Col raffinato romanzo che le ha fatto conquistare il Premio Campiello 2025, Wanda Marasco racconta l’opprimente relazione tra il patriota nonché medico Ferdinando Palasciano e la moglie Olga coniugando i grandi eventi con le vicende personali
di Sabrina Colombo

Di spalle a questo mondo
Autrice: Wanda Marasco
Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2025
Genere: Romanzo storico
Pagine: 416
Consigliato a chi predilige i romanzi in cui si avvicendano storia individuale e collettiva.
Il romanzo di Wanda Marasco è liberamente ispirato alla vita del chirurgo e patriota Ferdinando Palasciano (Capua, 1815-Napoli, 1891) e della moglie Olga De Vavilov.
Palasciano, già ufficiale medico dell’esercito borbonico, uomo di scienze dagli interessi più disparati, è stato precursore e strenuo assertore del principio della neutralità del militare ferito in battaglia. Le sue teorie posero le basi per la Prima convenzione di Ginevra (22 agosto 1864), che condusse al riconoscimento del principio della protezione delle istituzioni e strutture sanitarie nei teatri di guerra: siamo alle origini del diritto internazionale umanitario. Diversi anni prima che lo svizzero Henry Dunant vincesse il Premio Nobel per la pace (1901) in qualità di filantropo e ispiratore della Croce Rossa Internazionale, il dottor Palasciano si era speso in favore degli stessi temi.
Palasciano fu anche sostenitore della suddivisione degli ospedali in “reparti” distinti – ritenuta più razionale – e propugnatore della profilassi igienico-sanitaria come metodo indispensabile per la prevenzione di molte malattie. Fu altresì parlamentare del neonato Regno d’Italia, ma – nonostante gli indubbi meriti e i numerosi riconoscimenti – fu successivamente allontanato sia dall’agone politico che dagli ambienti accademici. Questo fatto scatenò in lui – animo estremamente sensibile – un forte disagio. A seguito di alcuni episodi psicotici si rese necessario il ricovero coatto in una struttura psichiatrica.
Di spalle a questo mondo è il resoconto della storia d’amore fra Ferdinando e Olga: i due si conoscono casualmente e Ferdinando decide di prendersi cura della giovane donna, nobile di origini russe, affetta da una zoppia che risolve con un brillante intervento chirurgico.
La relazione amorosa è totalizzante. Sono anime gemelle che si incontrano e da quel momento condividono ogni aspetto della quotidianità: Olga è la musa ispiratrice di Ferdinando, lo motiva nelle sue iniziative, lo sostiene spiritualmente e materialmente dedicandogli attenzioni quasi materne. Attorno ai due si crea un vero e proprio circolo intellettuale fatto di artisti, poeti, pensatori, studiosi ed esponenti degli apparati statali, tra cui Antonio Ranieri, letterato legato a Giacomo Leopardi, il ministro Giovanni Nicotera e il pittore Edoardo Dalbono. Ferdinando giungerà a far erigere nei giardini della lussureggiante dimora di Capodimonte una “torre”, che tuttora esiste ed è visitabile, non solo simbolo plastico della conoscenza intesa come faro che illumina la vita ma anche testimonianza imperitura dell’amore verso Olga: lì Ferdinando, una volta dimesso dall’istituto psichiatrico, passerà in solitudine gli ultimi anni. Il recupero dalla malattia, infatti, sarà solo temporaneo e le crisi diventeranno sempre più frequenti e devastanti. Giungerà la morte come una liberazione.
Wanda Marasco ritrae una simbiosi che sconfina nella dipendenza affettiva: il titolo rimanda proprio all’esclusività della relazione, e rende quel senso di oppressione in cui Olga finirà per dibattersi quando la gestione del coniuge la costringerà a vivere da reclusa, sacrificando i propri desideri. La zoppia da cui Olga era stata guarita si affaccerà nuovamente nella vita della donna come disturbo psicosomatico proprio in concomitanza con l’evoluzione inarrestabile della follia di Ferdinando: il claudicare doloroso diventa metafora dell’infrangersi dell’equilibrio di coppia che non regge al logorio delle tante drammatiche vicissitudini che colpiscono i protagonisti.
La prosa è ricercata e utilizza termini complessi e di uso non quotidiano: l’effetto drammaturgico è notevole; Marasco affida al dialetto napoletano – di cui fa ampio uso negli scambi di battute – il compito di controbilanciare il discorso indiretto sontuoso e potente. La lingua “ufficiale” di chi è colto e benestante e si muove in contesti istituzionali è agli antipodi di quella del popolo, sgrammaticata ma efficace: i due registri si avvicendano e compenetrano, creando un effetto straniante, e il lettore ha quasi l’impressione di leggere contemporaneamente due romanzi.
Il racconto del narratore esterno lascia frequentemente spazio alla voce di Olga: l’autrice offre a quest’ultima la possibilità di descrivere dal suo punto di vista la discesa agli inferi della malattia mentale. Il ricorso al carattere corsivo in concomitanza delle elucubrazioni di Olga dona risalto ulteriore al suo patimento. Il flusso di coscienza è un fiume in piena, dolente e accorato, perfettamente calato in quella che poteva essere la modalità espressiva dell’epoca per una donna di nobili origini. L’effetto è coinvolgente e dona dinamicità all’alternarsi dei capitoli.
In alcune circostanze la narrazione si fa evanescente, la verità storica sfuma nella fantasia del disturbo psicotico di Ferdinando e la lettura si deve fare attenta e scrupolosa, per non perdere passaggi fondamentali. Lo stesso può dirsi con riferimento ai passi in cui Olga rivive i giorni difficili della sua infanzia a Rostov, la caduta che le provocò la zoppia e il rapporto conflittuale con la madre e con le sorelle: quando ci si addentra nel territorio del trauma irrisolto – sembra dirci l’autrice – la sottile linea che divide il sogno dalla realtà si fa particolarmente fragile e il ricordo può sfumare in una rielaborazione inconscia dei fatti.
Wanda Marasco è nata a Napoli nel 1953 ed è poetessa e autrice di romanzi, tradotti in diverse lingue. Con La compagnia delle anime finte è stata finalista al Premio Strega nel 2017. Di spalle a questo mondo ha vinto il Premio Campiello 2025, il Premio Lucca-Roma e il Premio Costa Smeralda. È inoltre rientrato nella dozzina del Premio Strega nonché tra i finalisti del Premio internazionale Flaiano 2025.
Il libro in una citazione
«“Dottò, pigliatevi la medicina”.
L’infermiere, la dose di mandragorina, poi una vaghezza fra il letto e la porta. Aria molle che precedeva l’apparizione di Consalvo.
“Come avete passato la notte, caro Palasciano?”
Nell’impeto, contando i colpi e lanciando domande e pensieri al muro. Ma questo non si poteva dire.»
13 settembre 2025
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