Con il saggio rientrato nella cinquina del Premio Campiello 2025, Fabio Stassi ci fa ragionare sulla condanna all’oblio, una questione mai sopita e negli ultimi tempi tornata prepotentemente alla ribalta
di Sabrina Colombo

Bebelplatz
Autore: Fabio Stassi
Editore: Sellerio
Anno edizione: 2024
Genere: Media e comunicazione, Storia e critica letteraria
Pagine: 300
Consigliato a chi vuole approfondire il tema della censura in letteratura.
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Storia di un gruppo di studentesse universitarie iraniane che si ritrovano a leggere romanzi della letteratura occidentale invisi al regime degli ayatollah.
Fabio Stassi, poco dopo la fine della pandemia covid, riceve un invito per un ciclo di conferenze in alcuni istituti italiani di cultura in Germania: intraprende così un piccolo tour che tocca Amburgo, Colonia, Stoccarda e Monaco e che diventa l’occasione per attraversare i luoghi in cui – durante il periodo nazista – sono stati messi al rogo libri ritenuti sgraditi dal Reich.
Bebelplatz, in particolare, è la piazza nel centro di Berlino dove, il 10 maggio 1933, migliaia di volumi vennero dati alle fiamme per mano degli studenti aderenti all’Unione studentesca tedesca nazionalsocialista su richiesta dell’allora ministro della Propaganda Joseph Goebbels. Con questo gesto simbolico vennero banditi autori e pensatori del calibro di Thomas Mann, Franz Kafka, Karl Marx, Sigmund Freud, Rosa Luxemburg, Stefan Zweig, Hermann Hesse e molti altri, tutti accusati di diffondere idee sovversive e antitedesche.
Il saggio di Stassi è un interessante percorso geografico e sentimentale – intriso di ricordi personali – che porta il lettore a ragionare sul tema della censura: il fenomeno delle liste di proscrizione non nasce certo nel Novecento, e l’autore parte da molto lontano per raccontare come e perché si arriva a distruggere un’opera letteraria in quanto invisa al potere. Concentra poi la sua attenzione su cinque autori italiani le cui opere – durante il nazifascismo – furono espunte dai cataloghi delle biblioteche tedesche, vietandone la vendita nelle librerie e più in generale la circolazione.
Si va da Pietro Aretino, poeta del Cinquecento considerato troppo erotico nei contenuti e quindi potenzialmente rivoluzionario nel proporre una visione libera e spregiudicata dell’amore, al Professor Giuseppe Antonio Borgese, siciliano di origini e milanese di adozione, che fu costretto a lasciare la cattedra di Estetica e storia della critica presso la Statale di Milano e a riparare negli Stati Uniti per sfuggire alle milizie: non gli fu neppure riconosciuta la pensione non avendo reso giuramento fascista.
Si passa poi a Emilio Salgari, delle cui opere si dà una lettura antimperialista che incuriosirà certamente chi da bambino si è formato sui suoi romanzi di avventura ambientati in luoghi esotici e lontani, per approdare a Ignazio Silone, intellettuale antifascista autoesiliatosi in Svizzera insieme a un nutrito manipolo di altri dissidenti italiani e non.
Da ultimo, Stassi affronta il curioso caso dell’autrice di romanzi rosa Maria Volpi: spirito anticonformista ma ben inserita nei circoli letterari più prossimi al regime, Volpi pubblicò il romanzo Sambadù in cui – scandalosamente – si narra di una donna italiana che sposa un africano, ne partorisce il figlio, salvo decidere poi di lasciarlo. La condanna all’oblio era fondata su una duplice argomentazione: non era accettabile che una donna avesse l’audacia di trasgredire ai dettami razzisti e che addirittura ricorresse al divorzio per liberarsi dal giogo della famiglia. La rappresentazione dell’universo femminile, che emergeva fra le righe, risultava troppo distante dall’ideale di angelo del focolare propugnato nel Ventennio.
La prosa è scorrevole, l’argomento è ampio ed estremamente attuale, ma è trattato in maniera non cattedratica e pedante, i riferimenti a opere e autori sono corredati da interessanti note bibliografiche e fotografie d’epoca.
L’opera è preceduta dalla pregevole introduzione In mezzo al fumo e alle ceneri di Alberto Manguel, scrittore, traduttore e saggista brasiliano.
Numerosi sono i luoghi del mondo contemporaneo in cui la lettura rimane un gesto rivoluzionario, intrinsecamente sovversivo, laddove rappresenta lo strumento per sviluppare un senso critico personale: se la cultura rende liberi e la libertà apre la strada al dubbio sull’opportunità delle scelte operate da un regime, ecco che i libri possono trasformarsi in formidabili strumenti di opposizione.
Fabio Stassi (Roma 1962), di professione bibliotecario, è autore di romanzi, tutti pubblicati da Sellerio, per i quali ha ricevuto premi e riconoscimenti. Gli è stato altresì conferito il Premio Hermann Kesten 2024 per la difesa della libertà di parola. Bebelplatz è stato selezionato nella cinquina finale del Premio Campiello 2025.
Il libro in una citazione
«Forse la letteratura non è altro che questo: prendere in consegna il lumicino della ragione, farlo durare, evitare che cada nelle mani di chi lo vuole estinguere e provare a tornare a casa attraverso una campagna popolata di mostri, a rischio di perdere anche le nostre ossa, nel viaggio…»
15 ottobre 2025
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