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Libri per chi ama davvero leggere

Il terzino e il duce, storia di calcio tra fascismo e redenzione

Il giornalista modenese Alessandro Fulloni racconta l’amicizia tra il grande difensore Eraldo Monzeglio e Benito Mussolini rivelando anche momenti inediti della vita del dittatore

di Enzo Palladini

La copertina del libro "Il terzino e il duce" di Alessandro Fulloni (Solferino)

⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4 su 5.

Il terzino e il duce
Autore: Alessandro Fulloni
Editore: Solferino
Anno edizione: 2024
Genere: Sport, Romanzo storico
Pagine: 331

Consigliato a chi vuole approfondire il tema dello sport nel periodo del fascismo e nel primo Dopoguerra.

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Eraldo Monzeglio è stato un grande calciatore. Più precisamente, uno dei più forti difensori che si siano visti sui campi italiani nella storia di questo sport. La natura lo aveva dotato di tecnica, resistenza, ma soprattutto di quel vigore atletico che è sempre stato necessario per giocare nel suo ruolo. È stato uno dei pochi giocatori ad aver vinto con la maglia della Nazionale italiana sia il campionato del mondo del 1934 sia quello del 1938, il primo da titolare inamovibile, il secondo con una sola presenza nel torneo. Finita la carriera, è diventato un buon allenatore, riportando tra l’altro il Napoli in Serie A alla fine della stagione 1949-50. Tra le sue caratteristiche si ricorda non solo il grande fascino che esercitava sulle donne (non si sposò mai) ma anche sulle aziende di cosmetici maschili che se lo contendevano come testimonial.

Fin qui non ci sarebbe niente di insolito da raccontare in un libro. Eppure, andando a grattare la superficie, scopriamo un aspetto di questo personaggio che non tutti conoscono: Eraldo Monzeglio è stato molto più che amico di Benito Mussolini. È stato il suo maestro di tennis (sport che il terzino azzurro praticava quasi allo stesso livello del calcio), è stato suo consigliere anche in occasione di decisioni importanti, è rimasto al suo fianco durante l’avventura senza futuro della Repubblica di Salò. Furono due dei figli del dittatore, Vittorio e Bruno, a stabilire il contatto. Incontrarono uno dei loro idoli sul lungomare di Riccione nel 1928 e non lo persero mai di vista. Quando il difensore (nato a Vignale Monferrato nel 1906, ma da sempre residente a Casale) giocava nella Roma, passava quasi tutto il suo tempo libero a Villa Torlonia, prima come insegnante di tennis dei due ragazzi, poi del duce in persona che, nel frattempo, si era appassionato allo sport della racchetta.

Non è finita qui. Monzeglio poteva passare alla storia come uno dei tanti calciatori morti durante la Seconda guerra mondiale (si arruolò volontario nell’esercito), invece rientrò dal fronte e continuò la sua frequentazione con Mussolini. Nei primi mesi del 1945 questo rapporto (che avrebbe fatto rischiare la vita all’ex calciatore nel Dopoguerra) prese una piega inaspettata. Probabilmente Monzeglio – persona di buona cultura e di fine intelligenza – capì che il ventennio fascista era giunto al tramonto e cominciò a chiedere favori all’amico. Fu proprio l’ex difensore della Nazionale a ottenere la liberazione di alcuni calciatori in attività che si erano schierati dalla parte dei partigiani e languivano nelle prigioni in attesa di essere giustiziati. Questa attività diplomatica aiutò Monzeglio a rifarsi una verginità, a trovare di nuovo ingaggi nel mondo del calcio come allenatore dopo la caduta rovinosa del fascismo. I ricordi di quell’amicizia con Mussolini vennero sepolti nella memoria e mai più riportati alla luce, se non in piccolissima percentuale e a favore degli amici più stretti. Monzeglio era un fascista convinto, non lo negò mai. Ma dal 25 aprile 1945 in poi evitò accuratamente di parlarne.

Alessandro Fulloni, modenese, classe 1966, è un giornalista del Corriere della Sera. Si è sempre occupato di cronaca e ha vissuto lo sport in maniera molto marginale. Poi un giorno ha scoperto quasi casualmente questa storia. Stava effettuando una ricerca nell’archivio del giornale quando si è imbattuto in un’intervista realizzata da Xavier Jacobelli per La Gazzetta dello Sport alla fine di gennaio del 1987. L’intervistato era Giuseppe “Bepi” Perucchetti, portiere dell’Inter e della Juventus fino a guerra iniziata. In quella chiacchierata, Perucchetti raccontò di essere stato lungamente in carcere dopo essere stato arrestato durante una retata (era un partigiano) e di essere stato salvato dalla condanna a morte a poche ore dall’esecuzione e soprattutto a poche ore dal 25 aprile 1945. Fu proprio Monzeglio a far partire l’operazione salvataggio. Il resto fa parte della categoria dei “si dice”. Qualcuno sostiene che il terzino amico di Mussolini avesse dei rapporti anche con i servizi segreti stranieri, altri parlano di doppiogiochismo per garantirsi l’incolumità postbellica e una certa credibilità sportiva. Teorie che vengono riportate nel libro, ma senza alcuna conferma documentata.

È stata proprio quell’intervista con Perucchetti a scatenare la morbosa curiosità di Fulloni, che ha sviscerato tutte le fonti possibili e ha avuto la fortuna di imbattersi nel Signor Claudio Cimnaghi, un piccolo imprenditore comasco nel settore dei mobili, ultracentenario ma ancora lucidissimo. Cimnaghi è stato il migliore amico di Monzeglio, ha trascorso ore e ore in sua compagnia nella seconda vita dell’ex calciatore, che quando non era impegnato nel mestiere di allenatore, aveva stabilito la sua residenza proprio a Como.

Da tutto il materiale raccolto, orale o scritto, Fulloni ha saputo trarre un’opera di grande interesse storico, molto al di là delle implicazioni sportive. Grazie alle testimonianze dirette, è riuscito a ricostruire alcuni momenti della vita di Mussolini che si possono considerare pressoché inediti, soprattutto quelli riferiti all’ultimo periodo. Lo stile dell’autore è quello di un giornalismo tradizionale, preciso, attento alla descrizione fedele dei fatti, alle date, alle cifre, ai nomi. Un lavoro da grande cronista, molto più appassionato di storia che di sport (come lui stesso si definisce), con qualche spazio concesso al lirismo puro, a quel pizzico di immaginazione sempre utilissima quando i documenti raccolti presentano qualche piccola lacuna.

Il libro in una citazione
«Sia per la paura di finire al muro, o di essere trovato cadavere in un fosso, sia perché custode di pesantissimi segreti scomodi per tutti, Monzeglio fu da subito sempre attento nel cancellare le tracce del suo passato, ma senza mai rinnegarlo quando affiorava qua e là.»

25 settembre 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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