Narrando la storia di un magnate del caffè di New Orleans, che deve fare i conti con un passato personale e famigliare affollato di scheletri nell’armadio, il texano Thomas Zigal firma un’opera ad alta tensione con giustificate ambizioni di grande romanzo americano
di Sonia Vaccaro

The White League
Autore: Thomas Zigal
Traduttore: Nicola Manuppelli
Editore: readerforblind
Anno edizione: 2025
Anno prima edizione: 2007 (Usa)
Genere: Gialli & Noir
Pagine: 632
Consigliato a chi è interessato a esplorare il tema del razzismo nel Sud degli Stati Uniti e delle ambiguità nelle relazioni famigliari.
Ascolta la playlist ispirata al libro: The White League a ritmo di black music
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… perché ispirato all’assassinio di tre attivisti per i diritti civili avvenuto nella contea di Neshoba (Mississippi) nella notte tra il 21 e 22 giugno 1964 per mano di alcuni membri del Ku Klux Klan.
Fosse per Paul Blanchard, magnate del caffè discendente da una potente famiglia di New Orleans, quel giovedì del febbraio 1990 si concluderebbe con la festa di compleanno della figlia tredicenne Julie. Alla porta della lussuosa dimora di St. Charles Avenue bussano però due uomini i cui nomi non compaiono nella lista degli invitati: Mark Morvant, compagno di studi di Blanchard ai tempi della Tulane University, e Louis Robb, ex poliziotto di Shreveport che gli fa da “guardia del corpo”. Non è casuale il fatto che il deputato Morvant, suprematista bianco di origine Y’ats, faccia visita a Blanchard a ridosso delle elezioni che decreteranno il prossimo governatore della Louisiana. Morvant è in cerca di appoggio politico e sostegno economico in vista dell’imminente campagna elettorale e la richiesta che avanza a Blanchard ha i contorni dello sporco ricatto: entro tre settimane quest’ultimo dovrà corrispondergli tutti i milioni di dollari necessari a garantirgli la corsa alla carica di governatore e nell’operazione dovrà coinvolgere gli esponenti della White League, organizzazione paramilitare suprematista bianca fondata proprio in Louisiana nel 1874 che, secondo Morvant, è ancora attiva negli ambienti aristocratici di New Orleans frequentati da Blanchard. Se non raggiungerà l’obiettivo, Paul potrà scordarsi della sua bella mogliettina ebrea, dei suoi due figli e della vita agiata che conduce con loro. Si apre così uno scenario che il quarantenne ha temuto per circa vent’anni della sua vita, esattamente dal momento in cui Morvant ci mise del suo per aiutarlo a tirarsi fuori da una losca faccenda, ora testimoniata in tutta la sua minacciosa natura da un orecchino di conchiglie caori, gelosamente custodito dall’aspirante governatore per così tanto tempo.
The White League di Thomas Zigal è un’opera che indaga le eredità del razzismo nel Sud degli Stati Uniti. Lo scrittore texano, noto per trattare con onestà narrativa questioni quali disuguaglianza sociale e trauma storico, l’ha scritto nel 2007 in apertura della trilogia di New Orleans, proseguita con Many Rivers to Cross (TCU Press, 2013) e Outcry Witness (TCU Press, 2019). A differenza di James Lee Burke, suo conterraneo cui Kirkus Review lo ha paragonato, Zigal racconta il suprematismo con lo sguardo dell’élite bianca. In The White League adotta il punto di vista degli aristocratici di New Orleans, rivelando contraddizioni e colpe mai espiate.
Il romanzo, arrivato solo ora in Italia grazie alla casa editrice romana readerforblind, che ne ha affidato la traduzione a Nicola Manuppelli, è difficilmente incasellabile nelle definizioni di genere. Potrebbe essere associato a un poliziesco, ma le indagini sulla White League svolte da Paul – che oltretutto non è un detective – sono uno stratagemma narrativo volto a porre questioni morali. È quindi un thriller etico, dalle venature noir, che mette il protagonista davanti a scelte cruciali tra menzogna o verità, onestà o corruzione, vita o morte. Al taglio etico associa però quello storico, poiché viene ripercorsa l’attività dell’organizzazione suprematista dalla battaglia di Canal Street agli anni Trenta e, con aggiunte fictionali, fino agli anni Novanta del secolo scorso, e si accenna anche all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Gli eventi storici vengono affrontati sia attraverso la narrazione in presa diretta delle vicende in cui è coinvolto il protagonista sia grazie al compito esplicativo sapientemente affidato ad alcuni personaggi: a Padre Joe Dombrowski, professore di storia al liceo gesuita che Paul frequentava, e a Nico Menotti, compagno di suo fratello maggiore Perry impegnato nella stesura di una tesi di dottorato sulla White League. L’opera di Zigal ha anche tratti di una saga sulla “grande famiglia”, intesa sia come associazione di persone con affinità ideologiche e comuni interessi economici sia come nucleo biologico di appartenenza.
Della sua famiglia d’origine Paul si accorge di aver sempre saputo pochissimo o quasi nulla: sicuramente meno di Perry che, a causa della sua omosessualità non accettata, è stato costretto a capirne piuttosto precocemente la visione del mondo; e anche meno della sorella minore Kathleen, che risulta ben più informata benché, in quanto donna, non abbia mai potuto ambire ad alcuna reale considerazione. Quel che è certo è che ora Paul capisce che tutto non è come sembrava, a partire dal diverso modo di intendere l’amore filiale del defunto padre – ammirato per le capacità imprenditoriali, ma finché troppo volitivo nel decidere il destino dei figli – e della madre – ora in balia ai postumi di un ictus, ma considerata inadeguata al ruolo anche quando era pienamente in sé, eppure portatrice di un legame decisamente più votato al loro vero bene.
Ciò che accade nella famiglia di Paul, la minaccia di Morvant e le circostanze che gli hanno consentito di avanzarla sono tutti argomenti che ruotano attorno alla White League che, a livello di struttura narrativa, diventa il perno di trame e sottotrame, fra loro così ben amalgamate da risultare a tratti indistinguibili. Con uno stile asciutto, particolarmente efficace in chiusura di capitolo, Zigal costruisce un testo lucido e spietato, in cui la tensione narrativa non viene mai meno e gli eventi accadono in un modo mai completamente prevedibile.
Molti dei personaggi coinvolti sono estremamente complessi, come l’enigmatico Jaren Jarboe, amico d’infanzia di Paul e figlio di Rosetta, l’amata balia nera che da sempre sostituisce la signora Blanchard nel ruolo di madre. Jaren – che sta scontando una condanna a trent’anni per omicidio colposo e altri capi d’imputazione ad Angola, nel principale penitenziario di massima sicurezza della Louisiana, e sta lottando invano per ottenere la libertà condizionata da giudici avvezzi a prendere decisioni ancor prima di ascoltare le parti in causa – dà prova del grande realismo psicologico di cui è capace Zigal.
La caratterizzazione di alcuni personaggi è particolarmente efficace anche grazie a parallelismi che ne mettono in risalto le qualità: se gli eventi avessero seguito un altro corso, Nola Guimont, una giovane creola morta per overdose, sarebbe potuta diventare come Angélique Thomas, l’efficiente e realizzata assistente di Paul, anch’essa creola; la generosità e il disinteressato impegno politico della consigliera comunale Whilhelmina Philips, che da anni subisce minacce a causa del suo attivismo per i diritti civili, fa da contraltare allo sfrenato arrivismo di Morvant.
Tutti loro si muovono in una New Orleans che non è puro sfondo delle azioni. Con la sua storia tanto convulsa e le sue tradizioni tanto radicate, le sue strade in cui serpeggiano odio per gli svantaggiati e violenza contro i privilegiati, i suoi club privati e le sue confraternite in cui una trentina di famiglie decide il destino dell’intera collettività, le sue paludi che occultano cadaveri e segreti, New Orleans incide sul corso degli eventi più di quanto possa riuscire a fare una qualsiasi altra ambientazione.
In The White League i luoghi sono strettamente legati ai fatti, che spesso richiamano temi eternamente attuali come l’abbattimento dei monumenti confederati. Significativa, a tal proposito, è la tumultuosa scena in cui Morvant cerca di preservare il Monumento alla libertà, allora situato in Canal Street. Eretto nel 1891 dal governo democratico di stampo sudista in ricordo della White League e della battaglia di Liberty Place, fu al centro di asprissime controversie per essere infine smontato durante la notte del 27 aprile 2017 – ovvero dieci anni dopo la pubblicazione del romanzo – da addetti comunali che indossavano giubbotti antiproiettili ed erano protetti da un folto schieramento di poliziotti.
Tra tutti i luoghi di New Orleans, Zigal ne sceglie uno in particolare per custodire segreti che Paul crede inviolati: il piccolo cottage situato nel giardino della sua residenza. Uno spazio che cambierà completamente destinazione d’uso e che, proprio come lui, percorrerà un arco di piena trasformazione.
Paul è un personaggio molto sfaccettato, a tratti contraddittorio. In pochi mesi, acquisisce consapevolezza e ridefinisce la sua identità, inizialmente imperniata quasi esclusivamente su una base di menzogne, proprie e altrui. Nella sua generosa confessione al lettore, resa in prima persona a conclusione del percorso, emergono questioni dalla portata considerevole (corruzione morale, giustizia negata, vendetta, redenzione, memoria individuale e collettiva, perdono), tutte dipanate sul filo dell’eterna dicotomia bene-male. Per struttura, temi e stile The White League ambisce – in modo malcelato e alquanto giustificato – a essere eletto grande romanzo americano.
Il libro in una citazione
«Non volevo credere che fossimo cresciuti in un mondo fatto di segreti tanto squallidi e menzogne. Quindi, era tutta una farsa? Le persone di cui ci fidavamo non erano chi pensavamo fossero.»
6 dicembre 2025
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