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Libri per chi ama davvero leggere

Il tempo delle belve o del buono che si rivela cattivo

Anche nel secondo capitolo della trilogia avviata con Nessuno su questa terra, l’ex poliziotto Víctor del Árbol indaga con maestria l’animo umano facendo narrare a un killer la storia di una ventunenne al centro di intrighi internazionali

di Enzo Palladini

La copertina del libro "Il tempo delle belve" di Víctor del Árbol (Elliot)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 5 su 5.

Il tempo delle belve
Autore: Víctor del Árbol
Traduttore: Pierpaolo Marchetti
Editore: Elliot
Anno edizione: 2025
Anno prima edizione: 2024 (Spagna)
Genere: Gialli & Noir
Pagine: 442

Consigliato a chi non si spaventa di fronte alla potenziale brutalità dell’animo umano.

Se ti interessa, leggi anche
Nessuno su questa terra di Víctor del Árbol. Traduzione di Pierpaolo Marchetti. Elliot 2023. Il primo romanzo della trilogia che comprende Il tempo delle belve.
Il figlio del padre di Víctor del Árbol. Traduzione di Pierpaolo Marchetti. Elliot 2022. Il romanzo che ha fatto conoscere questo scrittore in Italia: non solo un poliziesco ma anche una struggente storia famigliare.

Vesna Gujic è una ragazza ventunenne (siamo nel 2008), originaria della Bosnia. Durante la Guerra dei Balcani ha perso madre, padre e fratello minore in un agguato, mentre cercava di superare a piedi un valico di montagna. È stata adottata da Lejla, una donna sola e non più giovane, che l’ha portata con sé in Spagna, a Barcellona. Per garantirsi l’indipendenza, Vesna ha trovato un lavoro come cameriera ai piani in un hotel di Lanzarote, nelle Canarie. Un giorno, mentre percorre le strade dell’isola in bicicletta per tornare nel piccolo alloggio che ha affittato, viene urtata violentemente da un fuoristrada e scaraventata in un burrone. Si salva per miracolo.

Sembra un banale incidente stradale, causato dalla distrazione di un automobilista non abituato alle strade impervie di Lanzarote. Ma presto scopriamo che non è così. Vesna non è una delle tante ragazze che, per provare a dimenticare gli orrori della guerra, hanno scelto di vivere in altri Paesi europei. È una pericolosa hacker, ricercata a livello internazionale per alcune operazioni fraudolente perpetrate ai danni di vari enti pubblici e privati. Ma l’aspetto più inquietante della vicenda è che delle organizzazioni criminali stanno cercando di ucciderla. Da una parte due mercenari della ex Jugoslavia, dall’altra un killer solitario proveniente dal Messico. Vesna conosce dei segreti che possono danneggiare in maniera irreparabile gli interessi del magnate spagnolo Armando Ortiz e possono mettere a repentaglio un accordo miliardario tra lo stesso Ortiz e il finanziere italiano Massimiliano Petrucci.

A questo punto entrano in gioco alcuni personaggi che hanno caratterizzato il precedente romanzo di Víctor del Árbol, Nessuno su questa terra. Va spiegato che Il tempo delle belve è il secondo libro di una trilogia che si concluderà a breve con Le buone intenzioni. Il primo a ricomparire è il viceispettore Soria, che da Barcellona, a poca distanza dalla pensione, è stato trasferito a Lanzarote, praticamente in esilio. Poi ritroviamo Virginia Ortiz, che faceva la poliziotta – anche con ottimo profitto – ma che poi si è trasferita a New York per lavorare nell’azienda del potentissimo padre, Armando Ortiz. Infine, ecco l’ispettore Julian Leal, ridotto quasi in fin di vita da un tumore ai reni che lo rende un relitto umano. Eppure, alla fine sarà proprio lui a trovare la strada giusta per risolvere il caso.

Del Árbol, nato a Barcellona nel 1968, ha fatto il poliziotto per vent’anni presso la Policia de la Generalitat de Catalunya. Ha pubblicato il suo primo libro nel 2006, El peso de los muertos (non tradotto in italiano) e oggi è decisamente uno dei migliori specialisti europei di crime fiction, tradotto in tutte le lingue principali, amatissimo anche in Francia oltre che nel suo Paese e in Italia. Il suo linguaggio è molto tecnico e risente dei venti lunghi anni vissuti all’interno di un commissariato, ma i suoi romanzi risultano accessibili a chiunque per l’estrema chiarezza dell’esposizione. E non è finita qui. Pochi come lui sanno indagare l’animo umano, raccontare i sentimenti migliori e peggiori con la stessa efficacia. Il tempo delle belve ha una sua morale precisa: quelli che in apparenza sono “buoni”, quando trovano sulla loro strada qualcuno capace di scatenare i loro istinti peggiori, possono diventare esseri spietati e assetati di sangue. Non solo nella finzione letteraria.

Per rafforzare questo concetto del buono che diventa cattivo e del cattivo che poi alla fine è quasi buono anche quando ha decine di omicidi sulla coscienza, del Árbol sceglie come io narrante non un poliziotto – come sarebbe facile immaginare – ma uno dei killer, esattamente il messicano solitario che viene mandato in missione in Europa proprio per eliminare Vesna. Quest’ultima è stata preda in origine, ma dopo essere sfuggita ai cacciatori è diventata a sua volta cacciatrice, in un vortice di eventi e di emozioni che l’autore racconta con lucidità estrema, senza mai perdere il filo del discorso e senza farlo perdere al lettore. Chi ha letto Nessuno su questa terra parte con un piccolissimo vantaggio rispetto a chi non l’ha fatto, ma il pregresso non è vincolante, perché i personaggi di quest’ultimo romanzo hanno sì gli stessi nomi, ma ricoprono ruoli completamente diversi rispetto a come li avevamo lasciati. La grande sorpresa – graditissima – è proprio questa.

Il libro in una citazione
«Ci sono vittorie dalle quali non ci si riprende mai, passaggi nei quali si perdono brandelli di anima che non possono più essere ricuciti.»

4 settembre 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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