Il saggio storico-enologico di Angelo Costacurta e Sergio Tazzer intreccia ricerca e divulgazione, unendo la memoria storica della Serenissima al destino di un vino diventato simbolo del Mediterraneo
di Manuela Mongiardino

Malvasia. Il vino prezioso d’Oriente che Venezia rese nobile nel Mediterraneo
Autori: Angelo Costacurta, Sergio Tazzer
Editore: Kellermann
Anno edizione: 2020
Genere: Società, Storia
Pagine: 128
Consigliato a chi ama una narrazione che parte da un punto di vista storico e letterario per legare passato e presente e a chi cerca nella lettura non tanto l’evasione quanto un’occasione per riflettere; non solo agli appassionati di vino e cultura enologica, ma anche ai lettori curiosi, che amano scoprire come, dietro un bicchiere, si nascondano secoli di storia e civiltà mediterranea.
Malvasia. Il vino prezioso d’Oriente che Venezia rese nobile nel Mediterraneo, scritto da Angelo Costacurta e Sergio Tazzer e pubblicato da Kellermann Editore, è un saggio storico-enologico che intreccia ricerca e divulgazione, unendo la memoria storica della Serenissima al destino di un vino diventato simbolo culturale e commerciale in tutto il Mediterraneo.
La Malvasia è un vino che col suo colore giallo paglierino brillante ricorda la luce del sole che si specchia sul Mediterraneo; ha un sottofondo minerale che richiama il terreno vulcanico, un bouquet aromatico caratterizzato da fiori, agrumi e frutta a polpa gialla che accompagna perfettamente piatti di pesce, formaggi e antipasti, ideale quindi per un tramonto estivo.
La Malvasia è il filo conduttore di una storia che parte dall’Oriente, attraversa Venezia e le sue rotte mercantili, fino a diffondersi in tutto il Mediterraneo. Nel libro di Costacurta e Tazzer vengono esplorate le varietà del vitigno e i percorsi commerciali: è una lettura che soddisfa principalmente la curiosità storica in un excursus che parte dal 1200 e arriva ai giorni nostri.
I primi riferimenti storici alla vite e al vino si trovano tra i Sumeri nell’Epopea di Gilgamesh (III millennio a.C.); nel Mediterraneo con i Greci, gli Etruschi e poi i Romani il vino diventa parte integrante della vita e della società, come bevanda che accompagna un pasto frugale. Successivamente assume un valore religioso e, ai giorni nostri, è a tutti gli effetti anche un’esperienza gastronomica collegata all’enoturismo.
Costacurta e Tazzer ci svelano la storia della scoperta di questo particolare vitigno, della sua espansione e del suo collegamento a tanti personaggi storici, che lo amavano e lo descrivevano come una bevanda cui non si poteva rinunciare: il doge di Venezia, i cardinali, il papa, gli ultimi imperatori romani d’Oriente. In seguito alla quarta crociata, Venezia acquisì diversi territori tra la Grecia e il Medioriente e la prima Malvasia arrivò proprio dal Peloponneso.
La grande famiglia delle Malvasie ha origini antiche e deriva da quella trovata a Monemvasia, poi diffusa in ogni angolo del Mediterraneo, perfino sulle coste dell’Atlantico e del Mar Nero. Tra le tracce storiche riportate nel testo, troviamo la notizia che alla tavola dell’imperatore bizantino Michele VIII si serviva la Malvasia proveniente da quel primo vitigno che i Veneziani avevano trapiantato a Creta, a Candia. La fortuna che questo vino ebbe poi a Venezia era data dal fatto che non si deteriorava a viaggiare per mare, elemento molto importante per il trasporto e la vendita.
La passione per la Malvasia fu imputata a Lutero come tratto decisamente non appropriato per un riformatore dei costumi della Chiesa. Anche Leonardo da Vinci la coltivava nel suo piccolo appezzamento donatogli da Ludovico il Moro nel 1495, terreno citato nel suo testamento nel 1519. Nel 2007 le ricerche dei residui biologici vivi della vigna originale ha portato nel 2015 al reimpianto delle barbatelle di Malvasia di Candia Aromatica, la Vite di Leonardo che ancora possiamo visitare a Milano, in Corso Magenta 65.
Nel XIII secolo, con l’arrivo a Venezia del nuovo prodotto, nascono arti e mestieri legati al trattamento, la conservazione e la vendita della Malvasia, nome che ancora oggi è presente nella toponomastica di strade e piazze. Era un vino apprezzato dalle classi nobiliari, dal papato e dai nobili del Nordeuropa; aveva un costo molto superiore ai vini di zona, inoltre un’alta tassazione lo rendeva un prodotto di lusso acquistato solo da nobili e signori. Una volta approdati sulle coste del Mediterraneo, vino e viti venivano incrociati con vitigni autoctoni per produrre quantità maggiori del cosiddetto “succo d’uva”; ai giorni nostri i vitigni più puri oltre a quello di Candia (Creta, Heraklion) si trovano a Lipari, in Toscana e a Dubrovnik.
Il saggio Malvasia fa parte di una serie di ventidue titoli legati ai vitigni come Moscato, Marsala, Primitivo, per citare i più conosciuti. Dopo essersi soffermati sulle origini del vitigno, gli autori proseguono con l’identificazione delle varie tipologie caratteristiche e qualità di quel vino oggi presenti nel Mediterraneo, corredata da fotografie di grappoli e luoghi, e affidano la conclusione all’odierno proprietario delle vigne di Monemvasia, punto di partenza della Malvasia. Non si tratta solo di un racconto, ma di un viaggio attraverso il tempo, la terra e le radici del Mediterraneo che intreccia commercio e vissuto quotidiano, ponendo l’esperienza umana al centro del discorso.
La scrittura è chiara, divulgativa ed elegante; alterna passaggi tratti da cronache risalenti al tempo delle Crociate e da documenti del Cinquecento e Seicento, che sostengono le parti a carattere più tecnico, ad altri più complessi e lirici, con citazioni di brani in volgare o in italiano del Cinquecento.
Il lettore viene accompagnato in un viaggio per corti e per mari, in una suggestione storico-letteraria che rende la lettura un’esperienza unica.
Il pregio maggiore del saggio sta nella capacità di restituire un vino alla sua storia: non solo come piacere della tavola, ma come segno di identità, incontro di civiltà, ponte tra Oriente e Occidente. Malvasia è un’opera che valorizza il patrimonio enologico mediterraneo con rigore e passione.
Gli autori Costacurta e Tazzer – il primo agronomo ed esperto di viticoltura, coordinatore di progetti di recupero dei vitigni antichi; il secondo giornalista e saggista e accademico ordinariodell’Accademia italiana della vite e del vino – in questo saggio uniscono le rispettive competenze per dar vita a un’opera che unisce rigore scientifico e capacità narrativa.
In Malvasia il vino diventa un fenomeno non tanto economico quanto culturale. Il testo è un viaggio interiore e storico insieme, un percorso che attraversa terre e memorie, odori di vini, imprese per mare; a fine lettura resta la sensazione che la Malvasia non sia più soltanto un vino: diventa una chiave per comprendere il valore della terra e della storia, che risultano strettamente collegate.
La chiusura lascia una riflessione nitida: il vino – e la Malvasia in particolare – non è soltanto bevanda, ma memoria, identità e narrazione. Un segno vivo del modo in cui le tradizioni popolari possono diventare chiavi per comprendere la storia universale.
Malvasia è un saggio da leggere e da assaporare lentamente, come un vino che va capito e degustato, non solo bevuto.
Il libro in una citazione
«I mercanti veneziani compresero presto che il vino Malvasia era una leccornia, un vero e proprio nettare, rotondo quando non dolce, giallo dorato quando non ambrato, profumato, caldo, e soprattutto resistente ai viaggi per mare e per terra.»
5 novembre 2025
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