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Libri per chi ama davvero leggere

C’era una volta il West in Maremma

Romanzo corale tra fiction e storia, Selvaggio Ovest di Daniele Pasquini intreccia le vicende di butteri e cowboy nella Toscana di fine Ottocento

di Sabrina Colombo

La copertina del libro "Selvaggio Ovest" di Daniele Pasquini (NN Editore)

⭐⭐⭐⭐

Classificazione: 4 su 5.

Selvaggio Ovest
Autore: Daniele Pasquini
Editore: NNE
Anno edizione: 2024
Genere: Moderna e contemporanea
Pagine: 368

Consigliato a chi ama le storie di cowboy, i romanzi corali, i racconti di frontiera.

Se ti interessa, leggi anche
Distanza ravvicinata. Storie del Wyoming/1 di Annie Proulx. Traduzione di Alessandra Sarchi. minimum fax, 2019

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La Maremma di fine Ottocento è una terra aspra, strappata alla palude grazie al lavoro instancabile dei contadini, attraversata da butteri, pastori e transumanti, che vivono in simbiosi con la natura circostante. Il neonato Regno d’Italia fatica ad affermare la propria supremazia, il brigantaggio imperversa e laddove lo Stato non è in grado di garantire l’ordine, il confine tra lecito e illecito, tra diritto e giustizia si fa labile e inconsistente.

Occhionero è una sorta di Robin Hood e si nasconde nella boscaglia con i suoi sgherri, in parte coperto dalla connivenza del popolino, che confida – più che nell’ordine garantito dai Carabinieri di Sua Maestà il Re – nella capacità persuasiva di chi – moschetto alla mano – pratica la legge del più forte.
Non è certo un santo Occhionero, ma ha aiutato più di una famiglia nel momento del bisogno, per questo gli è facile trovare rifugio e sottrarsi alla cattura. Nondimeno i tempi stanno cambiando e la grossa taglia che pende sul suo capo ingolosisce anche i più riottosi detrattori del nuovo corso politico.

Giuseppe detto Penna, invece, è un buttero di grande esperienza, abile con il laccio, silenzioso, riservato, scontroso, più a suo agio con i cavalli che doma che con gli esseri umani. Con la moglie Leda ha adottato un piccolo orfano, Donato, che si sta dimostrando talentuoso tanto quanto il padre.

Nel frattempo arriva in Italia la tournée di Buffalo Bill (1846-1917), al secolo Colonnello William Frederick Cody, eroe della guerra di secessione, vendicatore della morte del Generale Custer nella battaglia di Little Big Horn, cacciatore di bisonti. Il Colonnello Cody porta in Europa – dopo i trionfi americani – il suo spettacolo fatto di rievocazione di battaglie con i nativi lakota/dakota e rodeo. Giunto a Roma, risale la Penisola fermandosi anche a Firenze.

Qui le tre linee narrative si uniscono e i personaggi vengono coinvolti ciascuno a diverso titolo in un misterioso episodio delittuoso, definibile come “abigeato”, termine che ancora oggi nel codice penale indica la sottrazione di animali raccolti in gregge o in mandria a scopo di lucro.
Ma – come sul palcoscenico della vita – anche nei romanzi la differenza tra buoni e cattivi, millantatori e creduloni, guardie e ladri via via si stempera: ristabilire la legalità spetterà al più intelligente o forse al più scaltro, sia con le armi sia con i cavalli.

La prosa è fluida, moderna e al contempo ricca di termini pescati dal vernacolo toscano.

Le descrizioni dell’ambiente inospitale, ancora non completamente dominato dall’uomo e asservito alle sue esigenze, giocano un ruolo fondamentale nell’attribuire un senso più profondo all’agire dei protagonisti.

L’intreccio fra cowboy e butteri maremmani è ben costruito, reso realistico dall’inserimento di resoconti giornalistici dell’epoca, che scandiscono gli snodi narrativi principali. Lo stesso dicasi per la corrispondenza fra Cody e Mark Twain – che in effetti i due intrattennero – o con lo scrittore di dime-novel Ned Buntline (autore del primo show di Buffalo Bill), che Daniele Pasquini immagina dopo essersi documentato su fonti storiche di cui dà conto nell’interessante nota finale.

L’idea del parallelismo fra il vecchio West e la vita dei butteri è interessante, così come le riflessioni che l’autore attribuisce ai personaggi, che conferiscono a quest’opera corale un tocco di poesia e ai protagonisti un più che discreto grado di profondità.

Daniele Pasquini sembra dirci che non c’è poi così grande differenza tra la pianura maremmana e la sconfinata provincia americana, fatta di praterie e di altipiani, di valli scoscese inframmezzate da piccoli insediamenti rurali, lontana dalla vita patinata, dal glamour della grande città, dai riflettori degli Studios cinematografici che pure in epiche pellicole hanno tentato (con risultati alterni) di restituirci il senso più profondo del Far West: in Toscana o in Wyoming, sulle pendici delle Montagne Rocciose o dell’Amiata, sempre di Selvaggio Ovest si tratta.

Il libro in una citazione
«… portate laggiù il Wild West Show: si lamentano delle rappresentazioni americane? Esibitevi là, e rendete vano ogni rimprovero.
E non saprei dire esattamente in quale modo, ma mostrare un po’ di selvaggio Ovest alla corte della regina, e poi giù giù per il continente, potrà rendere un buon servizio alla gente. Cavalli, grida, indiani, e un bel po’ di polvere da sparo. Mostra loro cosa è davvero l’America.»

15 febbraio 2024
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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