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Libri per chi ama davvero leggere

Ultima notte da poveri, racconti fuori dal comune

Nella sua ultima raccolta di storie verosimili Fernando Aramburu riesce sempre a cogliere di sorpresa il lettore posando uno sguardo intriso di malinconia e ironia sulla vita d’ogni giorno

di Enzo Palladini

La copertina del libro "Ultima notte da poveri" di Fernando Aramburu (Guanda)

⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4 su 5.

Ultima notte da poveri
Autore: Fernando Aramburu 
Editore: Guanda
Traduttore: Bruno Arpaia
Anno edizione: 2025
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 231

Consigliato a chi vuole avvicinarsi a piccoli passi all’affascinante prosa di Fernando Aramburu.

Se ti interessa, leggi anche
Il bambino di Fernando Aramburu. Traduzione di Bruno Arpaia. Guanda 2024.
Un’esplorazione psicologica intorno all’elaborazione di un lutto grave all’interno di una famiglia.
Patria di Fernando Aramburu. Traduzione di Bruno Arpaia. Guanda 2017.
Storia di gente comune, di affetti, di amicizie, all’interno di una comunità lacerata.

Maestro nella stesura di romanzi pervasi di umanità e sentimento, Fernando Aramburu si cimenta qui sulla distanza breve del racconto, senza perdere mai le caratteristiche portanti della sua narrativa. Un misto di malinconia e ironia, una serie di storie, quattordici per l’esattezza, che sanno spesso sorprendere per la loro conclusione, a volte l’esatto contrario di quanto suggeriscono gli indizi disseminati lungo il percorso.

Il racconto che dà il titolo all’intera raccolta è Ultima notte da poveri. Beatriz e Lorenzo, due fidanzati, decidono di rapire l’anziano signore presso il quale la ragazza presta servizio saltuariamente come domestica, dopo avere scoperto che l’uomo è in possesso di una fortuna nascosta. Lorenzo usa la violenza per convincere il Signor Claudio a rivelare il nascondiglio del suo tesoro, ma alla fine lui e Beatriz vengono beffati, lasciando intendere una fine tragica che lo scrittore riesce a dissimulare con un tocco di ironia. In Combattimento viene immaginato uno sport sanguinario, la lotta con le biciclette. Due uomini si fronteggiano usando la bici, non come mezzo di locomozione ma come arma contundente. Il fortissimo Taylor di solito schianta qualunque avversario, ma un giorno viene umiliato da Tirolin, il più mingherlino dei lottatori, in possesso della bicicletta più sgangherata, grazie a un pizzico di astuzia e a tanta fortuna.

Il suicidio di Richi Pardal è la storia surreale di un uomo malato di depressione e afflitto da mal di schiena che per completare l’opera viene anche licenziato dall’azienda per cui lavora. Decide allora di suicidarsi, ma in una maniera insolita: vuole che l’estremo gesto venga consumato di fronte a un pubblico pagante. Non riuscirà a mettere in pratica il suo intento proprio per la maniera maldestra in cui è stato concepito.

Il racconto più lungo e ricco di sofferenza s’intitola Klaus. La routine della vita di una coppia viene sconvolta dalla malattia del vicino di casa, un anziano professore che vive con la moglie. I due coniugi faticano a trovare il coraggio di fare una visita a Klaus (questo è il nome del vicino) e la prossimità di questo dramma finisce per influenzare negativamente anche i due protagonisti principali.

Nella raccolta troviamo molti degli ingredienti che caratterizzano i romanzi dello stesso autore – per esempio Il bambino, un viaggio tra i sentimenti di chi, afflitto da un lutto grave, reagisce alla propria maniera, diversa da quella di tutti gli altri.

Il suo stile è stato definito “realismo poetico” perché le storie che racconta, almeno inizialmente, possono essere catalogate come verosimili o tratte dalla vita di tutti i giorni. Ma in ognuna di esse, Aramburu introduce un elemento destabilizzante, un evento a sorpresa che marca la differenza tra uno scrittore comune e un talento puro. Si riflette molto sul senso della vita e della morte, sull’opportunità di accettare fino alla fine un destino avverso, sull’incomprensione tra esseri umani. Ma c’è anche tanta ironia in alcuni racconti, per esempio Fatalità, in cui l’atletico e piacente Ricardo capisce di essere alla fine del matrimonio con Marta, attrice di successo. Il motivo del distacco fa sorridere e intristisce allo stesso tempo: la donna accusa il marito di non essere capace di fermare il tempo.

L’autore vive da circa quarant’anni in Germania, ma in passato aveva sempre ambientato le sue opere in Spagna, anzi quasi sempre nei Paesi Baschi. Stavolta si trova parecchia Germania, sicuramente nei racconti Bruno, Klaus, La poltrona della signora Michalski e Cose da bambini. In quest’ultimo racconto, un uomo che si imbarca su una nave da crociera per scappare dal mondo che lo circonda, incontra casualmente l’uomo a cui molti anni prima ha rovinato il volto con un cacciavite. Un atto di violenza che era stato catalogato come una cosa da bambini, appunto, ma che poi ha condizionato pesantemente la vita di entrambi.

Con Ultima notte da poveri, Aramburu torna al passato, mettendoci tutto il suo entusiasmo. Le sue prime pubblicazioni, risalenti alla fine del Novecento, erano appunto racconti, anche per l’infanzia. Solo in un secondo tempo, in particolare con l’uscita di Patria nel 2016, lo scrittore basco ha consolidato la sua fama di romanziere, culminata con numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. La tecnica narrativa è stata definita “cinematografica”: ogni racconto si apre con una scena forte, che ci porta subito all’interno della vicenda narrata. Poi prosegue con uno stile asciutto, quasi minimalista, sempre controllato ma così efficace che alla fine di un racconto viene l’impulso immediato di cominciare il successivo.

Il libro in una citazione
«Sono grato all’inverno perché mi libera dall’espormi a conversazioni di circostanza e ai pettegolezzi dei vicini.»

26 novembre 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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