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Libri per chi ama davvero leggere

Come sopravvivere ai social network e imparare a usarli senza lasciarsi usare

Il saggio del neurologo Alessandro Roca invita all’igiene digitale, una convivenza consapevole con il mondo virtuale che non induce ad abbandonare quello reale, spiegando come attuarla

di Chiara Boccardo

La copertina del libro "Come sopravvivere ai social network" di Alessandro Roca (Edizioni Mondo Nuovo)

⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4 su 5.

Come sopravvivere ai social network. Linee guida per prevenire gli effetti collaterali
Autore: Alessandro Roca
Editore: Mondo Nuovo
Anno edizione: 2025
Genere: Media e comunicazione
Pagine: 193

Consigliato a chi desidera capire davvero come i social network influenzano la mente, il tempo, le relazioni e vuole imparare a usarli in modo più consapevole.

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Homo Deus di Yuval Noah Harari. Traduzione di Marco Piani. Bompiani 2018
… per chi ama i saggi che uniscono filosofia, storia e futurologia in una visione ampia e provocatoria del futuro.

Nel panorama editoriale contemporaneo, saturo di manuali motivazionali e guide all’uso consapevole della tecnologia, Come sopravvivere ai social network di Alessandro Roca si distingue per un tono sobrio, lucido e soprattutto per l’autenticità dello sguardo. Non è un libro che pretende di fornire ricette miracolose per “staccarsi dallo schermo” né un trattato tecnico sul funzionamento degli algoritmi: è piuttosto un invito alla riflessione, un viaggio ragionato attraverso i meccanismi, visibili e invisibili, che regolano il nostro rapporto quotidiano con i social network e, più in generale, con l’universo digitale che ci avvolge.

Roca è un medico, un neurologo per l’esattezza, e questo dato biografico non è secondario: il suo sguardo nasce da un’osservazione clinica e umana insieme. Nella sua esperienza professionale ha visto come i comportamenti digitali incidano sulla salute delle persone, sull’equilibrio mentale, sulle relazioni e sulla qualità del tempo vissuto. E da questa prospettiva nasce il suo saggio, che si muove con passo scientifico ma linguaggio accessibile, cercando di tradurre la complessità dei fenomeni digitali in un discorso alla portata di chiunque.

Il libro si apre come un racconto delle origini: Roca ripercorre la nascita e lo sviluppo dei social network, ne descrive l’ascesa come strumenti di comunicazione e condivisione e la loro rapida trasformazione in sistemi complessi di interazione, intrattenimento e controllo. Ci ricorda che all’inizio tutto sembrava innocuo, persino entusiasmante: facebook, instagram, twitter e le altre piattaforme avevano l’aria di un grande esperimento democratico, un modo per avvicinare persone lontane, dare voce a chi non ne aveva mai avuta, scavalcare le barriere geografiche e sociali. Ma, come accade per molti strumenti potenti, la spinta iniziale verso l’apertura ha lasciato il posto a un uso sempre più pervasivo, a dinamiche che non erano state previste né forse prevedibili. È qui che Roca introduce la nozione chiave di “effetti collaterali”: un termine mutuato dal linguaggio medico che applica con efficacia al mondo digitale. I social, dice, non sono il male in sé; producono però conseguenze, e come ogni farmaco potente richiedono una posologia, un controllo, una consapevolezza del rischio.

Essi funzionano per meccanismi di ricompensa intermittente: ogni notifica, ogni “mi piace”, ogni messaggio inatteso attivano nel cervello un piccolo rilascio di dopamina, una microscarica di piacere che spinge a ripetere il gesto. Si crea così un circuito di attesa e soddisfazione che, a lungo andare, può degenerare in una vera e propria dipendenza comportamentale. L’evoluzione ci ha dotati di un sistema attentivo e relazionale calibrato sulla scarsità; i social, al contrario, ci immergono in un ambiente di sovrabbondanza costante, dove tutto è stimolo, segnale, richiamo.

Un altro tema che l’autore affronta con lucidità è quello dell’identità. Nei social network, l’identità si costruisce attraverso immagini, parole, contenuti selezionati. Ogni utente diventa il curatore di una propria rappresentazione, parziale e filtrata, che tuttavia finisce per assumere un peso reale nella percezione di sé.

Si vive tra due dimensioni — quella online e quella offline — e il confine tra le due diventa sempre più poroso. È una forma di pressione sottile, spesso inconsapevole, che può generare stress, insicurezza, senso d’inadeguatezza. Roca sottolinea come questo problema non riguardi solo i giovani o gli influencer, ma anche chiunque viva parte della propria socialità online: pure il semplice condividere un pensiero o una foto comporta una scelta, una messa in scena, una micro-performance.

Interessante anche la parte dedicata al corpo. Pochi libri sul digitale si soffermano sul corpo fisico; l’autore, da medico, lo fa con naturalezza. Scrive di sonno, di occhi affaticati, di disturbi dell’umore e d’impatto sulle funzioni cognitive. Ci ricorda che il corpo non è un dettaglio secondario, ma la prima interfaccia tra noi e il mondo. E che la salute digitale passa anche attraverso la consapevolezza fisica: quanto tempo stiamo seduti, quanto respiriamo davanti a un monitor, quanto movimento reale compensiamo alle ore virtuali. È una visione integrata dell’essere umano, dove mente e corpo reagiscono insieme agli stimoli dell’ambiente digitale. In questo senso, la “sopravvivenza” ai social diventa un progetto olistico: un equilibrio tra neurologia, psicologia, fisiologia e cultura.

Il titolo del libro, Come sopravvivere ai social network, riassume bene il messaggio complessivo. “Sopravvivere” non significa fuggire, ma attraversare: mantenere la propria integrità in un ambiente che tende a diluirla. La sopravvivenza di cui si parla è un atto di equilibrio, una competenza da esercitare. Non è nostalgia del mondo predigitale, ma una proposta di convivenza più matura con il presente. Il rischio indotto dai social non è solo l’abuso, ma anche la perdita di misura: quando ogni interazione diventa mediazione, quando ogni emozione si traduce in un post, quando la vita reale cede il passo a quella narrata. L’autore invita allora a una sorta di “igiene digitale”: un termine che richiama l’igiene mentale e fisica, una pratica di cura quotidiana. E, come ogni pratica di salute, richiede costanza, consapevolezza e piccoli gesti ripetuti.

Ciò che rende questo saggio importante è la sua onestà intellettuale. Non promette una liberazione, ma un cammino di consapevolezza. Non cede all’allarmismo, ma nemmeno all’ingenuità. Propone una via di mezzo, la più difficile da percorrere: quella della misura. La scrittura di Roca accompagna, non predica; spiega, non semplifica. È un libro che si legge velocemente, ma che lascia il bisogno di essere riletto con calma, perché molte delle sue intuizioni si rivelano a posteriori, quando ci si sorprende a riconoscere in se stessi i comportamenti descritti.

Un aspetto interessante dello stile è la capacità di mantenere un tono personale senza cadere nell’aneddotico. Pur non raccontando di sé, la voce che emerge è quella di un osservatore partecipe, che conosce dall’interno le dinamiche di cui parla. La formazione medica consente di spiegare con precisione i meccanismi neurobiologici e di cogliere le sfumature emotive e sociali. La scrittura è lineare, quasi clinica nella chiarezza, ma non fredda. Alterna brevi passaggi descrittivi a riflessioni più ampie, e il risultato è un testo scorrevole ma denso. È evidente la volontà di restare comprensibile a tutti: Roca non si nasconde dietro tecnicismi, ma traduce il linguaggio scientifico in immagini quotidiane. In questo senso, il suo stile si avvicina a quello della divulgazione di qualità: rigore ed empatia, precisione e umanità.

Al termine della lettura, resta la sensazione di avere conversato con qualcuno che non giudica ma osserva, che non impone ma suggerisce. È questo il suo valore più grande: un invito alla responsabilità individuale, alla cura del proprio tempo e della propria mente. In fondo, il messaggio di Roca è sì semplice ma anche profondo: la tecnologia non è neutra, siamo noi a darle forma e direzione. Sopravvivere ai social network significa imparare a usarli senza lasciarsi usare, a comunicare senza perdersi, a restare presenti nel mondo reale anche quando si naviga in quello virtuale.

Il libro in una citazione
«Quando assumete questo farmaco per la convivenza sociale, leggete con attenzione il foglietto illustrativo.»

17 novembre 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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