Nel secondo hard-boiled della serie dedicata al detective newyorkese, Walter Mosley ritrae un eroe reale che vuole conquistare l’integrità morale nonostante gli ostacoli potenzialmente insormontabili di cui il crimine organizzato dissemina il suo percorso di redenzione
di Sonia Vaccaro

Il male è di famiglia
Autore: Walter Mosley
Traduttore: Stefano Ternavasio
Editore: 21lettere
Anno edizione: 2025
Anno prima edizione: 2010 (Stati Uniti)
Genere: Gialli & Noir
Pagine: 428
Consigliato a chi pensa che la determinazione giochi un ruolo fondamentale nel raggiungere la redenzione dai peccati più gravosi.
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New York, novembre 2008. Questa volta il detective afroamericano Leonid McGill riceve la telefonata con la richiesta di adempiere ai propri doveri professionali a casa, mentre sta cenando con la moglie Katrina e i figli Dimitri, Twill e Shelly. Uno scagnozzo di Alphonse Rinaldo, forse l’uomo più potente del crimine organizzato della metropoli statunitense, gli chiede di recarsi immediatamente nell’abitazione della studentessa Wanda Soa per accertarsi che una sua amica, Angelique Tara Lear, stia bene. Quando arriva sul posto, McGill si ritrova in una scena del crimine efferata. L’omicidio è duplice: Wanda è riversa a terra, privata di metà volto da un colpo di pistola, presumibilmente sparato da un uomo che si trova nella stessa stanza con un coltello da macellaio conficcato nel petto. Non c’è alcuna traccia di Angelique, bensì un folto schieramento di sbirri del New York Police Department, che peraltro da anni cerca qualche appiglio per incastrare McGill.
Novembre 2008, si è detto. Sono passati pochi mesi da quando il McGill della Lunga caduta, primo dei sei volumi finora dedicati da Walter Mosley all’investigatore privato con un passato da pugile, ha risolto alcuni dei casi più complicati della sua carriera. Adesso si ritrova ad affrontare indagini altrettanto intricate nel Male è di famiglia, secondo episodio finora inedito in Italia della serie che una quindicina d’anni fa riportò lo scrittore afroamericano in vetta alle classifiche dopo il successo riscosso dagli hard-boiled sul detective losangelino Easy Rawlins. Nel frattempo, McGill continua a cercare la redenzione dai sensi di colpa accumulati in venti anni di attività criminale, svolta senza alcuno scrupolo come faccendiere al soldo della mafia e di chiunque potesse permettersi di elargire compensi adeguati allo scopo.
Oltre a dover rintracciare Angelique, McGill deve mettere in salvo i suoi figli maschi. Il ventiduenne e taciturno Dimitri, che è l’unico ad avere vincoli di sangue con lui, e il diciassettenne Twill, che vanta già seri problemi con la giustizia, sono minacciati dalla mafia russa dopo essere fuggiti con una giovane bianca, caduta in una rete di schiave del sesso, che ha fatto colpo sul maggiore. Come se non bastasse, McGill sente il dovere morale di scagionare da sopravvenute e infondate accuse di terrorismo lo sprovveduto Ron Sharkey, un uomo d’affari innocente che lui stesso ha incastrato nella sua precedente vita criminale.
La struttura narrativa del Male è di famiglia replica quella della Lunga caduta: le tre trame principali, perfettamente bilanciate, arrivano a ricongiungersi in un finale denso di colpi di scena e dal ritmo serrato che, ancora una volta, riserva sorprese anche al lettore più scafato.
Leggere un hard-boiled di Mosley non è mai semplicissimo, ma è sempre stimolante. Non è semplicissimo perché le complicazioni delle indagini sono talmente labirintiche e i personaggi coinvolti sono così numerosi che si potrebbe sentire la necessità di penna e taccuino. È stimolante perché instilla talmente tanti spunti di riflessione da creare dipendenza in chi non si accontenta di posare uno sguardo superficiale sulla realtà. Una questione che chiama in causa anche il proprio modo di intendere il rapporto tra verità e menzogna, verrebbe da dire dopo aver letto come lo interpreta McGill nella professione e nella vita privata.
Se gli hard-boiled su Rawlins si soffermano principalmente su cosa significhi essere neri a Los Angeles dagli anni Quaranta del secolo scorso in poi, quelli su McGill raccontano soprattutto cosa significhi essere pentiti e provare instancabilmente a riscattarsi. Il male è di famiglia è, ancor più della Lunga caduta, l’esplorazione della vita di McGill e della New York in cui vive ai tempi dell’elezione di Barack Obama a primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti. È dunque un noir urbano contemporaneo.
McGill cerca quotidianamente di uscire indenne dal grande calderone bollente di New York, ma la sfida è ardua. Il suo viaggio nella popolosa e multietnica metropoli lo porta dal Tesla Building, dove può stranamente permettersi di tenere in affitto un ufficio di otto vani con vista sul Fiume Hudson e sulla Statua della libertà, alle stanze segrete dei centri di detenzione della National Security Agency; dalle scintillanti torri aziendali di Manhattan al Bronx. Una metropoli in cui la corruzione dilaga a tutti i livelli, anche tra le forze dell’ordine seppur con qualche decisiva eccezione, e diventa un sistema che può travolgere chiunque, soprattutto se privo dei mezzi finanziari necessari a farsi valere.
In questo contesto il prolifico e pluripremiato Mosley – che ha dimostrato di saper abilmente spaziare dal noir alla fantascienza, dal biografico all’erotico, dalla non-fiction al teatro – fa vivere un eroe reale, con pregi e difetti. Il cinquantaquattrenne McGill è inserito in un gruppo eclettico di personaggi, alcuni dei quali sono vecchie conoscenze che lo aiutano ad affrontare i numerosi pericoli del mestiere, come Hush, il più formidabile assassino della storia di New York; Zephyra Ximenex, assistente personale e informatica dal tempismo sorprendente; Tony “Bug” Bateman, genio del computer capace di introdursi anche nei database più blindati.
Sposato con la scandinava Katrina da ventitré anni, venti dei quali segnati da infedeltà reciproche, McGill si sente solo anche quando è circondato dalla famiglia. Gli unici in cui trova affinità sono il figlio minore Twill, che ha una fiducia incrollabile nelle sue capacità, e il padre surrogato Gordo, l’allenatore ormai ottuagenario che gli ha insegnato a tirare di pugilato. Ci sarebbe pure Aura, l’unica donna che crede di aver veramente amato in vita sua, ma anche in questo caso le complicazioni non mancano.
La solitudine di McGill arriva da lontano, da quando a dodici anni fu abbandonato dal padre, che preferì partire per il Sudamerica piuttosto che prendersi di cura di lui, di suo fratello Nikita e di sua madre. Eppure McGill riconosce che anche suo padre gli ha impartito lezioni di vita ancora oggi valide come, per paradosso, l’importanza di mettere i figli sempre al primo posto.
Mentre McGill lotta per conquistare l’integrità morale, in un percorso non privo di ricadute – motivate dalla necessità di ottenere tempestivamente informazioni utili alla prosecuzione delle indagini – questo suo passato è sempre presente e contribuisce a renderlo un personaggio ancora più iconico. Nel Male è di famiglia McGill si racconta in una sincera e generosa confessione e induce a empatizzare con lui indipendentemente dalla propria esperienza personale.
Con una prosa asciutta, priva di fronzoli e intrisa di descrizioni realistiche nonché di dialoghi vividi, che sa smorzare e acuire la tensione, alternando momenti di riflessione a scene d’azione degne dei più cruenti hard-boiled, Mosley rende bene l’idea di cosa possa significare diventare proprio malgrado – e dover poi lottare con tutto se stesso per smettere di essere – compagno del male o, come recita il titolo dell’edizione originale, Known to evil.
Il libro in una citazione
«Però se in vita mia fossi mai stato in grado di compiere scelte sensate del genere non sarei stato su quella strada, o nel mio matrimonio, e sotto lo sguardo vigile della polizia di New York, o in qualsiasi altra maniera un compagno del male.»
12 novembre 2025
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