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Libri per chi ama davvero leggere

Santi in Paradiso tra giallo, commedia e critica sociale

L’avvincente romanzo del duo che si cela dietro lo pseudonimo Sommo Marsico racconta con giuste dosi di leggerezza e profondità l’opacità del potere vaticano e i paradossi dell’Italia di oggi

di Chiara Boccardo

La copertina del libro "Santi in Paradiso" di Sommo Marsico (Feltrinelli)

⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4 su 5.

Santi in Paradiso
Autore: Sommo Marsico
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2025
Genere: Gialli & Noir
Pagine: 336

Consigliato a chi ama gialli non convenzionali e apprezza la satira sul potere.

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Il romanzo d’esordio Santi in Paradiso, firmato con lo pseudonimo Sommo Marsico, è un’opera che sorprende fin dalle prime pagine per la sua capacità di mescolare registri diversi: commedia, noir, satira sociale e indagine esistenziale s’intrecciano in un racconto che si svolge all’ombra del Vaticano, in un’Italia profondamente contraddittoria, dove sacro e profano, legalità e corruzione, idealismo e cinismo convivono in un equilibrio instabile. L’autore o meglio gli autori che si celano dietro lo pseudonimo riescono a costruire un intreccio avvincente, sorretto da una scrittura brillante e da personaggi memorabili.

La storia ruota intorno a due protagonisti assolutamente fuori dal comune. Ettore Mezzalama è un avvocato quarantenne che affronta una crisi personale profonda: reduce da un matrimonio fallito, padre di un ventenne problematico, vive un momento di svolta che lo porterà a confrontarsi con la propria identità più intima, tra le difficoltà dell’accettazione e il desiderio di rinascita. Accanto a lui Emilia Artemisi, ex suora in aspettativa e avvocata dal temperamento di fuoco, femminista incrollabile e dotata di un’intelligenza tagliente, che rappresenta l’altra metà di una coppia investigativa improbabile e irresistibile. I due, legati non solo da una collaborazione professionale ma anche da una profonda affinità, vengono incaricati dal Vaticano – per la precisione da un potente monsignore – di indagare su alcune anomalie finanziarie all’interno di un convento abruzzese apparentemente tranquillo.

Il convento di Santa Giustina, sperduto tra le colline nei pressi di Pescara, è abitato da una comunità di suore anziane, che gestiscono fondi consistenti e misteriosi. A insospettire le autorità ecclesiastiche è sì la contabilità opaca, ma soprattutto la morte improvvisa e sospetta di Suor Anna, figura centrale nell’organizzazione dell’istituto. È proprio da questo evento che prende le mosse l’indagine di Mezzalama e Artemisi, che presto si rendono conto di trovarsi davanti a una rete molto più ampia di quella che avevano immaginato. Il convento si rivela infatti come nodo di una trama ben più intricata, fatta di interessi trasversali, poteri occulti, fondi neri e relazioni pericolose, che si estendono ben oltre i confini dell’Abruzzo. I protagonisti si ritrovano coinvolti in un’inchiesta che tocca il cuore stesso del potere vaticano, lambisce ambienti dell’estrema destra, s’intreccia con la criminalità organizzata e svela un sistema fatto di silenzi, complicità e corruzione morale.

A rendere davvero potente questa storia è il tono con cui viene raccontata. La gravità dei temi trattati – il potere ecclesiastico deviato, le connivenze con il crimine, l’opacità delle istituzioni religiose – non impedisce all’autore di scegliere una narrazione ironica, leggera nei toni ma mai banale. I dialoghi sono brillanti, spesso esilaranti, e i personaggi secondari sono tratteggiati con un gusto quasi caricaturale, eppure con uno sguardo sempre affettuoso. L’ironia diventa un’arma per denunciare, per smascherare le ipocrisie, per rendere sopportabili le verità scomode. È proprio in questo equilibrio tra leggerezza e profondità che Santi in Paradiso trova la sua cifra stilistica più originale.

I temi che attraversano il romanzo sono numerosi e ben intrecciati. Il più evidente è quello del potere: un potere sì ecclesiastico, ma che coinvolge anche la politica, l’economia, la criminalità. Il Vaticano, nel romanzo, non è solo un centro spirituale, ma anche una macchina burocratica e finanziaria in cui si muovono personaggi ambigui, ciascuno con i propri interessi e le proprie strategie. C’è poi il tema dell’identità personale, affrontato soprattutto attraverso la figura di Mezzalama, che si trova costretto a rimettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere su di sé. La sua omosessualità, scoperta e vissuta in età adulta, viene raccontata senza retorica e con grande sensibilità, come un percorso autentico di riscoperta di sé e di ricerca della verità. La relazione segreta con Ferdinando, un musicista suo vicino di casa, è uno dei fili narrativi più delicati del romanzo, un contrappunto emotivo che arricchisce la trama investigativa.

Anche il femminismo ha un ruolo importante nella narrazione, incarnato dalla figura di Emilia Artemisi. Il suo passato da religiosa non è un ostacolo alla sua visione moderna, anzi. È proprio l’esperienza spirituale vissuta con sincerità che le consente di vedere con lucidità le contraddizioni del mondo ecclesiastico. Emilia è un personaggio complesso, mai ridotto a una macchietta: la sua forza intellettuale, la sua capacità di indignarsi, il suo senso dell’umorismo corrosivo la rendono una figura memorabile, forse la vera anima critica del romanzo. In lei si incarnano le domande più urgenti sul ruolo delle donne nella Chiesa, sulla possibilità di coniugare fede e libertà, spiritualità e giustizia.

Lo stile è scorrevole, elegante, ma mai pretenzioso. La narrazione è affidata a una voce terza che segue da vicino i due protagonisti, alternando scene d’azione, momenti introspettivi, dialoghi serrati e descrizioni dettagliate. I luoghi – Roma, il convento abruzzese, gli uffici vaticani – sono descritti con precisione e realismo, ma sempre con un tocco di ironia che stempera ogni eccesso di gravità. Il ritmo è ben calibrato: le fasi investigative si alternano a momenti più lenti, di riflessione o di vita quotidiana, senza mai perdere il filo della tensione narrativa. La costruzione dell’intreccio è solida e intelligente: ogni dettaglio torna al momento giusto, ogni personaggio ha un ruolo preciso, ogni svolta è motivata.

Uno degli aspetti più affascinanti di Santi in Paradiso è il modo in cui riesce a fondere generi diversi senza mai risultare incoerente. È, a tutti gli effetti, un giallo, con tanto di mistero da risolvere, indizi disseminati e colpi di scena. Ma è anche una commedia umana, in cui si ride molto, a volte amaramente, a volte con leggerezza. Ed è infine un romanzo di critica sociale, che usa l’ironia per mettere in discussione istituzioni intoccabili, poteri consolidati, verità ufficiali. Il tutto senza mai perdere il rispetto per le persone, anche quando sono contraddittorie, fragili, ambigue.

Santi in Paradiso si distingue pure per il coraggio con cui affronta temi delicati. La critica alla Chiesa non è mai volgare né gratuita, ma nasce da una conoscenza profonda dei meccanismi interni, e da un desiderio di verità. Gli autori non si nascondono dietro il sensazionalismo, ma costruiscono una narrazione che scava con intelligenza e sensibilità. Il Vaticano, nel romanzo, non è un mostro da abbattere, ma una realtà complessa, abitata da uomini e donne con le loro debolezze, le loro contraddizioni, le loro ambiguità. C’è pietà, in questo sguardo, ma anche rigore. E c’è soprattutto una grande fiducia nella possibilità di cambiare, di resistere, di essere onesti anche in un sistema malato.

Le due figure autoriali dietro lo pseudonimo Sommo Marsico hanno deciso di rimanere anonime, e questa scelta aggiunge fascino al romanzo. Si sa solo che uno dei due ha lavorato nel mondo dell’informazione, l’altro ha avuto un’esperienza diretta in ambienti ecclesiastici. Questa doppia competenza si riflette nella scrittura: da un lato la precisione giornalistica, l’attenzione ai dettagli, la capacità di rendere credibili i contesti; dall’altro la familiarità con i codici e i rituali del mondo religioso, la comprensione profonda di dinamiche altrimenti inaccessibili. Il risultato è un’opera che sa essere al tempo stesso divertente e seria, dissacrante e rispettosa, leggera e piena di significato.

In conclusione, Santi in Paradiso è un romanzo sorprendente, coraggioso e ben scritto. Un esordio che non sembra affatto tale, per la maturità dello stile e per la coerenza della visione narrativa. È un libro che si legge con piacere, che fa ridere e pensare, che intrattiene e interroga. I lettori che amano i gialli intelligenti, i romanzi satirici, le storie di personaggi veri e complessi, troveranno in queste pagine una voce nuova e promettente. Ma soprattutto, troveranno una storia che riesce a raccontare con ironia e profondità l’Italia di oggi, le sue ombre, i suoi paradossi, e la possibilità – ancora viva – di essere santi, anche in paradisi che assomigliano troppo spesso all’inferno.

Il libro in una citazione
«Per fortuna l’Avvocato Mezzalama ha un cuore d’atleta: è campione in carica del disturbo ossessivo-compulsivo.»

9 settembre 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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