Nell’ultimo romanzo Marie-Hélène Lafon indaga con maestria le relazioni famigliari raccontando di una donna che trova il coraggio di ribellarsi al marito violento
di Sabrina Colombo

Sorgenti
Autrice: Marie-Hélène Lafon
Traduttrice: Antonella Conti
Editore: Fazi
Anno edizione: 2025
Anno prima edizione: 2023 (Francia)
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 120
Consigliato a chi ama i romanzi famigliari che affrontano il tema della violenza di genere.
Un sabato di giugno del 1967, in un piccolo borgo nel dipartimento del Cantal, in Haute Auvergne, una donna si prepara a fare visita ai parenti insieme al marito e ai tre figli: Claire, Isabelle e Gilles. Tutto tace: l’uomo non può essere svegliato dal riposo postprandiale, il rischio è che si alteri e reagisca violentemente, come è solito fare. Sono otto anni che questa famiglia vive – o meglio – sopravvive sotto scacco di un individuo aggressivo e arrogante, che denigra la propria compagna in ogni occasione, malmenandola, privandola della dignità, terrorizzando i figli.
Il quadro agreste di pace e laboriosità contadina – che l’uomo vorrebbe dare di sé e del proprio ménage domestico – è totalmente esteriore e artefatto. Se con i conoscenti si mostra serio e affidabile, lavoratore indefesso dedito ai propri bambini e rispettoso delle leggi e delle consuetudini di buon vicinato, in privato sfoga tutta la frustrazione proprio su coloro che dovrebbe amare e proteggere.
Il divorzio non è contemplabile – un’opzione che in un contesto di provincia sarebbe sinonimo di stigma sociale – fino al giorno in cui la sua sposa rivela ai parenti, al termine di un pranzo domenicale, il dramma che sta vivendo e decide di lasciarlo seduta stante. In Francia lo scioglimento delle nozze è un diritto contemplato dall’ordinamento: l’uomo non può opporsi.
La donna con coraggio e determinazione si reinventa un lavoro e conquista piano piano la propria indipendenza.
Trascorrono gli anni: è il 1974, il 19 maggio, giorno della vittoria di Valéry Giscard d’Estaing alle elezioni presidenziali. Il Paese sta cambiando, l’Europa con le sue istituzioni comincia a esercitare un’influenza pervasiva sulle decisioni interne in tema di agricoltura: per i piccoli coltivatori diventa difficile sopravvivere in un mercato che si sta globalizzando. Alla fattoria è rimasto “lui”. Vede i figli nei giorni stabiliti dal Tribunale, produce formaggi con l’aiuto di due braccianti e una donna di servizio. Suo unico obiettivo è guadagnare il necessario per garantire un’istruzione e una posizione a Claire e Isabelle, ormai adolescenti, e a Gilles – introverso e pauroso, delicato ed evidentemente inadatto a succedergli nel ruolo di proprietario terriero e allevatore. L’uomo non ha imparato dai propri errori e il tempo, in questo senso, non gli è stato amico. Non ha portato con sé la consapevolezza che accompagna la maturità: il suo è un continuo rimuginare sui fatti che condussero alla fine del matrimonio, un autogiustificarsi per il comportamento tenuto negli anni di convivenza.
Spetterà a Claire ormai adulta – siamo giunti al 2021 – in una limpida giornata di Ognissanti tornare alla dimora avita e rivederla con occhi nuovi, ricordando quel tempo lontanissimo – un pugno di anni – in cui tutti insieme hanno abitato quel poggio soleggiato. Quello scorcio di campagna è ormai estraneo alla ragazza, ma è pur sempre la “sorgente” – il luogo fondativo della sua famiglia da cui è dipeso ogni futuro evento che l’ha coinvolta e condizionata nel bene e nel male, influenzando il suo modo di concepire la vita e i rapporti con gli altri.
La prosa è essenziale, intensa pur senza eccessi melodrammatici. Il discorso diretto è assente, una scelta – quest’ultima – che toglie dinamicità al succedersi dei fatti, ma che è coerente e funzionale rispetto allo stile cronachistico che caratterizza l’opera. Il punto di vista del narratore esterno cambia nelle tre parti del libro: quello della moglie sopraffatta dagli abusi, quello del marito che si barcamena in una deriva esistenziale dopo essere stato lasciato, quello della figlia Claire che – donna fatta – si reca nella proprietà per liquidare il patrimonio immobiliare ereditato.
I due protagonisti non hanno un nome: sono semplicemente “lei” e “lui”, il che evidenzia l’intenzione di chi scrive di conferire al racconto un valore universale. Non è più solo la storia di una coppia patologica, Sorgenti diventa il paradigma di un fenomeno – la violenza domestica – che attraversa tutte le classi sociali e trova soluzione solo grazie al coraggio di una madre che mette il rispetto per se stessa e la sicurezza della prole al di sopra di ogni altra considerazione di convenienza: sceglie la libertà.
Marie- Hèléne Lafon (1962) è nata ad Aurillac nel Cantal (regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi) ed è insegnante e scrittrice. I suoi romanzi sono ambientati nei luoghi in cui è cresciuta. Nel 2020 ha vonto il Prix Renaudot con Storia del figlio, un vero e proprio caso letterario accolto come un grande successo dal pubblico, in Italia pubblicato da Fazi nel 2022.
Il libro in una citazione
«… la sua vita è andata così; ha quasi trent’anni e la sua vita è stata saccheggiata, lo sa, ormai è incastrata, inchiodata, con i tre figli che ha, e lui è il padre dei tre figli, li guarda appena ma è il padre, è suo marito e ha dei diritti.»
23 agosto 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Scopri di più da Let's Book
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.




