La raccolta di Monica Pareschi, rientrata nella cinquina del Premio Campiello 2025, indaga i lati oscuri del vivere quotidiano con una scrittura elegante e antiretorica
di Sabrina Colombo

Inverness
Autrice: Monica Pareschi
Editore: Polidoro
Anno edizione: 2024
Genere: Racconti
Pagine: 174
Consigliato a chi vuol leggere racconti perturbanti e spietati, che mettono a nudo la personalità dei protagonisti.
Cosa succede alle persone quando si spengono le luci di quella che potremmo chiamare “la ribalta del vivere quotidiano”? Quale lato oscuro o non commendevole occultano, incapaci esse stesse di accettarne l’esistenza? Queste domande, come un filo sottile, legano i racconti della raccolta Inverness di Monica Pareschi, pubblicata da Polidoro e inserita nella cinquina del Premio Campiello 2025.
L’autrice propone otto storie di relazioni complesse: di contatti interpersonali che disturbano, di rapporti che non decollano, di partner che non si capiscono, di incontri occasionali con individui che non sanno tenere le giuste distanze. Sono viaggi a ritroso nell’infanzia che fanno affiorare ricordi ambivalenti, situazioni di disagio mai chiarite o che rievocano relazioni disfunzionali.
Nella donna che “non ama baciare”, in quella che preferisce “comprare i fiori da sé” piuttosto che farseli regalare dal compagno, che medita sui soprusi subiti a scuola da una compagna, o che rievoca i discorsi sussurrati dei genitori circa il “comportamento” di uno zio timido e gentile, risuonano echi delle paure e idiosincrasie contemporanee. Nella signora di mezza età che subisce l’invasione del terrazzino da parte di un fastidioso gabbiano o che accetta controvoglia l’invito a cena di uno sconosciuto alberga la sensazione di subire l’invadenza del mondo esterno. Nella ragazza che parte per un viaggio verso le aspre terre di Scozia matura la convinzione dell’esistenza di un “altrove” che si fa quasi mitico, in cui scovare finalmente la risposta alle proprie incertezze, non solo sentimentali.
La scrittura è suggestiva, elegante senza essere ampollosa, totalmente antiretorica, corrosiva, venata di elementi surreali e grotteschi, priva di una precisa collocazione temporale. I personaggi si muovono in un contesto non ancora tecnologico, in cui i social media non spadroneggiano livellando verso il basso la varietà delle relazioni umane. Per alcuni aspetti si colgono assonanze con scrittrici del Novecento quali Shirley Jackson, Jane Stafford, Rachel Ingalls, laddove sfuma la distanza fra sogno e realtà, ricordo d’infanzia e vita adulta, incubo ricorrente e trauma irrisolto. È infine – quella di Monica Pareschi – una scrittura molto fisica, materica, corporea, che evoca l’eterna lotta fra l’essere e l’apparire, fra la sensazione di tranquillità apparente generata dal non discostarsi dalle opinioni comuni e l’appagamento che si prova quando si ha il coraggio di affermare la propria unicità.
Monica Pareschi è traduttrice dall’inglese, autrice di racconti, editor, docente di traduzione letteraria. Nel 2014 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti (È di vetro quest’aria, Italic Pequod, che ha vinto il Premio Renato Fucini). Nel 2020 ha vinto il Premio Gregor Van Rezzori per la traduzione di Cime Tempestose di Emily Brontë (Einaudi, 2019). Nel 2023 ha vinto il Premio Fondazione Capalbio per la traduzione di Piccole cose da nulla di Claire Keegan (Einaudi, 2022).
Il libro in una citazione
«Quando ero piccola, dice sua madre, lo zio era giovane, bello, gentile. Poi è successo qualcosa. Che cosa? Chiede suo padre. Non sono sicura. Forse ho sognato, dice sua madre. Mi faceva paura. O forse mi hanno detto che dovevo avere paura.»
23 settembre 2025
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