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Libri per chi ama davvero leggere

Anche se proibito, così Igor V. Savitsky salvò ottantamila capolavori messi al bando dal regime sovietico

Giulio Ravizza racconta la storia del pittore che riuscì a custodire nel Museo di Nukus le opere degli artisti perseguitati da Stalin e a creare una delle più grandi collezioni delle avanguardie del secolo scorso

di Manuela Mongiardino

La copertina del libro "Anche se proibito" di Giulio Ravizza (Bookabook)

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 5 su 5.

Anche se proibito. La folle impresa di Igor V. Savitsky
Autore: Giulio Ravizza
Editore: Bookabook
Anno edizione: 2025
Genere: Romanzo storico
Pagine: 415

Consigliato a chi è interessato alle storie vere che ci introducono in un periodo storico e artistico descrivendo la vita dei protagonisti, concatenando luoghi, personaggi ed eventi.

Se ti interessa, leggi anche
Il maestro e Margherita di Michail A. Bulgakov. Traduzione di Vera Dridso. Einaudi 2014
La figura di Savitsky ricorda molto da vicino quella del protagonista Bezdomnyi, per le situazioni surreali in cui si trova nella parte iniziale e finale del testo.

Igor’ Vital’evič Savitsky (Kiev, 4 agosto 1915-Mosca, 27 luglio 1984) è il protagonista di Anche se proibito di Giulio Ravizza, un libro realistico e allo stesso tempo visionario, che narra la folle impresa di questo appassionato d’arte e pittore, figlio di aristocratici di Kiev vissuti al tempo dell’ultimo zar.

Nel testo viene descritta l’alta società del primo Novecento cui appartengono i Savitsky, che vivono l’ultimo periodo da nobili tra i palazzi sontuosi di Kiev e i Grand Tour estivi sull’Orient Express. I tempi, però, stanno per cambiare: le proteste per i diritti degli operai in strada stridono con il lusso del palazzo nobiliare illuminato per la festa in maschera più attesa dell’anno. Le differenze sociali che portano alla fine dei privilegi dell’alta società segnano la fine dell’impero di Nicola II e l’affermarsi del comunismo. L’inerte nobiltà zarista viene sostituita da una nuova classe sociale, pronta a sfruttare  i privilegi e le ricchezze sottratte alla precedente.

Igor ha quattro anni quando la sua famiglia lascia il palazzo in città e si rifugia nella sontuosa dacia, a cui i bolscevichi danno fuoco nel febbraio 1919. Inizia così la clandestinità a Mosca: per aver salva la vita nessuno deve sapere le loro origini. Diventano лишенцы (lišency) – ossia “persone private dei diritti civili” perché nemici del popolo – come tutti coloro che, prima della Rivoluzione, appartenevano a classi abbienti, nobili, militari, religiosi o minorati. La famiglia da nobile diventa operaia e vive in quella che i genitori definiscono “camera da casa”.

In questo scenario sono due gli elementi che portano alla grandiosa impresa narrata: Lulù e l’amore per l’arte. Lulù, la ragazza francese amata da Igor, viene arrestata nel teatro in cui lavora come costumista e deportata a Kantubek, in un sito dove si svolgono esperimenti batteriologici. Sarà lei la musa che, in una serie di visioni, gli suggerirà come creare il museo. Proprio per questo non sappiamo se la ragazza e la sua storia siano reali o da tempo frutto della fantasia di Igor; specialmente nella parte finale del libro, in cui la sua mente vagheggia una Lulù ormai anziana come lui in un museo di avanguardie già ordinatamente allestito.

Igor Savitsky utilizza i pochi mezzi di cui dispone al tempo del comunismo e ogni sua forza per salvare le opere di pittori russi del primo Novecento che non si sono uniformati al Realismo socialista, ma hanno continuato a fare arte seguendo il loro stile e la loro ispirazione. Igor, in una lotta contro il tempo, contatta le vedove dei pittori e le convince a salvare i quadri, che giacciono in umide cantine, facendoseli consegnare.

Anche se proibito racconta la ricerca di un amore impossibile, l’ossessione per l’arte e l’illusione di poter cambiare il corso del tempo e della storia. Il romanzo è ispirato alla storia vera di Savitsky, che ha saputo vedere in oltre ottantamila tele abbandonate del cubismo, dell’astrattismo e del futurismo russo la possibilità di tornare a essere dei capolavori in un museo di avanguardie, dopo essere state salvate dall’oblio sfidando il regime di Brežnev.

Grazie a lui oggi nel Museo di Nukus sono esposti lavori di Lev Galperin, Aleksander Osmerkin, Kliment Redko, Malevich, Ruvim Mazel. Questi grandi artisti furono epurati da Stalin per orientamento sessuale, propaganda antisovietica, o comunque a causa della loro arte, che veniva considerata degenerata e pertanto andava distrutta. Savitsky riconobbe l’importanza artistica e politica di quelle tele, e ne salvò il maggior numero possibile. Dalla prima volta che giunse a Nukus con un gruppo di archeologi, nel 1950, fino alla sua morte, nel 1984, lavorò incessantemente per la sopravvivenza e l’ampliamento del Museo statale d’arte del Karakalpakstan che, proprio grazie alla sua opera, adesso è ritenuto un museo unico al mondo.

Giulio Ravizza, pubblicitario e scrittore, tra i migliori direttori marketing d’Italia secondo la rivista specializzata Forbes, ha esordito nella narrativa nel 2020 con la distopia L’influenza del blu. Anche se proibito, uscito quest’anno per Bookabook, è un romanzo storico sulla vita di Igor Vitalevich Savitsky e sul Museo statale del Karakalpakstan, che si trova in una zona desertica e inospitale dell’Uzbekistan, a duemilasettecento chilometri da Mosca.

Anni fa l’autore capitò per caso nell’aeroporto di Nukus durante un viaggio che lo aveva portato a Samarcanda. Visitò il Museo Savitsky e rimase folgorato dalla collezione di avanguardie russe, unica al mondo per quantità e qualità. Proprio da questa visita e dal colloquio con la curatrice del museo nacque l’idea di scrivere Anche se proibito, per svelare al mondo un luogo poco conosciuto ed estremamente importante per la produzione artistica del primo Novecento russo.  

Nella breve introduzione Ravizza spiega in cosa consiste l’opera visionaria di Igor Savitsky, mentre nella postfazione si appella ai lettori perché facciano conoscere questa storia e il museo, che necessita di fondi per poter sopravvivere. Oltre ai ringraziamenti e a una spiegazione di quali fatti siano reali e quali siano fittizi ma necessari alla narrazione, inserisce un QRCode che dà accesso a una galleria di ottantatré immagini della famiglia di Igor a Kiev, di Mosca, della fabbrica dove Igor lavorava, del Karakalpakstan, del museo e di Kantubek, dove si trovava il progetto batteriologico segreto sovietico.   

Il testo è composto da cinque parti (“Igor”, “Le origini”, “Clandestinità”, “Karakalpakstan”, “1984”), suddivise in brevi capitoli. Il lessico è ricercato nella narrazione degli eventi iniziali, che si svolgono a Kiev, con diversi dialoghi scritti in francese e tradotti in nota: questa era la lingua utilizzata dalla nobiltà zarista come segno di distinzione tra pari, quando invece per comunicare con la servitù si usava il russo. Nelle fasi successive, che si svolgono a Mosca e a Nukus, la narrazione si basa su un linguaggio semplice e descrittivo; nei dialoghi vengono usate parole e concetti chiaramente legati all’esperienza di vita sovietica. Nel libro si alternano parti realistiche a scene romantiche e sognanti, parti drammatiche a visioni fantastiche che conducono Igor alla sua folle ma grandiosa impresa.

Anche se proibito è un testo che presenta uno spaccato di storia piuttosto noto, ma l’autore ha il merito farci conoscere in modo avvincente la situazione della Russia dopo la Rivoluzione di ottobre attraverso la vita di una famiglia che da nobile diventa operaia e attraverso il genio e l’ossessione del protagonista, che compie un’impresa impensabile nel periodo sovietico.   

Il libro in una citazione
«Più i tempi sono bui e più l’arte è luminosa. La dittatura di Franco ha generato Picasso e Dalì, la violenza del Messico Frida Kahlo e Mussolini De Chirico. Guarda la Svizzera, guarda l’impotenza creativa di cinquecento anni di democrazia.»

1 settembre 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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