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Libri per chi ama davvero leggere

Le guerre illegali della Nato, tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere

Scritto una decina d’anni fa, il saggio dello storico svizzero Daniele Ganser offre ancora oggi l’opportunità di osservare la politica internazionale del dopoguerra da un’angolazione non convenzionale

di Chiara Boccardo

La copertina del libro "Le guerre illegali della Nato" di Daniele Ganser (Fazi Editore)

Le guerre illegali della Nato
Autore: Daniele Ganser
Editore: Fazi
Traduttore: Alessandro de Lachenal
Anno prima edizione: 2016 (Svizzera)
Anno edizione: 2022
Genere: Storia
Pagine: 500

Consigliato
a chi ama la storia, ma che non si accontenta delle verità ufficiali e ha il coraggio di porre domande scomode.

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Confessioni di un sicario dell’economia di John Perkins. Traduzione di Giuliana Lupi. Beat 2015
… per conoscere le pratiche economiche e strategiche con cui gli Stati Uniti, tramite il debito e la manipolazione, hanno soggiogato Paesi in via di sviluppo.

Ci sono libri che raccontano la storia, altri che la interrogano. E poi ce ne sono alcuni – rari – che la sfidano. Le guerre illegali della Nato dello storico svizzero Daniele Ganser appartiene con decisione a quest’ultima categoria. Pubblicato per la prima volta nel 2016 in tedesco e poi tradotto in italiano nel 2022, il volume rappresenta un punto di riferimento per chi desidera osservare la politica internazionale del dopoguerra da un’angolazione non convenzionale.

Ganser, già noto per le sue ricerche sull’operazione Gladio e sui servizi segreti occidentali durante la guerra fredda, affronta in questo saggio una domanda scomoda: le guerre condotte dalla Nato dopo il 1945 sono sempre state legali? E se non lo sono state, quali conseguenze – politiche, morali, storiche – hanno avuto per le popolazioni coinvolte e per l’equilibrio globale? Il libro si presenta, quindi, non come una mera cronaca di eventi militari, ma come un atto d’accusa strutturato, articolato e sorretto da una notevole quantità di fonti documentarie, volto a dimostrare che l’Alleanza atlantica, nata come strumento difensivo, si è spesso trasformata in un attore offensivo e destabilizzante, agendo in violazione del diritto internazionale.

Essendo un saggio, Le guerre illegali della Nato non ha una “trama” nel senso classico, ma segue una costruzione narrativa precisa. L’opera si apre con un’ampia introduzione metodologica e giuridica: Ganser espone i principi fondamentali del diritto internazionale, in particolare l’articolo 2 comma 4 della carta delle Nazioni unite, che vieta il ricorso alla forza da parte degli Stati, salvo in due casi: legittima difesa o autorizzazione esplicita del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Su queste basi, l’autore costruisce l’intero impianto argomentativo del libro, concentrandosi su diversi casi specifici, illustrando episodi dove, a suo avviso, la Nato o singoli Paesi membri hanno violato questi principi. Non elenca soltanto conflitti famosi, come la guerra in Iraq del 2003 o l’intervento in Libia nel 2011, ma scava anche in episodi meno noti o discussi, come il colpo di Stato in Iran nel 1953 o l’operazione segreta in Guatemala nel 1954. Ciascun episodio non è mai narrato come semplice evento bellico, ma come un segmento di un disegno più grande, teso a mostrare come la Nato sia passata da strumento difensivo a strumento offensivo, capace di destabilizzare intere regioni del mondo.

Quello che rende il libro di Ganser unico è il modo in cui quest’ultimo riesce a intrecciare diversi filoni tematici senza mai interrompere il flusso della narrazione. Mentre illustra i singoli conflitti, infatti, Ganser riflette in parallelo sui principi legali, sulle strategie di manipolazione mediatica e sulle operazioni coperte dei servizi segreti. Ogni pagina è descritta per alimentare il dubbio nel lettore, costringendolo a ripensare certezze consolidate. Viene mostrato, per esempio, come in molti casi la legittimazione dell’intervento armato sia stata costruita attraverso una sapiente propaganda. Nell’Iraq di Saddam Hussein, la giustificazione ufficiale fu la presenza di armi di distruzione di massa, poi mai trovate. In Libia, si parlò di una missione “umanitaria” per proteggere i civili, ma i risultati furono il caos, la caduta di Gheddafi e l’instabilità cronica del Paese. Sono esempi che si ripetono in uno schema quasi fisso: demonizzazione del nemico, mobilitazione emotiva dell’opinione pubblica, intervento armato privo di reale mandato Onu, conseguenze drammatiche per i civili.

Parallelamente, il saggio getta luce sulle operazioni segrete e sul ruolo ambiguo di organizzazioni clandestine legate alla Nato, come l’italiana Gladio. Colpi di stato, destabilizzazioni, assassinii politici, finanziamenti occulti: tutto questo, secondo l’autore, ha fatto parte della strategia Nato, soprattutto durante la Guerra fredda, ma anche dopo la caduta del muro di Berlino.

Eppure Le guerre illegali della Nato non è solo un atto d’accusa politico. È anche un libro profondamente umano. Per ogni conflitto, Ganser descrive le conseguenze sui civili: morti, feriti, sfollati, economie distrutte, generazioni intere cresciute nella paura. Sottolinea come spesso le guerre abbiano prodotto Stati falliti, in cui il vuoto lasciato dall’intervento occidentale è stato riempito da milizie armate, terrorismo, traffici illegali.

Nella parte conclusiva, il testo si trasforma quasi in un manifesto. Si propone un modello alternativo di politica internazionale basato sulla pace, sul dialogo, sulla cooperazione economica e sul rispetto del diritto internazionale. Invoca un ordine multipolare, in cui la Nato torni al suo ruolo originario di alleanza difensiva o venga persino sostituita da strutture più inclusive e rispettose delle sovranità nazionali.

Il filo conduttore di tutto il libro è il diritto internazionale come baluardo contro la legge del più forte. Ganser lo ripete come un mantra: il divieto di guerra sancito dalla Carta delle Nazioni unite non è un orpello retorico, ma una conquista storica, nata dal sangue di milioni di morti. Eppure, sostiene, proprio i Paesi che si proclamano custodi di democrazia e diritti umani avrebbero spesso ignorato queste regole, agendo per interessi geopolitici, energetici, economici.

L’altro grande asse tematico è la manipolazione dell’informazione: la guerra moderna si combatte prima nei media e solo dopo sui campi di battaglia. Gli esempi abbondano: dal famoso incidente del Golfo del Tonchino nel 1964, usato per giustificare l’escalation in Vietnam, alle false prove sulle armi chimiche di Saddam Hussein. In questo scenario, il giornalismo indipendente diventa una risorsa preziosa, ma sempre più rara, soffocata dalla propaganda e dagli interessi delle grandi corporation mediatiche. A questo si lega la riflessione sulle operazioni coperte. Viene illustrato come dietro molti conflitti si celino strategie segrete: colpi di Stato, gruppi paramilitari addestrati e finanziati dalle intelligence occidentali, missioni sotto falsa bandiera.

Non manca, infine, la dimensione umanitaria. L’autore insiste sul prezzo umano delle guerre: morti civili, sfollamenti, crisi sanitarie, miseria economica. Ogni capitolo si chiude, in un certo senso, con un bilancio tragico, ricordando che dietro le strategie geopolitiche ci sono persone in carne e ossa. Eppure, malgrado il tono spesso amaro, il libro non è privo di speranza. Ganser crede fermamente nella possibilità di un ordine mondiale fondato sul diritto, sulla diplomazia, sulla cooperazione. Il suo messaggio finale è chiaro: il futuro dell’umanità dipende dalla capacità di sottrarre la politica estera alla logica della guerra permanente.

Ganser scrive con uno stile appassionato ma rigoroso. Non è il tipico storico freddo e distaccato. Traspare in ogni pagina la sua tensione morale, la sua indignazione civile, la sua volontà di cambiare il mondo. Questo conferisce al testo una forza emotiva indubbia, che rende la lettura coinvolgente anche per chi non è esperto di geopolitica.

Il suo linguaggio è chiaro, lineare, privo di eccessivi tecnicismi. Sa rendere accessibili concetti complessi come il diritto internazionale, la guerra psicologica, le operazioni coperte. Utilizza uno stile narrativo che alterna racconto storico, spiegazione giuridica e riflessione etica, senza mai perdere il filo logico.

Uno degli elementi più riconoscibili del suo stile è il ricorso costante alle fonti documentarie. Ogni affermazione è supportata da documenti desecretati, sentenze internazionali, rapporti di organismi indipendenti. Ma lo scrittore non si limita a citare le fonti: le inserisce nel racconto, le contestualizza, le fa parlare, quasi fossero personaggi.

Il tono è decisamente critico. A qualcuno potrebbe apparire eccessivamente polemico o addirittura complottista. Ma anche chi non condivide tutte le sue posizioni deve riconoscergli il merito di aver ricostruito, con pazienza e passione, decenni di vicende spesso ignorate o raccontate in modo superficiale.

Le guerre illegali della Nato è un libro destinato a dividere. Chi si riconosce in un approccio critico verso la politica estera occidentale lo troverà un’opera preziosa, in grado di scardinare luoghi comuni e narrazioni ufficiali. Altri, più vicini a una visione atlantista, lo giudicheranno tendenzioso o esagerato. Però, al di là delle opinioni politiche, il valore documentario dell’opera è indiscutibile. Ganser offre una mole impressionante di fatti, date, nomi, documenti. Costruisce un mosaico inquietante, che obbliga il lettore a chiedersi quanto davvero conosciamo della politica internazionale e quanto invece accettiamo versioni confezionate per noi.

Il libro in una citazione
«… l’umanità ha fatto uno sforzo per fondare una legalità internazionale che riduca la catastrofe delle guerre, e chi ha maggiormente calpestato questa legalità internazionale è l’Occidente.»

5 agosto 2025
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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