nella vita.
Giunta a Waynesville al braccio di George – con cui è convolata a nozze dopo poche settimane di corteggiamento – è pronta ad assumere le redini dell’impresa. La sua smania di ricchezza la porta a progettare l’espansione degli affari in Brasile, dove esiste uno sconfinato bacino di foreste e poche leggi in grado di contrastare l’avanzata di gruppi di potere disposti a tutto per il profitto.
Serena è proprio così: disposta a tutto. Gli operai la ammirano e la temono: conosce il mestiere, sa contrattare con le maestranze e avere la meglio in caso di contestazioni e proteste. Fiera, indomita, ribelle agli stereotipi dell’epoca – che la vorrebbero relegata al ruolo di gentile consorte e compagna discreta – decide di addestrare un’aquila alla caccia dei serpenti a sonagli, e ci riesce. Da lì in poi solcherà i polverosi sentieri di montagna a cavallo del suo purosangue e con il temibile rapace al braccio, pronto a spiccare in volo al suo segnale. Quando scopre che il marito ha avuto un figlio da una ragazza del luogo, rimasta incinta pochi mesi prima del matrimonio, Serena non si scompone, allontana madre e bambino.
La vita tuttavia le darà scacco matto proprio sulla questione della maternità e a quel punto non resterà che tentare di accomodare il presente affinché il futuro della famiglia Pemberton si avvii sui binari ideati da Serena. Per perseguire i propri obiettivi la donna non esiterà a ricorrere a ogni stratagemma superando la linea che divide l’affarismo dalla criminalità, la scorrettezza dall’illegalità manifesta.
Rispetto agli altri romanzi di Ron Rash fin qui pubblicati dalla Nuova frontiera, certamente questo è il più poderoso per intreccio e carica drammatica.
Ancora una volta, Rash non si accontenta delle mezze misure: se Blackburn, protagonista del Custode (2024), era portatore di valori totalmente positivi, virtuoso fino alle estreme conseguenze, Serena è una donna dalla personalità indecifrabile, completamente negativa e senza alcun desiderio di riscatto morale, una Lady Macbeth in chiave moderna, sfrenatamente ambiziosa, ma priva di sensi di colpa.
Non un’osservazione leggera o spiritosa esce dalla bocca di Serena per le oltre trecento pagine del romanzo: la protagonista è priva di autoironia, è una sfinge senza emozioni; gli appassionati di narrativa americana potranno fare il raffronto con un altro iconico racconto dell’addestramento di un rapace da parte di una donna di grande temperamento, quello contenuto nelle Avventure di Augie March di Saul Bellow (Einaudi, 1962). Mentre Bellow si dilunga nel riportare i tragicomici tentativi posti in essere dalla compagna di Augie con un’aquila in crisi di identità (che condurranno a un epilogo sgangherato ed esilarante), Rash in poche righe magistrali rendiconta le quarantott’ore di tregenda e di puro combattimento psicologico tra la donna e l’animale che si risolvono nella irrevocabile sottomissione del secondo alla volontà ferrea della prima. È il punto drammaturgicamente più alto del romanzo, denso di valore simbolico.
Serena si sviluppa secondo un climax crescente, che porta al ristabilirsi della giustizia senza, tuttavia, passare per il tramite della redenzione dei violenti o del perdono accordato dai sopravvissuti. I personaggi di contorno contribuiscono a dare verosimiglianza a un’opera in cui il rischio poteva essere quello di rendere la protagonista grottesca nel suo presentarsi come assolutamente irredimibile. L’autenticità dei comprimari, ricchi di chiaroscuri, esclude in radice questo pericolo: fra questi spiccano il predicatore McIntyre, ossessionato dalla Bibbia; il caposquadra Snipes, dispensatore di pillole di saggezza attinta da chissà quale contesto in cui si è istruito; il medico del campo Cheney, vanesio e scioperato, che paga cara la propria superficialità quando ne fa le spese Serena; lo sceriffo McDowell, novello Don Chisciotte impegnato a combattere le lobby politico-economiche; il perfido Galloway, cui Serena salva la vita e che diventa il suo “uomo-ombra”; persino la madre di Galloway ipovedente, che legge il futuro e vaticina la fine di un’epoca.
Tutti sono inseriti in un’ambientazione naturale potente. La capacità descrittiva è uno dei maggiori pregi dell’autore: il resoconto degli incidenti subiti dai boscaioli, senza esclusione di particolari crudi: la scena iniziale in cui George fronteggia il padre della ragazza che ha ingravidato, risolvendo la contesa nel sangue; il combattimento brutale tra l’aquila addestrata da Serena e il drago di Komodo arrivato in città con un gruppo di circensi sono alcuni dei momenti più suggestivi di un’opera che sa raccontare un mondo, l’America rurale delle popolazioni abbarbicate sui crinali scoscesi degli Appalachi, vittime designate di un capitalismo senza regole che, di lì a pochi anni, produrrà danni apocalittici.
Ancora una volta, come nei precedenti romanzi – soprattutto La terra d’ombra e Un piede in paradiso – Rash interseca le vite dei protagonisti con le vicende dei suoi luoghi di origine: il racconto della disperazione di chi, dopo il crollo del 1929, ha perso tutto; delle condizioni di lavoro intollerabili dei tagliatori e trasportatori di legname: gli infortuni e i lutti all’ordine del giorno, la devastazione dell’ecosistema sono temi ricorrenti in Serena. Rash dà ampio spazio anche alla questione degli espropri statali, portati avanti con il supporto lungimirante di poeti e intellettuali dell’epoca che intravedevano i pericoli dello sfruttamento selvaggio e si battevano per l’istituzione di riserve.
Il romanzo impiega alcuni personaggi storici, sempre in un contesto finzionale, per rendere ancora più suggestivo il sottofondo: si citano i Vanderbilt e i Rockfeller, il bibliotecario e scrittore Horace Sowers Kephart (definito “il nostro Thoreau”), l’ambientalista direttore del National Park Service Horace Marden Albright, politici, artisti e mecenati illuminati che sostennero la campagna per realizzare un parco tra le Great Smokey Mountains e le Blue Ridge Mountains, un’oasi protetta estesa tra North Carolina e Tennessee, in cui salvaguardare la biodiversità degli Appalachi. Il Great Smoky Mountains National Park sarebbe stato in effetti istituito dal Congresso americano solo nel 1934 e ufficialmente inaugurato da Franklin Delano Roosvelt nel 1940.
Ron Rash (Chester, South Carolina, 1953) è fra i più stimati autori contemporanei di romanzi e poesia, vincitore di numerosi riconoscimenti negli Stati Uniti. Insegna letteratura presso la Western Carolina University. In Italia La nuova frontiera ha pubblicato Un piede in paradiso (2021), La terra d’ombra (2022) e Il custode (2024).
Il libro in una citazione
«Mentre usciva in macchina dal campo, vide Serena sull’Half Acre Ridge, con Galloway che la seguiva da vicino. L’aquila volteggiava lentamente nella valle. “La preda crede che se rimane immobile abbastanza a lungo l’aquila non la noterà” gli aveva detto Serena; “ma alla fine la preda si muove, e quando lo fa l’aquila la vede sempre”.»
11 dicembre 2025
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