Questa volta l’americano Michael McDowell, autore dell’acclamatissima saga Blackwater, ci cattura con un horror d’ambientazione moderna che rivela i mostri nascosti nelle pieghe di vite comuni e sovverte stereotipi culturali ed estetici partendo dallo sterminio di una famiglia residente in una località immaginaria della Florida
di Sabrina Colombo

Luna fredda su Babylon
Autore: Michael McDowell
Traduttrice: Elena Cantoni
Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2025
Anno prima edizione: 1980 (Usa)
Genere: Horror & Gotico, Gialli & Noir
Pagine: 435
Consigliato agli appassionati di horror e southern gothic declinati in un’ambientazione moderna.
È un caldo pomeriggio di luglio del 1965 a Babylon, cittadina immaginaria della Florida nordoccidentale, ai confini con l’Alabama. Jim e JoAnn Larkin stanno risalendo in barca il fiume Styx, un corso d’acqua paludoso che lambisce la piccola proprietà agricola in cui abitano. Sono coltivatori di frutti di bosco, persone semplici che conducono un’esistenza scandita dal lavoro e dalla cura dei figli Jerry e Margaret. Improvvisamente i due sposi scompaiono nelle acque melmose dello Styx, senza che i corpi vengano mai ritrovati: le ricerche permettono solo di rinvenire la loro imbarcazione capovolta, arenata fra gli sterpi, sul fondo della quale viene individuato un sacco di iuta con alcuni serpenti velenosi.
Passano gli anni, quindici per l’esattezza: i figli di Jim e JoAnn sono cresciuti, anche grazie alle premure della nonna Evelyn. Il commercio di mirtilli non garantisce prosperità ai due ragazzi, sulla proprietà grava un mutuo cui è sempre più difficile far fronte, la banca cittadina è a un passo dal rilevare l’attività per incapienza del patrimonio.
Margaret, quattordicenne, scompare dopo un pomeriggio di tregenda, in cui una scrosciante pioggia ha inondato le strade danneggiando il ponte che collega Babylon alla circostante area di campagna. Sotto la campata, affiora il cadavere della ragazza, uccisa con selvaggia violenza: le indagini del coroner ne accertano lo stato di gravidanza avanzata.
Chi ha ucciso Margaret Larkin? Lo stesso uomo con cui ha avuto una relazione? Esiste un collegamento con la morte dei suoi genitori, rimasto un cold case?
L’indagine dello sceriffo Ted Hale coinvolge l’intera comunità, ma i sospetti sembrano concentrarsi su un solo individuo: il colpevole perfetto agli occhi dei più. La verità non è così semplice, occorre dipanare le tessere di un ingegnoso rompicapo, un puzzle che coinvolge diversi protagonisti, ciascuno interessato in modo diverso a insabbiare le attività investigative. La tranquilla e placida provincia nasconde una macchinazione architettata da chi pone la convenienza personale al di sopra del rispetto per la vita umana. Chi ha sterminato i Larkin deve fare i conti – più che con le autorità locali, lente e impacciate nel collegare gli indizi – con i fantasmi evocati dalla propria coscienza, difficili da ignorare, che prendono forma di terribili visioni.
In Luna fredda su Babylon il mix di genere horror, southern gothic e thriller viene declinato in una ambientazione moderna. L’assolata Florida e la sua natura lussureggiante e indomabile diventano metafora dell’azione salvifica e purificatrice delle forze superiori che agiscono in funzione di un lieto fine, per dare giustizia a chi è stato annientato dalla cupidigia altrui.
Il profondo Sud americano, cristallizzato all’anno 1980, è già di per sé bastevole a garantire un sapore vintage alla trama: a un passo dalla rivoluzione epocale, introdotta dalla diffusione del web e dei social media, leggere di indagini porta a porta, rapporti cartacei e utilizzo dei metodi deduttivi tipici del mystery del periodo d’oro risulta piacevole e intrigante. I passi del racconto spaventosi e pulp – come potrebbero mancare in un romanzo horror? – assolvono al compito di esorcizzare le paure più ancestrali legate al destino dell’uomo. Lo stesso fiume Styx ricorda lo Stige, che nella mitologia greca e romana è un punto di accesso agli inferi e che viene citato da Dante nel quinto cerchio dell’Inferno: qui assume la veste di linea di confine tra la città e la campagna, la vita e la morte, la virtù civica e la corruzione, la giustizia e la vendetta.
L’elemento acquatico – allusivo e iperbolico, sempre accompagnato da descrizioni di sabbie mobili, stagni maleodoranti illuminati dalla luce spettrale della luna – in effetti è ricorrente nella produzione letteraria di Michael McDowell: la sua opera più ambiziosa – Blackwater – porta il nome di un fiume che esiste veramente e che attraversa l’Alabama.
La prosa di Luna fredda su Babylon è scorrevole: chi associa la narrativa di genere a una lingua sciatta e stereotipata si sorprenderà di quanta cura delle singole frasi e ricchezza lessicale può ritrovare nel romanzo.
Rimane spazio anche per riflettere sul tema degli stigmi sociali grazie alla curiosa figura di Belinda Hale (l’amica di Margaret) attorno alla quale si avvita tutto il complesso meccanismo narrativo. Belinda viene soprannominata “Miss Pie” per l’esuberanza delle sue forme, una caratteristica che poco si sposa con il ruolo di cheerleader che McDowell le affida: se nell’immaginario collettivo la cheerleader è un’adolescente filiforme e atletica, qui è rappresentata come una pin up burrosa e felicemente sovrappeso, interessata ai piaceri del cibo e del sesso. L’impressione è che McDowell – negli edonistici anni Ottanta, con una mirabile capacità di anticipare i tempi – utilizzi la scrittura per sovvertire alcuni stereotipi culturali ed estetici e lo faccia introducendo personaggi enigmatici e ambivalenti, non necessariamente positivi e per questo tanto più realistici, che hanno la sfrontatezza di non lasciarsi condizionare dall’opinione dei più.
Luna fredda su Babylon racconta i mostri interiori che si nascondo tra le pieghe di esistenze comuni: spettri e morti viventi, lapidi divelte e tombe scoperchiate sono proiezioni esterne del disagio esistenziale, alludono alla malvagità, che non è qualcosa di eccezionale ma che può annidarsi in chiunque. Il romanzo, infine, è una riflessione lucida sulle conseguenze del male, non solo per chi lo subisce ma anche per chi lo esercita.
Michael McDowell (Enterprise, Alabama 1950-Boston, MA, 1999), laureato in letteratura inglese, è stato autore di romanzi horror. Ha lavorato per il cinema: sue sono le sceneggiature di Beetlejuice e Nightmare before Christmas di Tim Burton, nonché diversi episodi di serie antologiche tra cui la mitica Alfred Hitchcok presenta e I racconti della cripta. La saga di Blackwater – composta di sei volumi – lo ha reso autore di culto amato in tutto il mondo. Neri Pozza sta ripubblicando le sue opere dal 2023.
Il libro in una citazione
«Anche lui aveva visto la strana sagoma, che però era svanita appena le aveva puntato addosso lo sguardo, un’evanescenza bianco gesso che aveva perso ogni solidità, sciogliendosi nell’ondeggiare dell’erba alta e nera.»
21 novembre 2025
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