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Libri per chi ama davvero leggere

T, la lettera sul campo da squash che insegna a dire addio

Nel commovente esordio dell’angloindiana Chetna Maroo una ragazzina undicenne privata dell’amore materno riconquista il punto d’equilibrio e la speranza anche grazie allo sport

di Sabrina Colombo

⭐⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 5 su 5.

T
Autrice: Chetna Maroo
Traduttrice: Gioia Guerzoni
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2024
Anno prima edizione: 2023 (Londra)
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 148

Consigliato a chi ama i racconti di formazione e i romanzi che parlano di sport come metafora della vita.

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Gopi ha solo undici anni quando perde la madre. Terza figlia in una famiglia di origini indiane fortemente determinata a coltivare le proprie tradizioni, Gopi cresce tra Londra e Edimburgo, città quest’ultima in cui vivono la zia Ranjan e lo zio Pavan, fratello di suo padre.

Non è facile per un vedovo occuparsi di tre adolescenti e zia Ranjan teme che le nipoti si trasformino in “selvagge”, allontanandosi dalla cultura, dalla lingua e dalle pratiche religiose della terra di origine. Il padre decide dunque di indirizzare Gopi e le sue sorelle Khush e Mona verso lo squash, disciplina particolarmente amata in India che ha visto diversi campioni imporsi a livello internazionale: è convinto che l’esercizio costante di un’attività fisica possa forgiare i caratteri e aiutare a metabolizzare il lutto.

Solo Gopi tuttavia dimostrerà una reale attitudine e la sua giornata inizierà a ruotare attorno al centro sportivo di Western Lane: la T – di cui al titolo nella versione italiana – è la lettera disegnata a terra ed è il punto centrale del campo da squash, dove è consigliabile che l’atleta si riposizioni velocemente perché da lì si controlla meglio il gioco.

Scritto in prima persona dal punto di vista di Gopi, l’esordio di Chetna Maroo è profondo e delicato, ci parla del dolore senza sovraesporlo. Qui la disperazione non si racconta apertamente, è solo un sospiro o un frullo d’ali, la si avverte come un’eco lontana. L’autrice sa alludervi efficacemente e scostare, con pudore, il velo sui sentimenti di chi rimane.

Gopi ha il compito di costruirsi una nuova quotidianità, ma non vuole rinunciare ad alimentare il profondo legame psichico e spirituale con la madre scomparsa, che continua ad abitarle dentro e ad aleggiarle attorno, in un sibilo del termosifone, in uno sfarfallio luminescente del televisore o in un brillio fioco nel cielo notturno. Questa ambivalenza – la naturale propensione al futuro contrapposta all’istintivo desiderio di trattenere dentro di sé il ricordo del calore materno – dilania Gopi intimamente e solo nel finale la protagonista troverà un punto di equilibrio, anche grazie allo sport.

La prosa è cristallina, disadorna e contemporaneamente luminosa nel raccontare il lessico sentimentale di questa famiglia composta e dignitosa che ridefinisce i ruoli all’interno del proprio perimetro affettivo. Ogni personaggio vive a modo suo il distacco ed esprime il rimpianto con gesti discreti o con silenzi carichi di significato, ben più eloquenti di molte parole.

La nostalgia pervade i capitoli, che si succedono velocemente e conducono a un finale sospeso fra il sogno e la realtà, la maturità e l’innocenza, suggestivo e privo di retorica.

L’angloindiana Chetna Maroo è nata in Kenya e vive a Londra. Si è fatta conoscere con alcuni racconti pubblicati sulla Paris Review e sulla Dublin Review; ha ottenuto nel 2022 il Plimpton Prize for Fiction. Nel 2023 T è entrato nella rosa dei finalisti del Booker Prize.

Il libro in una citazione
«Penso che ci sia un campo di vetro dentro di me, dissi.»

8 maggio 2024
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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